Economia e Lavoro

Economia nazionale, quando i numeri non mentono

di Gianfranco Piazzolla (*)

Dai tempi della nascita della repubblica il controllo statistico della nostra economia e dei suoi principali indicatori  ha accompagnato anni di analisi di  dati sino ad arrivare ai giorni nostri.

Abbiamo capito che i numeri non mentono mai se fondati su un controllo solido, serio e reale.

E da questo punto di vista ISTAT e altri eccellenti istituti di analisi hanno sempre dato dei responsi periodici assai diversificati dal 1948 ad oggi.

Siamo passati da una prima repubblica che nei suoi chiaroscuri vanta ancora i maggiori record economici della nostra storia repubblicana.

Siamo poi passati alla seconda repubblica iniziando il lento declino che in poco più di 30 anni ha demolito assetti economici, sociali, sanitari e industriali grazie anche al deleterio cambio da lira ad euro che ci è costato una violenta perdita di potere di acquisto ancor più rafforzato dalla poca responsabilità negli arrotondamenti fuori controllo che di fatto hanno raddoppiato il costo della vita e ridotto il potere di acquisto delle famiglie.

Oggi in un paese con 58 milioni di persone i numeri dicono che esistono 19 milioni di pensionati compresi gli inabili, 1,8 milioni di disoccupati, 5 milioni di minorenni studenti e inattivi, 23 milioni di cittadini attivi nel lavoro di cui 3,8 milioni di partite iva individuali, 3,5 milioni di dipendenti pubblici e 14,5 milioni di dipendenti privati e circa 1,2 milioni di società  ed enti che completano l’indotto dei lavoratori incorporando alle stesse società sia i dipendenti che i soci di lavoro.

Su 5 milioni di partite iva 1,2 milioni sono in gravissima crisi e altre 0,8 milioni soffrono quotidianamente sull’orlo della crisi. Altri 2.6 milioni di partite iva riescono a pagare e resistere nonostante tutto e 0,4 milioni sono i non pagatori seriali quelli che non pagano sapendo di voler evadere e di fare dell’evasione una missione in barba agli onesti che pagano.

Le aziende importanti rimaste in Italia e che contribuiscono in maniera importante al PIL nazionale con le loro esportazioni sono 34 mila e giova ricordare che il PIL è determinato dalla somma di consumo+investimenti+spese governative ed esportazioni nette (esportazioni meno importazioni).

La povertà assoluta si attesta sui 6 milioni di persone e 3 milioni di persone sono sull’orlo di una povertà.

L’invecchiamento e la denatalità porterà L’Italia ad avere 10 milioni di persone in meno tra circa 30-40 anni.

Ci sono poi 184 milioni di  cartelle esattoriali aperte su 58 milioni di abitanti e 5 milioni di partite iva pari a 1347 miliardi non riscossi di cui esigibili solo 174 miliardi.

Le norme attive in Italia sono circa 145 mila contro un decimo di tutti gli altri paese europei.

La tassazione delle persone fisiche che possono optare per regimi agevolati, ammonta per redditi che vanno da 35 a 125 mila euro annui ad oltre il 68,8 per cento considerando anche la spesa previdenziale e un buon 5 per cento derivante da malsana burocrazia volutamente procurata a fini di lucro nell’ultimo trentennio.

Chiunque osservi questi numeri capisce  immediatamente che questo paese sta collassando e le  prospettive del declino appaiono proprio dalla sentenza di questi impietosi dati.

Con una stagnazione ultra ventennale  procurata anche da un furioso eccesso di burocrazia e regolamentazione il tunnel è sempre più profondo e oscuro e per invertire il trend occorre un radicale cambiamento di rotta e scelte molto coraggiose, tra le quali il riassetto delle norme penali che per lo più tendono a punire severamente  il mondo delle imprese  e delle professioni , ovvero chi  produce e lavora ,piuttosto che chi va a delinquere con volontà di farlo, con violenza e con progettualità del crimine.

 

(*) Presidente Confimprese Viterbo- Giunta nazionale di ConfimpreseItalia

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