di Sara Valerio
Forte Aureliaè un gioiello ottocentesco di architettura militare sulla via Aurelia Antica, una fortezza a forma di trapezio che si estende su un’area di sei ettari con 4000 metri quadrati, quasi tutta mimetizzata sotto una coperta di prato verde.
Nel 1958 il sito è diventato il centro logistico della Guardia di Finanza,all’interno dell’area della Caserma Cefalonia Corfù, un unicum nel panorama romano e nazionale. Dal 2016 la GdF è impegnata in un grande progetto di riqualificazione, recupero e valorizzazione dell’area, fino alla realizzazione nel 2025, in occasione del Giubileo, di un polo museale ed espositivo sul Forte e sulla storia del Corpo. Tra maggio e giugno sarà possibile visitare la prima parte del monumento restaurato e restituito ai cittadini.
Il generale del Corpo Bruno Buratti dichiara: “Abbiamo dovuto scavare per sette metri di profondità per intercettare il gradino d’ingresso. Di lì le sorprese sono venute in sequenza, una dietro l’altra. Il fossato alto sette metri era scomparso, pieno di terra e detriti”.
Forte Aurelia è uno dei 15 forti che, integrati da 4 batterie, in coincidenza con le vie consolari, costituiscono il “Campo trincerato” di Roma, un complesso sistema difensivorealizzato intorno alla città tra il 1877 e il 1891, dopo il trasferimento della Capitale d’Italia, per il timore di attacchi da parte dei francesi in appoggio al Papa. Un sistema ad anello di 37 km posto ad una distanza di circa 4-5 km dalla cinta delle antiche Mura Aureliane, voluto dal neonato Stato italiano per dotare la nuova capitale d’Italia di un più adeguato sistema difensivo. Quasi tutte le strutture furono sottoutilizzate e vennero presto abbandonate.
LO SCAVO
All’ombra del ponte levatoio con i pilasti in ghisa finemente decorati, dal fossato recuperato, si accede all’entrata che porta all’interno di un mondo sotterraneo nascosto per decenni: gallerie, cripte, alloggi, posti di guardia e laboratori. Il forte infatti poteva ospitare 500 uomini, fino ad una capienza massima di 700 unità. A 20 metri di profondità, tra rigagnoli di acqua sorgiva, si trova la grande polveriere perdutacon il portone in ferro originale. “Sapevamo della sua progettazione dai disegni storici, ma non l’avevamo mai trovata. È stato uno scavo archeologico vero e proprio: era sepolta sotto ingombri di detriti”dichiara Buratti. Qui venivano conservate 70 tonnellate di polvere nera, utilizzata per le cariche di lancio dei proiettili di artiglieria. Proseguendo si svelano tunnel con scale a chioccola e i bunker per la difesa del fossato.
LA STORIA
Il Forte Aurelia, la cui progettazione e costruzione sono state avviate nel 1877, è uno dei primi ad essere stato realizzato tra i 15 del “Campo trincerato di Roma”. Appartiene alla tipologia dei forti cosiddetti di tipo “prussiano” ed è una vera e propria testimonianza di architettura militare, di significativa importanza sia sul piano culturale, sia in un’ottica di interrelazione con la zona urbana circostante.
In quasi 150 anni di vita la struttura, così come le altre, non è stata mai chiamata a svolgere la funzione difensiva per la quale era stata concepita ed è stata destinata, nel tempo, ai più diversi riusi, al prezzo di interventi di modifica strutturale anche di notevole consistenza. Dopo aver ospitato fino al 1944 alcuni reparti del Regio Esercito, il Forte è stata convertito in un posto di soccorso della Croce Rossa Italiana, fino al 1958, anno in cui è passato definitivamente in consegna alla Guardia di Finanza.
