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Eccezionale ritrovamento in Israele: quattro spade romane sopravvissute e integre per 1.900 anni

di Sara Valerio

 

 

Quattro spade e la testa di un giavellotto di epoca romana, in eccezionale stato di conservazione, sono stati rinvenuti all’interno di una grotta, a Seliq, nella riserva naturale di Ein Gedi, sulle rive del Mar Morto. Ad annunciarlo ufficialmente, a settembre, è stata l’Autorità Israeliana per le Antichità (IAA) nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Gerusalemme.

Lo straordinario ritrovamento, da parte di un gruppo di ricercatori israeliani, ha riportato alla luce quattro spade di periodo romano risalenti a circa 1900 anni fa: tre di esse erano all’interno dei rispettivi foderi, realizzati in legno e cuoio e con alcune parti in metallo.

Alla base dell’ottimo stato di conservazione ci sono le condizioni di temperatura e di ridotta umidità garantite dalla grotta, che hanno bloccato il deterioramento delle parti non in metallo, permettendo di trovare molto ben conservate anche le parti lignee delle impugnature, circostanze molto rare e preziose per i successivi studi.

Dopo il loro assemblaggio, a seguito di una prima analisi delle caratteristiche, è stato ipotizzato che le armi furono utilizzate dai soldati dell’esercito di stanza nella Terra d’Israele durante il periodo romano.

Tre delle spade rinvenute hanno una lama della lunghezza di circa 60-65 cm, che permette di classificarle come “spathae romanae”, più lunghe rispetto al gladio, che solitamente misurava circa mezzo metro o poco più. Erano usate dai legionari a cavallo, che avevano necessità di colpire i nemici che si trovavano a distanze maggiori. La quarta lama misura 45 centimetri, lunghezza che la rende ascrivibile alla tipologia delle spade con pomello ad anello.

Eccezionale anche la modalità del ritrovamento. Nella stessa grotta, circa 50 anni fa, furono scoperti i resti di un’iscrizione ebraica su una stalattite, realizzata con dell’inchiostro secondo l’antica forma di scrittura del periodo del Primo Tempio (X-V secolo a.C.). Il team di ricercatori israeliani, impegnato nel Judean Desert Survey Project, l’indagine ricognitiva dell’IAA, nelle grotte del deserto, per preservare i resti archeologici e proteggerli dai saccheggi, si era recato nella grotta con l’obiettivo di fotografare l’iscrizione, per decifrarne le parti non visibili a occhio nudo.

Nel corso di questa operazione, mentre si trovavano nella parte superiore della caverna, uno degli studiosi ha rinvenuto, in un’area stretta e profonda, la testa del giavellotto e in una fessura poco lontana, alcuni pezzi di legno lavorato che si sono rivelati parte dei foderi delle spade. In seguito al ritrovamento, i ricercatori hanno comunicato la scoperta all’IAA che si è recato sul posto per un’attenta analisi di tutti gli anfratti.

L’occultamento delle spade e della testa del giavellotto, all’interno di profonde fessure di una grotta isolata, a nord di Ein Gedi”, spiega Eitan Klein, direttore del Judean Desert Survey Project, “suggerisce che le armi furono sottratte come bottino ai soldati romani o portate via dal campo di battaglia e che furono deliberatamente nascoste dai ribelli ebrei per poter essere riutilizzate. Il nostro obiettivo è cercare di scoprire a chi appartenessero le spade, dove vennero realizzate, quando e da chi. Cercheremo di capire quale sia l’evento storico che portò al posizionamento delle armi nella grotta, e se possa essere connesso alla famosa ribellione di Bar Kochba, avvenuta tra il 132-135 d.C.”.

Dopo la scoperta, i reperti sono stati accuratamente rimossi dalla roccia e trasferiti in laboratori a clima controllato, per essere conservati. Verranno ora sottoposti ad accurate analisi per determinarne con precisione l’origine e la datazione. Gli studiosi confidano che i preziosi resti possano rivelare nuovi intriganti dettagli su uno dei periodi più tormentati della Terra Santa antica.

Il ritrovamento dimostra, ancora una volta, come le grotte di questa regione del Medio Oriente rappresentino una fonte inesauribile di scoperte archeologiche, in grado di gettare nuova luce sul nostro passato.

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