“Soltanto quattro delle otto liste rappresentate in Parlamento hanno accettato l’invito di Rai a un confronto a due tra leader sulla base della forza rappresentativa. Per questo motivo, in assenza della maggioranza richiesta dall’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Rai ritiene di non poter programmare alcun confronto nei termini precedentemente proposti”. Lo spiega una nota di Viale Mazzini. “Il servizio pubblico continuerà a garantire, come ha sempre fatto, il rispetto della par condicio nei notiziari e nei programmi di approfondimento con l’equilibrio e la correttezza riconosciuti dalla stessa Autorità”. In sostanza, affinchè i confronti tv tra i leader delle liste in corsa per le europee possano essere legittimi è necessario che il format venga accettato dalla maggioranza dei gruppi presenti in Parlamento. Questa l’indicazione che era arrivata dal Consiglio dell’Autorità dopo le richieste di parere inviate dalla Rai, dalla presidente della Vigilanza Barbara Floridia e da Michele Santoro, a seguito delle notizie su un possibile duello tv tra Giorgia Meloni e Elly Schlein e poi tra gli altri leader che era stato proposto da Bruno Vespa e all’idea di un doppio confronto tra le liste minori il 5 giugno e il 6 giugno tra quelle maggiori avanzata dal direttore del TgLa7, Enrico Mentana. Praticamente, è emerso, entrambe le ipotesi sarebbero state realizzabili: anche in più duelli consecutivi, quello che è necessario – secondo l’Autorità – è che il ciclo metta di fronte la maggioranza dei leader, considerando i gruppi in Parlamento. Quale, nello specifico, la segnalazione sul merito? “La disciplina sulla par condicio, come risulta dal combinato delle disposizioni della delibera n. 90/24/CONS e di quelle del provvedimento del 9 aprile 2024 della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, prevede che qualora la Rai o le emittenti nazionali private intendano trasmettere trasmissioni dedicate al confronto “devono assicurare una effettiva parità di trattamento tra tutti i predetti esponenti […] oltre che nell’ambito della medesima trasmissione, anche nell’ambito di un ciclo di più trasmissioni dello stesso programma, organizzate secondo le stesse modalità e con le stesse opportunità di ascolto”, ha segnalato una nota di Agcom. Occorre dunque valutare, era stato sottolineato ancora “la sussistenza del rispetto del principio di parità di trattamento, come delineato nell’articolo citato, in funzione delle modalità di esecuzione e collocazione delle trasmissioni”. Nel caso specifico, “la parità di trattamento può essere garantita dall’offerta a tutti i soggetti politici della medesima opportunità di confronto”. Il Consiglio dell’Autorità, ritiene inoltre che le trasmissioni dedicate al confronto, “possano considerarsi legittime ove il relativo format sia accettato da una larga maggioranza delle liste in competizione elettorale e comunque dalla maggioranza delle liste con rappresentanza in Parlamento. Eventuali spazi compensativi per coloro che dovessero rinunciare al format dei confronti dovranno essere organizzati nel rispetto dei principi previsti dalla citata normativa e in particolare del principio delle stesse opportunità di ascolto”.
