Economia e Lavoro

Electrolux, sindacati: “Inaccettabili 1.700 esuberi, indette 8 ore sciopero”

“A Venezia Mestre Electrolux ha esposto un pesantissimo piano di ristrutturazione con la chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi e il drastico taglio di produzioni e di personale nelle altre fabbriche italiane per un totale di circa 1.700 esuberi, pari a quasi il 40% dei 4.500 attuali occupati. Al contempo viene esclusa dalla direzione aziendale una possibile partnership con Midea simile a quella siglata negli USA. Il coordinamento nazionale di Fim, Fiom, Uilm ritiene inaccettabile l’annuncio e dichiara lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale, che saranno declinate in ogni stabilimento. Chiediamo al Governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit. Nei prossimi giorni coinvolgeremo le Istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori”. E’ quanto si legge in una nota delle sigle sindacali.

 

Uilm Lombardia, 1,5 ore sciopero con assemblea, 8 ore mercoledì

“La decisione, comunicata ai sindacati da parte di Electrolux, durante il Coordinamento nazionale porta il segretario generale della Uilm Lombardia Vittorio Sarti, a rilasciare una dichiarazione dai toni estremamente duri e preoccupati mente annuncia per domani 1 ora e mezza di sciopero con assemblea davanti al azienda alle 8:30 e confermandone 8 per e dopodomani”. Così Uilm Lombardia in una nota. “L’annuncio di Electrolux – dice Sarti – rappresenta un vero e proprio dramma sociale che colpisce al cuore il settore dell’elettrodomestico in Italia. La decisione di tagliare quasi la metà della forza lavoro nazionale (tra questi anche la chiusura intera del sito di Cerreto d’Esi) rappresenta un disimpegno inaccettabile da parte della multinazionale svedese, che sembra voler abbandonare il Paese nonostante i sacrifici fatti dai lavoratori negli anni”. Il segretario ha sottolineato come questa scelta non sia solo un colpo ai 1.700 dipendenti direttamente coinvolti, su un totale di 4000 dipendenti in Italia, ma un segnale nefasto per l’intero indotto industriale lombardo e nazionale. “E’ evidente – ha concluso Sarti – la totale assenza di visione strategica e di responsabilità sociale d’impresa. Come UILM sollecitiamo un intervento immediato e deciso in primis da parte di Regione Lombardia e poi da parte del Governo per scongiurare un piano che svuota di senso il concetto di politica industriale in Italia annunciando che siamo pronti ad una mobilitazione immediata e senza sconti per difendere ogni singolo posto di lavoro partendo proprio da un’ora e mezza di sciopero con assemblea domani e da altre 8 per dopodomani”.

Fim-Cisl, inaccettabili 1.700 esuberi, serve intervento governo e Ue

“Il percorso richiesto oggi a Mestre, al tavolo sindacale da parte di Electrolux, che prevede una riduzione di 1.700 occupati, non è accettabile”. Lo afferma in una nota il segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis. “Innanzitutto, manca ancora un piano industriale chiaro rispetto ai carichi produttivi dei singoli stabilimenti, al mantenimento occupazionale e allo sviluppo di nuovi prodotti – afferma -. Risulta altrettanto inaccettabile la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, dove si producono le cappe: il sito deve mantenere una produzione che garantisca continuità lavorativa ai 170 lavoratori. Se la multinazionale pianificava da tempo la chiusura, avrebbe dovuto prevedere già da allora una produzione alternativa”. La Fim Cisl chiede “un intervento immediato e urgente al Mimit per affrontare la questione e ottenere garanzie sul mantenimento del settore dell’elettrodomestico (il “bianco”) in Italia. Sin dal 2024 Fim Fiom Uilm chiedono la costituzione di un tavolo permanente per affrontare le criticità strutturali del settore, come il costo dell’energia + 45% rispetto alla Cina e dell’acciaio +31%. Intervento necessario con un respiro Europeo. Sarebbe auspicabile anche una azione comune dei grandi gruppi come Bosch, Beko, Miele, Electrolux sulle istituzioni Europee per ottenere provvedimenti capaci di limitare l’invasione nei mercati europei da parte dei gruppi asiatici che ad oggi rappresentano il 50% delle vendite europee”.

Mimit, impegno per soluzione condivisa su occupazione e produzione

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy segue “con la massima attenzione la situazione relativa a Electrolux, alla luce dell’annuncio degli esuberi e del piano di riorganizzazione industriale che coinvolge diversi stabilimenti sul territorio nazionale”. Il Dicastero, fa sapere il Mimit, intende svolgere “tutte le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante e strutturato con l’azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di gestire la situazione nel modo più efficace possibile e garantire il massimo coordinamento tra le parti coinvolte”. “Come di consueto, il Mimit seguirà fin da subito la situazione con il massimo impegno, con l’obiettivo di favorire soluzioni condivise tra le parti, in un quadro che assicuri la tutela dell’occupazione e la continuità produttiva”, conclude.

 

Serracchiani (Pd), annuncio 1.700 esuberi è irricevibile

– “È una decisione irricevibile contro cui il Governo deve mettere in atto subito ogni contromisura possibile per evitare o almeno ridurre al minimo gli effetti di questi tagli annunciati. Chiediamo la più forte compattezza e mobilitazione da parte di tutti i vertici istituzionali, e in particolare ci aspettiamo che il presidente del Friuli Venezia Giulia faccia valere il suo ruolo in difesa dello stabilimento di Porcia, vero motore industriale del territorio pordenonese”. Così la deputata del Pd, Debora Serracchiani, dopo che Electrolux ha annunciato oggi, in una riunione a Venezia, la presenza di 1.700 esuberi su un totale nazionale di circa quattromila addetti in tutti gli stabilimenti italiani. “Già da settimane si rincorrevano le preoccupazioni – aggiunge la deputata dem – dopo la chiusura dello stabilimento in Ungheria e l’annuncio dell’accordo con la cinese Midea, ma se questi sono gli effetti della partnership semplicemente non possiamo accettare che le ristrutturazioni industriali globali siano pagate dai nostri lavoratori”.

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