Oltre un secolo di carcere complessivo per la gang della droga che per anni ha rifornito di crack e cocaina il centro e i quartieri più in della Capitale. Si è chiusa così una parte del processo con rito abbreviato davanti al Gup del tribunale di Roma, che ha visto irrogare pene severe per il gruppo capeggiato da Alessio Capogna, ritenuto al vertice di una rete di pusher a domicilio che operava tra il centro storico e Roma nord. La sentenza è arrivata questa sera. La condanna più alta è toccata a Capogna, che ha ricevuto 13 anni e 9 mesi. A Veronica Di Ruzza sono stati inflitti 8 anni e 7 mesi, mentre Stefano Corsico dovrà scontare 6 anni e 10 mesi. Per Emanuele Monti la pena è di 6 anni e 9 mesi. Il totale delle condanne supera abbondantemente i cento anni di reclusione. L’organizzazione, secondo l’accusa, avrebbe gestito un flusso continuo di approvvigionamento e di consegne di stupefacenti tra corso Vittorio, via Acciaioli, piazza Navona, piazza del Fico, fino al lungotevere della Vittoria e corso Francia. Zone simbolo della movida e della Roma bene, ma anche quartieri come Talenti e Montesacro. Cocaina e crack venivano ordinati e consegnati a domicilio. I clienti, tra cui studenti e professionisti, scendevano sotto casa per ritirare le dosi, da consumare in appartamento e in strada, soprattutto nell’area di piazza del Fico. Dalle indagini dei carabinieri della compagnia Roma Centro, coordinati dalla Dda della procura capitolina, emerse anche il coinvolgimento di sette dipendenti di una società partecipata del Comune, che avrebbero acquistato droga durante l’orario di servizio e venivano raggiunti direttamente dagli spacciatori. Capogna, di 34 anni, è cugino di due collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni hanno contribuito a disarticolare i gruppi criminali riconducibili a Giuseppe Molisso e Leandro Bennato. Per eludere i controlli, il presunto capo utilizzava la piattaforma criptata Wikr. Le intercettazioni restituirono un clima di tensione all’interno del gruppo e le violenze di Capogna: “Se stasera manca qualcosa fratè, stasera gli spacco la testa. Me lo porti, con la mazza da baseball. Stasera non va nessuno a casa, vengono tutti nella mia cantina. Se mancano i soldi non va a casa nessuno”. E ancora: “Lo strozzo, lo strozzo, me li deve portare, andasse a fare una rapina”. Parole che, secondo l’accusa, dimostrano il controllo esercitato sui fattorini incaricati delle consegne e la pressione per far quadrare i conti.
