Politica

  Femminicidio e diritto penale: il governo rilancia, l’opposizione incalza

di Viola Scipioni

La proposta di introdurre il reato di femminicidio nel Codice penale italiano, avanzata dal governo Meloni, sta rapidamente diventando un nuovo campo di battaglia politico. Se da un lato la maggioranza esalta il provvedimento come un passo storico nella lotta alla violenza di genere, dall’altro le opposizioni e parte della dottrina giuridica lo considerano una manovra propagandistica, più utile per la narrazione politica che per la reale tutela delle donne.

La premier Giorgia Meloni ha presentato il disegno di legge come un segnale forte contro la violenza sulle donne, insistendo sulla necessità di pene più severe e di una definizione chiara del fenomeno. «Non possiamo più accettare che le donne siano uccise solo per il fatto di essere donne. Il nostro governo non starà a guardare», ha dichiarato la Presidente del Consiglio, rivendicando l’inasprimento delle pene per maltrattamenti, stalking e violenza sessuale.

Ma la misura non convince tutti. L’opposizione di centrosinistra, guidata dal Partito democratico e dal Movimento 5 Stelle, pur sostenendo la necessità di un impegno più deciso contro la violenza di genere, accusa il governo di cercare «facili applausi» invece di affrontare il problema con un approccio sistemico. «Servono investimenti nella prevenzione, nelle case rifugio, nel sostegno alle vittime. Un nuovo reato non cambia nulla se non si interviene sulla cultura e sulla protezione concrete delle donne in pericolo», ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Anche parte del mondo giuridico solleva perplessità. Il professor Vittorio Manes, penalista dell’Università di Bologna, ha bollato la proposta come «diritto penale simbolico», evidenziando il rischio di un uso propagandistico della giustizia. Secondo Manes, il reato di omicidio già prevede aggravanti per i crimini commessi contro le donne in contesti di violenza domestica o sessista, rendendo superflua l’introduzione di una nuova fattispecie che rischia di sovrapporsi e creare incertezze interpretative.

Dietro la battaglia per il reato di femminicidio si nasconde una più ampia strategia politica. La destra, con Fratelli d’Italia in prima linea, mira a consolidare la propria immagine di governo “dell’ordine e della sicurezza”, in un momento in cui il consenso elettorale deve essere rafforzato anche su temi sociali. Meloni e i suoi Ministri hanno costruito una narrazione basata sulla fermezza, tentando di posizionarsi come i veri difensori delle donne di fronte a un’opposizione che viene dipinta come inconcludente e ideologica.

D’altro canto, il centrosinistra cerca di spostare il dibattito sulle mancanze del governo nella prevenzione e nei servizi di assistenza alle vittime. «Si continua a rispondere con più carcere, ma non si investe in educazione, in servizi, in strumenti di protezione che potrebbero salvare vite prima che sia troppo tardi», ha ribadito Schlein, attaccando l’esecutivo per aver tagliato fondi a centri antiviolenza e iniziative di sensibilizzazione.

Con una maggioranza solida in Parlamento, il governo ha i numeri per far passare la legge senza particolari ostacoli. Tuttavia, la vera sfida sarà dimostrare che il provvedimento non è solo uno slogan politico, ma un passo concreto nella lotta alla violenza sulle donne. Se il dibattito rimarrà ancorato alle contrapposizioni ideologiche, il rischio sarà che anche questa iniziativa finisca per essere un’arma da campagna elettorale più che una reale svolta per la giustizia e la sicurezza delle donne.

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