“Il Governo ha chiesto due giorni di tempo per dare risposte al Piano Straordinario Nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva presentato da Fim, Fiom, Uilm lo scorso 4 agosto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In queste ore più che mai, anche alla luce della riserva espressa dal tribunale di Milano, i lavoratori vogliono sapere cosa succederà loro, quale sarà il loro futuro. Una cosa è certa: non accetteremo che i lavoratori paghino le scelte sbagliate e le mancate scelte di politica e istituzioni”. Lo affermano Fim, Fiom e Uilm in una nota, aggiungendo che “negli stabilimenti del gruppo Ex Ilva e dell’indotto si stanno svolgendo assemblee e confronti, tra i lavoratori ed i loro rappresentanti, dai quali emergono rabbia e preoccupazione. Governo e istituzioni usino proficuamente questo tempo per produrre proposte risolutive della vertenza”. “Ci aspettiamo dunque, nei tempi concordati, una nuova convocazione del Tavolo permanente presso Palazzo Chigi”, sottolineano.
Confartigianato Taranto, problema è capire cosa accadrà a città
“Sono tornato da Palazzo Chigi con una convinzione ancora più forte: il problema non è più soltanto capire cosa accadrà all’ex Ilva. È capire cosa accadrà a Taranto. Le responsabilità vengono da lontano, da decenni di scelte politiche, istituzionali, industriali e sociali che hanno legato una parte enorme dell’occupazione alle sorti di una sola fabbrica. Questa crisi non nasce con l’attuale Governo. Ma oggi tocca a questo Governo decidere”. Così Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Taranto. “L’incontro è stato ancora interlocutorio. Si è parlato nuovamente di forni elettrici e DRI. Ma chi investirà? Con quali risorse? Quando apriranno i cantieri e quando entreranno in funzione gli impianti? Se il DRI farà parte della soluzione, come sarà alimentato? E se servirà GNL, attraverso quale infrastruttura? Il rigassificatore, a terra o galleggiante, è ancora sul tavolo? Se sì, Taranto deve saperlo e deve poter valutare fino in fondo implicazioni e alternative. Non sottovalutiamo la complessità della situazione. Ma proprio per questo è arrivato il momento di passare dalle ipotesi alle decisioni. Taranto ha diritto a queste risposte, soprattutto se il Governo intende mantenere produttivo lo stabilimento attraverso la decarbonizzazione. Ma una domanda viene prima delle altre: quanti lavoratori serviranno nella siderurgia di domani e dove lavoreranno gli altri? – aggiunge – Qualunque sarà il nuovo assetto, è realistico ritenere che la siderurgia di domani possa avere bisogno di molti meno lavoratori. Cassa integrazione, ammortizzatori e scivoli saranno probabilmente necessari, ma non possono diventare la prospettiva di Taranto. Questa terra non può essere condannata a chiedere soltanto assistenza. Deve poter chiedere lavoro”.
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