C’è un’anziana zia, 90enne, che ha preparato una torta per la sera della vigilia ma poi non si è fermata a cena e non l’ha mangiata. E poi c’è una donna “esterna” alla famiglia, ma molto vicina e a conoscenza di abitudini e spostamenti, che potrebbe aver trovato il modo di far arrivare la ricina nella casa della famiglia Di Vita. Sono due delle piste su cui stanno lavorando gli inquirenti che indagano sull’avvelenamento di madre e figlia, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte dopo aver assunto ricina a Pietracatella nei giorni a cavallo del Natale. Del caso si è riparlato a ‘La vita in diretta’ ed è appunto qui che sarebbe emersa la convocazione in Questura Isuccia, l’anziana zia di Gianni Di Vita che avrebbe preparato una torta in occasione della vigilia di Natale. Nessuna delle persone sedute a tavola, però, ad eccezione di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ha accusato malori. È ormai evidente che gli inquirenti stanno passando al setaccio tutti i pranzi e cene di quei giorni, andando oltre il focus sulla cena del 23 dicembre (fino quella ritenuta ‘incriminata’), quella a cui mancava da casa la sorella 19enne. Sotto controllo ci sono anche il pranzo e la cena del 24 dicembre (dove la famiglia di vita pranzò e cenò fuori casa) e anche il giorno di Natale. In queste ore in Questura saranno di nuovo asclotati, Gianni Di Vita e la figlia 19enne Alice.
SLITTANO LE PERIZIE
Intanto, stanno proseguendo gli accertamenti tecnici sui reperti biologici e quelli informatici su cellulari e dispositivi sequestrati a casa della famiglia: sia i cellulari in uso alle due vittime, sia i pc, i tablet e il modem. L’analisi prosegue sui dati contenuti nel cellulare di Alice Di Vita, la figlia maggiore di 19 anni. L’inchiesta, che sembrava essere vicina a un punto di arrivo, richiederà invece un po’ più tempo del previsto: la Procura ha dato tempo fino al 30 giugno ai periti, che avevano chiesto più tempo, per consegnare gli esiti definitivi delle autopsie (che contengono anche tutte le analisi relative alla ricina individuata nel sangue e nei tessuti delle due donne e non invece nel sangue di Gianni Di Vita, che è stato però esaminato solo due mesi dopo il prelievo).
LA DONNA ESTERNA ALLA FAMIGLIA
Oltre alla pista di un avvelenamento maturato all’interno della famiglia (legato a presunti contrasti e attriti di cui ancora non si è saputo nulla), gli inquirenti starebbero approfondendo la posizione di una donna esterna al nucleo familiare, ma comunque molto vicina alla famiglia. Gli investigatori, scrive il Messaggero, la descrivono come una figura potenzialmente lucida e organizzata, addirittura una “donna dalla mente diabolica” e una persona che potrebbe aver agito in modo preciso, proprio perchè conosceva le abitudini e i movimenti della famiglia Di Vita. Il cerchio delle indagini, ma questo si sapeva già da un paio di settimane, si è stretto intorno a quattro-cinque persone.
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