Roma Capitale

EX SANT’AMBROGIO, ASSESSORATO AL PATRIMONIO: INFONDATE LE POLEMICHE SU LICEO EBRAICO

Roma, 1° luglio 2026 – In queste ore si sta sviluppando una polemica del tutto priva di fondamento sull’assegnazione, da parte di Roma Capitale, dell’immobile dell’ex Sant’Ambrogio alla Comunità ebraica di Roma, che provvederà a ristrutturarlo per trasferirvi la nuova sede del liceo.

 

L’immobile – come noto – è abbandonato da diversi anni e necessita di interventi di consolidamento, messa in sicurezza e ristrutturazione, per un valore stimato di circa 8,5 milioni di euro, che la Comunità ebraica di Roma sosterrà integralmente.

 

L’Assemblea Capitolina ha quindi deliberato la concessione trentennale dell’immobile per finalità educative, in applicazione del Regolamento sul patrimonio indisponibile approvato con la deliberazione 104 del 2022. Non è pertanto corretto definire gratuita la concessione: rapportando l’investimento previsto alla durata dell’affidamento, la Comunità sosterrà infatti un costo effettivo vicino ai 300 mila euro l’anno.

 

La CER sarà ovviamente tenuta a rispettare tutte le norme e le procedure previste per l’utilizzo del bene, per l’affidamento e l’esecuzione dei lavori e per le eventuali sponsorizzazioni finalizzate alla ristrutturazione, e ogni contributo dovrà quindi essere pienamente conforme alla legge e sottoposto alle verifiche previste.

 

Appare inoltre fuorviante e mistificatorio mettere in discussione la funzione educativa e culturale del liceo ebraico, una scuola presente a Roma da circa un secolo e che già oggi opera a pochi metri dall’immobile interessato. È semplicemente irricevibile, oltre che profondamente offensivo per la città, tentare di accreditare l’idea che un istituto scolastico possa essere assimilato a un luogo di indottrinamento militare: un’affermazione grave, priva di qualsiasi fondamento, che oltrepassa il confine della legittima critica e alimenta una rappresentazione distorta e pericolosa.

 

L’immobile dell’ex Sant’Ambrogio ha inoltre una destinazione urbanistica scolastica: proprio in quell’istituto furono accolti gli studenti ebrei romani espulsi dalle scuole del Regno nel 1938 a seguito delle leggi razziali. Roma Capitale ha quindi scelto di recuperare e valorizzare il bene mantenendone la funzione educativa, anziché modificarne la destinazione per finalità esclusivamente economiche, come sarebbe potuto accadere, ad esempio, con la trasformazione del bene in una struttura alberghiera.

 

In merito alle accuse di una presunta complicità di Roma Capitale con lo Stato di Israele, più volte smentite attraverso dati e informazioni puntuali, è bene ribadire che l’Amministrazione capitolina ha preso posizione sulle gravissime responsabilità politiche e militari del Governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania esprimendo la più ferma e inequivoca condanna, come risulta dagli atti votati dall’Assemblea Capitolina e dalle mobilitazioni di protesta a cui l’Amministrazione ha preso parte.

 

Al tempo stesso, respingiamo con la massima fermezza ogni sovrapposizione tra i cittadini italiani di religione ebraica e lo Stato di Israele: le critiche alle scelte di un Governo, per quanto dure e radicali, non devono mai tradursi in discriminazioni nei confronti di cittadini italiani o di istituzioni educative, religiose e culturali presenti nella nostra città. Una simile sovrapposizione può soltanto alimentare antisemitismo e razzismo, in una fase già segnata da intolleranze e segnali profondamente preoccupanti.

 

Roma conosce tragicamente le conseguenze a cui può condurre questa logica: Stefano Gaj Taché, ucciso a soli due anni nell’attentato alla Sinagoga del 9 ottobre 1982, resta il simbolo più doloroso di un odio che colpisce gli ebrei in quanto tali. La città resterà aperta e inclusiva, nella quale nessuno viene discriminato per la propria origine, il proprio genere o la propria religione.

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