di Laura Pirone (*)
Abderrahim Fakir “era ancora vivo, anche se in gravi condizioni” quando sono intervenuti i volontari della Croce rossa, “meno di un minuto dopo, più o meno 30 secondi” la fine dell’intervento della polizia, la sera del 19 luglio a Bologna. È quanto apprende LaPresse in merito all’intervento dei volontari della Croce Rossa, i quali avrebbero appurato che “il battito, per quanto flebile, c’era ancora”. I volontari “hanno iniziato le manovre di rianimazione”, nell’attesa che arrivasse il medico, perché non sono sanitari ma persone addestrate per prestare i primi soccorsi. Il massaggio cardiaco, anche con il defibrillatore che ora è sotto sequestro “è andato avanti fino all’arrivo del medico del 118”.
Di un video di Fakir legato con macchie marroni per lo spray al peperoncino ha parlato invece il legale della famiglia, l’avvocato Fabio Anselmo, video che “era in possesso della famiglia”. “Molti hanno fatto altri video” ma “il compito di liberare la persona per il soccorso spetta agli agenti e questo non è stato fatto. Le manovre sono state compiute col povero Fakir, purtroppo ormai morto, ancora ammanettato e legato ai piedi e questo ricorda altre tragedie analoghe precedenti”, dice a LaPresse.
“Quello che non è documentabile è quello che è stato riferito ai tg: non c’è stata nessuna collutazione, nessuna necessità di dividere nessuno da nessun altro. Il povero Fakir era in stato confusionale e gli altri presenti volevano solo aiutarlo. Aveva movimenti scomposti? Sì. Aveva provato a colpire un’auto dando un pugno all’aria? Sì. Era caduto? Sì. È lì che sono intervenuti gli agenti che non dovevano dividere nessuno da nessuno. Sfido gli autori di questa ricostruzione a mostrare le immagini”, ha aggiunto il legale.
Il segretario di Stato del Vaticano, cardinale Pietro Parolin, invita a cercare “la verità, ma senza violenza”. “Ho visto le immagini di quanto successo e mi dispiace molto, spero solo che si possa indagare e trovare la verità. Credo che il clima di violenza non serva a nessuno”, ha affermato.
Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, mercoledì è stato a Bologna dove ha incontrato prefetto, questore e una rappresentanza della polizia. “Non voglio dire che qualcuno abbia istigato la violenza, però se usi certi toni – ha affermato – Ci sono stati altri eventi delittuosi a Bologna” nei mesi scorsi, “non mi risulta che siano state convocate piazze dalla sera alla mattina per chiedere verità e giustizia. Tutti noi aspettiamo verità e giustizia scientifica e non di piazza”.
Dal canto suo, il Comune di Bologna prova a mettere in fila i fatti sulla comunicazione alle forze dell’ordine e alla Prefettura sulla convocazione del presidio, il 20 luglio, in piazza Nettuno. “Né nel corso delle interlocuzioni telefoniche, né durante il tavolo tecnico delle ore 12.30, né in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento del presidio per motivi di ordine e sicurezza pubblica, ma si è dialogato a livello istituzionale per gestire l’ordine pubblico come in tutte le altre occasioni”, scrive l’Ente, guidato dal sindaco Matteo Lepore.
Il Comune “domenica 19 luglio, alle 20.16, ha diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio – ricostruisce l’Amministrazione comunale – Poco dopo, il Gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti della Prefettura e della Questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente, come previsto dal Testo unico degli enti locali, della convocazione dell’iniziativa”. Il 20 luglio, prima del tavolo tecnico “alle 12.30” vi erano state “due interlocuzioni telefoniche di approfondimento con Questura e Prefettura”. “Nel corso dei confronti la Questura ha inoltre comunicato che era a conoscenza di un distinto presidio convocato da alcune sigle dei movimenti antagonisti cittadini – precisa il Comune – È stata rappresentata con chiarezza dall’inizio la distinzione tra le due iniziative: da un lato il presidio istituzionale promosso dal Comune, dall’altro la manifestazione organizzata dai collettivi”.
(*) La Presse
