Roma Capitale

ESEGUITO DECRETO DI FERMO DELLA PROCURA DI ROMA PER 4 GIOVANI, CITTADINI EGIZIANI

ARRESTO CONVALIDATO DAL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI, DOPO UN’INDAGINE LAMPO DEI CARABINIERI ED ESEGUITA UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE NEI CONFRONTI DI DUE GIOVANI NORDAFRICANI GRAVEMENTE INDIZIATI DI ESSERE SCIPPATORI DI COLLANE

 

Sei giovani, gravemente indiziati di essere autori, a vario titolo, di scippi di collanine a turisti e residenti nella Capitale sono stati assicurati alla giustizia grazie alle indagini dei Carabinieri della Compagnia di Roma Centro sotto la direzione di PM del Dipartimento Criminalità Diffusa e Grave della Procura della Repubblica di Roma.

Nello specifico i Carabinieri del Comando Roma Piazza Venezia hanno dato esecuzione a un decreto di fermo del PM della Procura della Repubblica di Roma presso il Tribunale di Roma, nei confronti di quattro cittadini egiziani di età compresa tra i venti e i ventuno anni, che dopo un’articolata e tempestiva attività investigativa condotta dai Carabinieri della Compagnia Roma Centro sono gravemente indiziati, a vario titolo ed in concorso tra loro, di due rapine pluriaggravate, commesse con l’uso di armi e sostanze urticanti ai danni di giovani e frequentatori della “movida” del centro storico capitolino, che è stato convalidato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma.

I fatti oggetto dell’indagine, coordinata da PM del Dipartimento Criminalità Diffusa e Grave della Procura di Roma, riguardano due distinti ed emblematici episodi di violenza urbana, avvenuti nel cuore della Capitale a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Il primo episodio si è verificato intorno alle ore 2:30 del 12 luglio nella centralissima Piazza Trilussa. Nella circostanza, tre degli indagati sono indiziati di aver accerchiato all’improvviso un ragazzo romano di 21 anni, immobilizzandolo mediante l’uso di spray urticante spruzzato direttamente sul volto, per poi strappargli con violenza dal collo una catenina in oro giallo arricchita da due crocifissi, per un valore stimato di circa 2.500 euro. Subito dopo la rapina, uno dei componenti del gruppo ha estratto due coltelli da cucina per minacciare sia il giovane aggredito sia un Carabiniere libero dal servizio intervenuto per bloccarlo, prima di tentare la fuga e venire arrestato in flagranza di reato.

Il secondo episodio si è consumato la notte del 16 luglio, intorno alle ore 1:15, in Largo di Torre Argentina. In questo caso due degli odierni fermati, insieme ad un terzo, sono indiziati di avere avvicinato con un pretesto un ragazzo romano che passeggiava in compagnia dei propri familiari. Dopo averlo spintonato con brutalità, i malviventi gli hanno strappato una catena d’oro con ciondolo dal valore di circa 1.800 euro, prima di darsi ad una rapida fuga a piedi. Durante la corsa, tuttavia, ad uno dei fuggitivi sono caduti sul manto stradale il proprio telefono cellulare e la tessera sanitaria, elementi rivelatisi decisivi per consentire agli investigatori l’immediata identificazione dei complici.

Inoltre, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro hanno anche eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, nei confronti di due giovani nordafricani, gravemente indiziati di essere gli autori di due rapine di collane in oro, commesse il 26 giugno in Via di Torre Argentina ai danni di turiste inglesi.

L’intera attività investigativa sviluppata dai Carabinieri si è avvalsa dell’analisi incrociata dei filmati dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, affiancata da servizi di individuazione fotografica e dalle testimonianze raccolte sul posto. Tale quadro probatorio ha permesso di ricostruire nel dettaglio le modalità operative degli indagati, soliti muoversi in gruppo nelle aree maggiormente affollate della Capitale per individuare e colpire passanti e turisti, profittando dell’orario notturno e delle condizioni di minorata difesa delle vittime.

L’emissione delle misure si è resa indispensabile di fronte al concreto e fondato pericolo di fuga degli indagati, risultati privi di fissa dimora e di attività lavorativa, soliti utilizzare molteplici alias anagrafici e già gravati da precedenti per reati contro il patrimonio in diverse regioni d’Italia, oltre ad aver dimostrato una spiccata tendenza a sottrarsi ai provvedimenti prescritti dall’Autorità Giudiziaria.

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