Cronaca

Morte Fakir: Sis 118 scrive a Schillaci, servono linee guida e protocollo ad hoc

Il presidente della Società Italiana Sistema 118, Mario Balzanelli, torna sulla morte a Bologna di Abderrahim Fakir, 42 anni, durante un intervento delle forze dell’ordine, con una lettera al ministro della Salute Orazio Schillaci. Nella missiva Balzanelli sottolinea i rischi della contenzione in posizione prona e chiede linee di indirizzo nazionali sull’agitazione psicomotoria acuta, un protocollo con il ministero dell’Interno e un incontro a Lungotevere Ripa. “Mi rivolgo alla S.V. nella qualità di Presidente Nazionale della Società Italiana Sistema 118, l’organismo scientifico che rappresenta i professionisti dell’Emergenza Sanitaria Territoriale del nostro Paese, per sottoporre alla Sua attenzione – e a quella del Dicastero che con autorevolezza guida – una questione di sicurezza sanitaria e di sanità pubblica che riteniamo non più differibile. La tesi che le sottopongo è la seguente: l’agitazione psicomotoria acuta è un’emergenza medica a sé stante, non un mero problema di ordine pubblico, e la contenzione fisica mantenuta in posizione prona con pressione su torace, dorso e regione nucale può determinarne l’esito fatale”, si legge nella missiva. “Lo stato di agitazione severa – prosegue Balzanelli – configura una tempesta catecolaminica associata a sforzo muscolare sovramassimale, con acidosi metabolica lattica severa la cui unica via di compenso è l’iperventilazione. La posizione prona con carico toracico abolisce proprio tale compenso: ne conseguono ritenzione di CO2, acidosi mista non compensabile, iperkaliemia da rabdomiolisi e ipertermia, con precipitazione di aritmie maligne. L’arresto cardiaco che ne deriva si presenta caratteristicamente in attività elettrica senza polso o asistolia: ritmi non defibrillabili, gravati da probabilità di ripristino del circolo spontaneo sensibilmente inferiori. Le evidenze – sperimentali sull’uomo, autoptiche ed epidemiologiche – sono coerenti e consolidate da oltre trent’anni”. Sul piano clinico-assistenziale, tutto questo”comporta una conseguenza organizzativa precisa: la persona in stato di agitazione psicomotoria acuta necessita di valutazione medica, non di solo contenimento. Solo un equipaggio del Servizio 118 composto da medico e infermiere può formulare l’inquadramento eziologico differenziale – psichiatrico, tossicologico, dismetabolico (si pensi all’ipoglicemia o all’ipossia, cause organiche di agitazione facilmente misconosciute) – praticare in sicurezza un’eventuale sedazione titolata, garantire il monitoraggio dei parametri vitali e riconoscere tempestivamente il deterioramento clinico, disponendo dell’ossigeno, del defibrillatore e della capacità di rianimazione avanzata”, continua Balzanelli. Ecco perchè la Sis 118 sottopone a Schillaci “le seguenti proposte: l’adozione di linee di indirizzo nazionali sulla gestione sanitaria dell’agitazione psicomotoria acuta, che ne sanciscano formalmente la natura di emergenza medica; la definizione, d’intesa con il ministero dell’Interno, di un protocollo nazionale condiviso che disciplini l’attivazione contestuale del Servizio 118 con equipaggio medico-infermieristico in ogni intervento su persona in tale stato; l’inserimento della materia nei percorsi formativi del personale dell’emergenza territoriale e dei Dipartimenti di Emergenza; l’istituzione di un sistema nazionale di registrazione e audit clinico degli eventi avversi e dei decessi occorsi in corso di contenzione, oggi del tutto assente nel nostro ordinamento e indispensabile alla conoscenza epidemiologica del fenomeno”. Balzanelli sottolinea un punto: “Si tratta di morti prevenibili. La finestra decisiva è di pochi minuti e coincide con un gesto elementare – rimuovere la persona dalla posizione prona non appena messa in sicurezza – che nulla toglie all’efficacia del contenimento”. L’Italia non dispone né di una disciplina nazionale in materia né di un sistema di rilevazione dei casi. Ecco perché Sis 118 “mette sin d’ora a disposizione, a titolo interamente gratuito, la propria competenza tecnico-scientifica e la propria rete nazionale di medici e infermieri dell’emergenza territoriale per la stesura dei documenti di indirizzo, per la progettazione dei percorsi formativi e per ogni supporto che riterrà utile”. Infine il presidente chiede a Schillaci un incontro, “eventualmente congiunto con il ministero dell’Interno, per illustrare direttamente la questione e valutare insieme le modalità più efficaci di intervento”.

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