Politica

E’ una democrazia fondata sul lavoro

 

di Wladymiro Wysocki (*)

Il 2 Giugno del 1946, attraverso il referendum istituzionale, fu affidato al popolo italiano la scelta tra Monarchia e Repubblica.

Nel 1948 si svolse la prima parata militare e nel 1949 fu definita la festa della Repubblica Italiana con la data del 2 giugno.

Siamo così a festeggiare il 78° compleanno della nostra Repubblica, sfilata di carri, di uomini e donne dell’esercito, della protezione civile, carabinieri, vigili del fuoco, di varie forze armate, di bande, di aerei, sfila l’orgoglio e il patriottismo nazionale.

Uomini, donne e bambini accorsi a vedere il grande evento nazionale, festeggianti tra bandiere e applausi e il passaggio sempre emozionante delle frecce tricolori.

Una giornata dove festeggiamo i valori e gli ideali della nostra amata Patria, della nostra Repubblica che l’articolo uno ci ricorda essere democratica e fondata sul lavoro, dove la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Una Repubblica che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, così all’articolo 4 della Costituzione.

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori, così all’articolo 35.

Ma ancora, all’articolo 36, il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Per ultimo all’articolo 46, ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Una carta costituzionale più attuale che mai e troppo spesso non ricordata e poco studiata nei banchi delle nostre scuole.

In un quadro sociale ed economico che stiamo vivendo, di grandi difficoltà economiche del mondo del lavoro, abbiamo il diritto di fare emergere quanto i nostri Padri Costituenti hanno scritto.

Parliamo di lavoro, pensando all’innovazione dove l’intelligenza artificiale in questo periodo la sta facendo da padrona, di futuro e di sviluppo.

Ci dimentichiamo che il nostro Paese, la nostra Repubblica, piange vittime ogni giorno proprio a causa di quel lavoro sulla quale è fondata.

In queste occasioni di festeggiamenti abbiamo il dovere morale di ricordare a tutti che la Repubblica, che il Paese non ha presente, non ha innovazione, non ha sviluppo e non ha futuro se non tuteliamo il lavoro, se non tuteliamo i lavoratori, proprio in tutte le sue forme ed applicazioni.

Sempre così recita la nostra Costituzione.

La crescita economica, il benessere del Paese, il futuro dei nostri figli, deve essere la centralità e locomotiva trainante, ma perché tutto questo accada le istituzioni tutte devono modificare la rotta della nave.

Siamo distratti da altre “priorità” che non sempre mettono al centro il cittadino.

Un cittadino che oggi ha sempre più bisogno di sentirsi parte integrante della vita repubblicana, ma che invece viene solamente considerato nei giorni delle votazioni e al tempo stesso non ci si può lamentare se poi coloro che hanno diritto al voto non partecipano attivamente e hanno perso la fiducia.

Una storia lunga 78 anni, una storia che si basa e si fonda sul lavoro quello stesso lavoro che quotidianamente i cittadini lottano per procurarselo anche a costo della propria vita.

Non è fuori luogo richiamare due personaggi che per il diritto al lavoro e per la tutela dei lavoratori hanno sacrificato la propria vita.

Ricordo Giacomo Brodolini, padre della dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 20 maggio 1970) così come Massimo D’Antona brutalmente assassinato dalle Brigate rosse, la mattina del 20 maggio 1999, con 9 colpi di pistola.

La festa della Repubblica è certamente la festa della democrazia ma non dimentichiamo proprio colo che per il bene della nostra nazione hanno pagato il prezzo più alto per i loro ideali, la loro dedizione e che con spirito di sacrificio non si sono mai tirati indietro.

E allora questa Repubblica fondata sul lavoro, ci richiama ogni giorno a quel senso morale e civico di tutelare i lavoratori e di dare giustizia a tutte le famiglie che hanno perso un proprio caro, di lavoro.

Lo Statuto dei lavoratori ha voluto dare centralità proprio al lavoro e ai lavoratori, nel suo articolo 9, per la verifica dell’applicazione delle norme di prevenzione così come la tutela alla salute e all’integrità fisica.

Occorre sempre più sollecitare e richiamare all’ordine tutti, per una sicurezza sul lavoro più partecipata e meno conflittuale perché le morti bianche non fanno differenze e distinzioni partitiche o politiche.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Non dimentichiamolo mai, viva l’Italia, viva la Repubblica.

 

*Esperto di sicurezza sul lavoro

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