Marine Le Pen sceglie di candidarsi. Dopo la decisione della Corte d’Appello di Parigi la leader del Rassemblement National annuncia che sarà in campo alle prossime presidenziali e che, in caso di vittoria, il suo ‘delfino’ Jordan Bardella sarà il primo ministro in quello che ha definito un “ticket vincente”. Allo stesso tempo Le Pen dichiara che farà ricorso in Cassazione per dimostrare la sua “innocenza”. Grazie a questo ricorso – che sospende la sentenza emessa dalla Corte d’Appello – Le Pen spiega che potrà fare campagna elettorale senza “braccialetto elettronico”.
E’ l’epilogo di una giornata iniziata con la decisione della Corte d’Appello sul caso degli assistenti parlamentari del partito di Marine Le Pen all’Europarlamento. In primo grado, nel marzo 2025, Le Pen era stata condannata, insieme ad altri membri del partito, con l’accusa di avere usato in modo improprio i fondi del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2016, per retribuire il personale del partito con denaro che era invece destinato agli assistenti parlamentari dell’Ue. La Corte d’appello di Parigi ha lasciato aperta per Le Pen la possibilità di candidarsi alle presidenziali imponendole una ineleggibilità di soli 15 mesi (precisamente 45 mesi di cui 30 con sospensione condizionale), che la paladina della destra radicale ha già scontato a partire dal 31 marzo del 2025. Al tempo stesso, però, Le Pen è stata riconosciuta colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici e di complicità nello stesso reato e le sono stati imposti 3 anni di reclusione di cui 2 sospesi, ma di cui uno con braccialetto elettronico. Una mezza vittoria.
In giacca rosa chiaro e pantaloni scuri, l’aspirante presidente della Repubblica ha lasciato l’aula poco dopo il pronunciamento della sentenza senza rilasciare dichiarazioni e si è diretta subito al quartier generale del Rassemblement National (RN) per una riunione cruciale con i vertici sulle mosse future. Ad attenderla, fra gli altri, anche Jordan Bardella, il 30enne attuale presidente del partito, che ha seguito l’udienza dalla sede di RN e alla vigilia aveva voluto pubblicamente esprimerle “totale sostegno”. A caldo a parlare è stato invece l’avvocato, Rodolphe Bosselut: “Notiamo una notevole attenuazione delle pene, in particolare quella dell’ineleggibilità, che per noi è un punto estremamente importante, tanto più che è stata accompagnata da osservazioni della presidente sulla libertà degli elettori di scegliere un candidato”, ha detto, promettendo una valutazione della decisione nel suo insieme e “una comunicazione ulteriore su eventuali misure da adottare”.
Le elezioni presidenziali sono previste per il 18 aprile e il 2 maggio del 2027. I francesi saranno chiamati a scegliere chi succederà a Emmanuel Macron, che non può candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Impegnato in una storica visita in Siria, Macron ha scelto deliberatamente il silenzio: “Ciò che è sano per la democrazia è che il presidente non commenti le decisioni della giustizia”, ha risposto ai giornalisti. Il sogno dell’estrema destra all’Eliseo risale al padre di Marine Le Pen, Jean Marie. Fu lui a fondare il Front national, ‘antenato’ dell’attuale Rassemblement National, e a portare per la prima volta l’estrema destra al ballottaggio delle presidenziali nel 2002, contro Jacques Chirac. Marine Le Pen, dopo avere ereditato il partito, lo ha trasformato, arrivando a espellere il padre nel 2015 e ha poi tentato a sua volta tre volte la corsa per l’Eliseo: nel 2012, classificandosi terza; nel 2017, arrivando al ballottaggio contro Macron; e infine nel 2022, raggiungendo nuovamente il secondo turno contro Macron. È in quello stesso anno che ha ceduto la guida del partito all’astro nascente Bardella. Dall’Italia è giunto immediato il sostegno di Matteo Salvini. “Forza, amica mia. La parola passi dai giudici ai cittadini”, ha affermato sui social il leader della Lega.
