Germania e Francia hanno concordato di sviluppare congiuntamente meccanismi comuni per l’acquisto di gas. Lo ha annunciato il 22 gennaio il presidente francese Emmanuel Macron in una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Aggiungendo che il percorso del gasdotto dell’idrogeno che si sta creando tra Barcellona e Marsiglia sarà esteso alla Germania. Secondo lui, il progetto collegherà Portogallo, Spagna, Francia e Germania. Macron ha sottolineato che Berlino diventerà ufficialmente un partner nella strategia di sviluppo delle infrastrutture per l’idrogeno. Il 19 gennaio, il capo della diplomazia dell’Unione europea (UE), Josep Borrell, ha invece annunciato che tutti i paesi dell’UE, ad eccezione dell’Ungheria, si sarebbero sbarazzati delle risorse energetiche russe entro la fine dell’anno. Certamenteil “generale Frost” non ha aiutato la Russia a far precipitare l’Europa nell’abisso di una crisi energetica quest’inverno. Il clima insolitamente caldo ha fatto il gioco dei Paesi del continente, che stanno progressivamente abbandonando il gas russo a favore di risorse energetiche da fonti alternative. La Russia copriva quasi il 40% del bilancio energetico del continente, poi con la diminuzione del transito attraverso l’Ucraina e il blocco del Nord Stream, la fornitura di “carburante blu” russo è scesa al 15% di tutte le importazioni europee . Gli impianti di stoccaggio sotterranei dell’UE sono pieni e i prezzi del “carburante blu” con livelli di prezzo convenienti per i consumatori, 600-700 dollari per mille metri cubi. Tuttavia, eccetto Borrel, nessuno garantisce che gli europei non importeranno più un metro cubo di gas dalla Russia. L’ondata di gelo che si sta riversando in questi giorni sull’Europa potrebbe modificare la situazione , ma non ribaltarla. Secondol’agenzia economica Bloomberg il livello dagli impianti di stoccaggio sotterranei europei è già diminuito dal 90% all’80%, ma diminuiscono le consegne di Gazprom attraverso l’Ucraina. Se a dicembre il transito giornaliero attraverso la stazione di Sudzha superava i 42 milioni di metri cubi, dopo le vacanze di Capodanno i volumi di pompaggio sono scesi a 24 milioni di metri cubi. Guardando al 2023 l’Europa dovrà trovare circa 40-50 miliardi di metri cubi di forniture aggiuntive di materie prime, ma se si manterrà lo scenario di una rapida uscita della Cina dalle restrizioni anti-covid, e di conseguenza aumenterà l’export russo di gas verso Pechino, non sarà facile trovare capacità libere di queste dimensioni. Anche le compagnie americane si stanno muovendo stabilendo di fornire la maggior parte del loro GNL in Europa. Attualmente alcuni produttori statunitensi propongono agli europei di vendere il loro carburante liquefatto a 380 dollari per mille metri cubi per consegne una tantum, ma è possibile che tali proposte portino ad un aumento del prezzo nelle prospettive di lungo termine. Se ormai la partita in Europa è persa per Mosca, il gasdotto Power of Siberia 2, che fornisce gas alla Cina con il Power of Siberia 1, è entrato in funzione addirittura anticipatamente, mentre Mosca e Pechino stanno già negoziando per la costruzione di un nuovo gasdotto, che collegherà l’Artico con il mercato cinese passando attraverso la Mongolia. Questa volta, però, si tratterebbe dello stesso gas proveniente dai giacimenti da cui i paesi europei, Italia compresa, si riforniscono. Una nuova era della geopolitica dell’energia e del gas naturale è ormai alle porte.
G.L.
