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Filippine, sospeso GoreBox dopo la sparatoria in una scuola. Si riapre il dibattito sui videogiochi violenti

blocco temporaneo di gore box -Immagine Generata con IA

di Giulia Rocchetti

Le autorità delle Filippine hanno disposto il blocco temporaneo del videogioco GoreBox dopo la sparatoria avvenuta la settimana scorsa nella scuola superiore San Jose National High School di Tacloban City, costata la vita a tre studenti e che ha provocato una ventina di feriti. Si tratta di uno dei più gravi episodi di violenza scolastica mai avvenuti nel Paese.

Secondo le prime ricostruzioni, uno dei due sospettati, di 14 e 15 anni, era un assiduo giocatore di GoreBox, videogioco pubblicato nel 2023 dallo studio tedesco F2Games. Il titolo, classificato come vietato ai minori di 18 anni, è un gioco “sandbox”, privo di una trama lineare, nel quale gli utenti possono utilizzare numerose armi e in cui la violenza è rappresentata in modo particolarmente realistico. Il Cybercrime Investigation and Coordinating Center (CICC), l’agenzia governativa che si occupa di sicurezza informatica, ha chiarito che il blocco è una misura temporanea e cautelativa. L’obiettivo è verificare se il gioco possa aver avuto un’influenza sul comportamento dell’adolescente e, più in generale, rafforzare il monitoraggio dei contenuti digitali accessibili ai minori.

Le indagini, tuttavia, suggeriscono che il videogioco rappresenti soltanto uno dei numerosi elementi presi in esame. Secondo la polizia, i due ragazzi avrebbero raccontato di aver agito per vendicarsi di ripetuti episodi di bullismo subiti a scuola. Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha ordinato un’inchiesta approfondita per chiarire le responsabilità e ricostruire la dinamica dell’attacco. Gli investigatori stanno cercando di capire anche come i due adolescenti siano riusciti a procurarsi le armi. Una pistola semiautomatica sarebbe appartenuta a una zia di uno dei sospettati, agente di polizia, mentre un revolver sarebbe stato ottenuto tramite un dipendente di un’agenzia di sicurezza privata. Entrambi sono ora sotto indagine.

La tragedia ha riportato al centro del dibattito il rapporto tra videogiochi violenti e comportamenti aggressivi, una questione discussa da decenni. Nonostante ciò, la maggior parte delle ricerche scientifiche non ha trovato prove convincenti di un rapporto diretto di causa-effetto tra videogiochi e violenza nella vita reale. Una metanalisi pubblicata nel 2020 ha concluso che gli effetti a lungo termine dei videogiochi violenti sull’aggressività dei giovani sono trascurabili. Molti esperti sottolineano infatti che episodi come quello avvenuto a Tacloban sono quasi sempre il risultato dell’interazione di più fattori: disagio psicologico, isolamento, bullismo, disponibilità di armi e contesto familiare e sociale.

Anche lo sviluppatore di GoreBox, Felix Filip, ha espresso cordoglio per l’accaduto, ricordando che il gioco è destinato esclusivamente a un pubblico adulto e che contiene avvisi che invitano chi dovesse provare impulsi violenti nella vita reale a chiedere aiuto. Nel frattempo, il Dipartimento della Giustizia filippino sta valutando anche la possibile presenza di elementi riconducibili al cosiddetto “estremismo nichilista”, una forma di violenza priva di una chiara motivazione ideologica già emersa in alcuni casi internazionali. Al momento, però, non esistono prove che colleghino direttamente la sparatoria a questo fenomeno.

La Commissione filippina per i diritti umani ha infine richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione nelle scuole, ricordando che nelle ultime settimane si sono verificati anche altri episodi di violenza tra studenti. Per l’organismo, oltre ai controlli sulla sicurezza, sarà necessario investire maggiormente nella prevenzione del bullismo e nel sostegno psicologico ai giovani. Per ora la sospensione di GoreBox resta una misura temporanea. Saranno gli esiti delle indagini a stabilire se il videogioco abbia avuto un ruolo concreto nella vicenda oppure se costituisca soltanto uno dei tanti elementi emersi dopo la tragedia.

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