di Viola Scipioni
Alla festa dell’Ottimismo del quotidiano Il Foglio, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha premuto duro contro il suo partito, com’è tipico del suo trascorso politico.
Durante il pomeriggio di sabato 12 ottobre, De Luca avrebbe aspramente criticato la candidatura di Andrea Orlando in Liguria, evidenziando come l’attuale deputato sia all’ennesimo mandato: «attualmente si sta candidando Presidente della Regione Liguria un esponente del Pd che ha 6 mandati alle spalle, Andrea Orlando, candidato al Parlamento per 18 anni, 3 volte Ministro, e nessuno ha niente da dire. Questo vuol dire che non c’entra nulla il terzo mandato, il problema è che nel Pd continua un’aggressione personale e politica a chi viene individuato come un uomo libero, senza correnti e padroni e che non vuole rispondere a logiche di correnti e di padronato». Un discorso molto dallo stampo grillino più che del Pd, che ancora una volta vuole far passare De Luca come l’alternativa con i piedi per terra del partito del Nazareno. «Oggi il Pd ospita tutto quello che è contro natura, contro ragione e contro decenza. Continua ad avere un gruppo dirigente che nel 90% dei casi non rappresenta nulla, il 90% della segreteria non rappresenta nulla, né nei propri territori né nella società italiana», ha continuato poi il governatore campano, facendo chiedere persino ai meno scettici il perché, dopo tutte queste critiche, egli si ritrovi ancora all’interno di un movimento politico che disprezza così tanto. Evidentemente, le ragioni risiedono in una sua nuova palese candidatura per la Regione Campania, che chiamerà i propri cittadini alle urne nel 2025: «il destino della Campania si decide in Campania, non a Roma. Se non lo hanno ancora capito lo ripeteremo con maggiore forza» ha detto De Luca il giorno dopo alla Festa dell’Unità del Sannio, che si tiene a Foiano di Val Fortore in provincia di Benevento.
Dei discorsi antisistema, quelli del governatore, che gridano molto alla rivoluzione senza poi evidenziare un reale cambiamento. Tanto rumore per niente di concreto, che potrebbe tranquillamente autodefinirsi come un nulla di fatto, soprattutto perché a De Luca il Pd in Campania fa comodo, anche per ottenere i voti dai più scettici legati solo al simbolo e non alla persona.
Dal canto dell’opposizione non sono poi mancati i plausi a De Luca, soprattutto dal candidato del centrodestra in Liguria, Marco Bucci: «Orlando si candida per il settimo mandato e pensa di avere ancora credibilità per promettere qualcosa dopo 18 anni di fallimenti? Non lo dico io, lo dice il Pd. Anzi, lo dice quel Pd che è abituato a governare e che trova il consenso dei cittadini», non solo quindi una pessima scelta comunicativa, ma anche una punizione elettorale sul fronte delle prossime votazioni che vedranno coinvolti i cittadini liguri. «Non litigano solo con tutti gli alleati cedendo senza condizioni ai diktat di “Giuseppì” Conte, anche all’interno del Pd si fanno opposizione da soli. Ma se persino nel Pd hanno questa opinione dei loro dirigenti, perché i cittadini dovrebbero avere giudizi positivi e scegliere di essere amministrati da uno così?» avrebbe concluso poi Bucci, ricordando a tutti come il Pd continui a scavarsi la fossa da solo, dimostrando troppe divergenze piuttosto che unità, in cui le discussioni portano soltanto a favoreggiare i propri avversari piuttosto che aumentare la propria credibilità elettorale.
