Cronaca

Garlasco: Tizzoni, da pm ignorate prove su Stasi togliendo ciò che non piace

L’inchiesta su Andrea Sempio e l’omicidio di Chiara Poggi avrebbe “bypassato i punti centrali della condanna di Alberto Stasi” e “non si può immaginare una revisione del processo togliendo quello che non piace e che non torna ma senza spiegarlo”. Lo afferma l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, che nel weekend ha terminato una lettura preliminare degli atti e le consulenze depositate dalla Procura di Pavia per il delitto di Garlasco. “La famosa ‘camminata’ – afferma Tizzoni citando la principale prova che ha portato alla condanna di Alberto Stasi – viene liquidata in una paginetta, non viene trattata minimamente dal Ris di Cagliari né dagli altri consulenti che dovevano confrontarsi semmai con la perizia Testi-Bitelli-Vitturari del 2014 e che, all’epoca, fecero una perizia geomatica, che non viene proprio considerata”. “E’ oggettivamente strano e non riesco a capacitarmene – prosegue Tizzoni – di come sia uscita dalla scena la bicicletta nera” che per le sentenze, anche quelle di assoluzione per Stasi come il gup Vitelli nel 2009, è il mezzo con cui si è recato sulla scena del crimine l’assassino. Per il legale dei Poggi ciò “sarebbe comprensibile se oggi il comando carabinieri di Moscova avesse individuato – faccio una battuta – un postino, un panettiere, un amico, chiunque, che fosse proprietario di quella bicicletta per poterla togliere dalla scena”. “Ma quella bicicletta è lì negli atti, da sempre” e non verrebbe trattata nella nuova indagine. L’impressione del legale di parte civile è che “dalla lettura delle consulenze non emergano realmente elementi che possano sconfessare la sentenza passata in giudicato a carico di Stasi, proprio non vedo spazio per una revisione”. “Né dalla consulenza medico-legale della dottoressa Cattaneo – afferma – né dalla consulenza di Dal Checco dal punto di vista informatico, né dalle consulenze del Ris per quanto riguarda la BPA”. “L’unico tema che rimane – prosegue – e a me dispiace veramente che rimanga da esplorare è l’impronta 33”, quella palmare che per la Procura di Pavia appartiene a Sempio e che invece “il nostro dattiloscopista e, leggo negli atti, anche altri, hanno forti perplessità che abbia il numero di minuzie per essere attribuita non a Sempio ma a chicchessia”. “Avevo chiesto all’epoca di sottoporla in incidente probatorio e di farla verificare da un perito terzo”, conclude Tizzoni citando il fatto che “era già in essere la perizia dattiloscopica” assieme a quella sul dna e “sarebbe stato economico, anche in termini di tempo e di costi” trattare la 33. Poi l’avvocato Liborio Cataliotti, lega di Andrea Sempio.
Cataliotti (Sempio): “ Trascrizione audio Sempio non prova nulla”
“Dalla trascrizione di quell’intercettazione, di cui non disponiamo ancora dell’audio, si comprende che è incomprensibile, mi scuso per il bisticcio di parole, ma l’audio non è chiaro, non è nitido”. Cataliotti, è intervenuto a ‘Dentro la Notizia’ su Canale5 sulle intercettazioni ambientali di Sempio, definite autoaccusatorie in merito all’omicidio di Chiara Poggi, per cui è indagato con l’accusa di omicidio volontario. “Ammettiamo, senza concederlo, che sia un audio fedele” – aggiunge Cataliotti – “è successo qualcosa quel giorno alle nove e mezza’ dal mio punto di vista, se non lo si vuole necessariamente relativizzare all’omicidio, non vuol dire nulla. E, dico di più: anche se si relativizzasse la frase ‘alle nove e mezza è successo qualcosa’ non sarebbe probante di nulla” – conclude Cataliotti.
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