Cronaca

Garlasco: consulente pm, dna su pedali è diverso da quello su cucchiaino

Il dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e quello sul cucchiaino utilizzato dalla 26enne uccisa il 13 agosto 2007 sono diversi e fra i due c’è solo una “apparente coincidenza numerica tra le quantificazioni dei due campioni”. Con queste parole i consulenti genetisti della Procura di Pavia, professor Carlo Previderé e dottoressa Pierangela Grignani, smentiscono una delle suggestioni mediatiche circolate negli scorsi mesi attorno al delitto di Garlasco. Cioè che le tracce genetiche trovate dal Ris di Parma nel 2007 sui pedali della bicicletta Umberto Dei dell’ex fidanzato – pedali che per le sentenze sono stati sostituiti con modelli “dissonanti da quelli originari” e su cui è stato trovato del “materiale altamente cullato” riconducibile a sangue “con elevate probabilità” – fossero uguali a quelle trovate sul cucchiaino di Chiara Poggi. Diversi media, blogger e youtuber hanno parlato della coincidenza per cui entrambi gli oggetti mostrassero una concentrazione di dna pari a 2,78 nanogrammi per microlitro (ng/ul), ipotizzando quindi una contaminazione o addirittura uno scambio di provette da parte degli investigatori di 19 anni fa. In realtà – scrivono i due genetisti in una nuova relazione depositata agli atti dell’inchiesta per omicidio su Andrea Sempio dai pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza – il “campione” dei pedali è stato analizzato con la tecnica della “RealTime PCR” (reazione a catena della polimerasi ndr) che ha “rilevato esattamente” 2,78 ng/ul di dna “solo femminile”. Invece sul “reperto 29 – cucchiaino” è stata usata la “metodica diversa” della “fluorescenza” che ha evidenziato “circa”, sottolineano, 2,78 ng/ul ma che non è “necessariamente” tutto dna “umano”. Perché questo secondo metodo quantifica anche i “contaminanti batterici e fungini”. L’analisi che è stata fatta nel 2007 va “letta nell’ottica del consulente” dell’allora pubblico ministero di Vigevano, Rosa Muscio. Il capitano Marino del Ris di Parma “intendeva individuare i fluidi biologici riccamente cellularizzati” e potenzialmente comparabili, andando alla ricerca di “sangue e saliva”. il professor Previderé e la dottoressa Grignani, che hanno già svolto gli accertamenti per la Procura di Pavia sul dna sulle unghie di Chiara Poggi e hanno partecipato all’incidente probatorio nel 2025, specificano che c’è “l’obbligo” di “precisare come esista una significativa variabilità della concentrazione di dna tra i due fluidi biologici menzionati – sangue e saliva – sopratutto se misurata con metodiche di quantificazione basata su principi differenti” come la PCR e la fluorescenza. In sintesi: sui pedali della bicicletta – dove il Ris scrisse di aver trovato 8 “microtracce” che, con il “combur” test utilizzato per la presenza di sangue ed emoglobina, hanno tutte dato “esito positivo” oltre ad “almeno due leucociti”, cioè globuli bianchi di cui fu scattata la fotografia al microscopio – e sul cucchiaino della mattina del delitto non c’è né la stessa quantità di dna né la stessa tipologia di dna.

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