Politica

Giuseppe Saragat 1938: “Oggi è il momento degli uomini inquieti, degli uomini insonni, dei tormentatori della propria e dell’altrui coscienza “

di Umberto Costi (*)

Motus in fine velocior è locuzione che poco si addice alla situazione politica italiana, stante la perdurante ossificazione in cui si trova e per la quale molta responsabilità hanno i due partiti maggiori, portatori non sani di conservatorismo, la cui espressione di malattia si manifesta con la “morta gora” in cui annaspano istituzioni, sistema produttivo e sistema delle alleanze con i due schieramenti arroccati in due rigidi blocchi “l’un contro l’altro armato”.  Dal 1994 in poi le diverse leggi elettorali, Mattarellum, Porcellum, Rosatellum, superando il sistema proporzionale puro hanno istituzionalizzato il bipolarismo; si badi bene un sistema bipolare non è di per sé un male assoluto. Il Regno Unito dove vige il “first past the post” ne è una prova. Ma nell’Italia del multipartitismo le cose stanno in maniera significativamente diversa. E’ assente infatti all’interno delle due coalizioni e in particolar modo in quella impropriamente chiamata di centro-sinistra, un retaggio comune o quanto meno una compatibilità storica, politica, culturale e valoriale tra i partiti che le compongono. Non è banalità concettuale. Su questa “anomalia” si fonda una delle debolezze del nostro sistema politico a cui fa eco una seria crisi della democrazia rappresentativa su cui si fonda la nostra Costituzione. Un bipolarismo alimentato da una legge elettorale per sua natura distorsiva, è la causa di una politica basata sullo scontro a ogni costo, spesso volgare nei toni e nei contenuti, volto a un estenuante e quotidiana ordalia parossistica  su ogni argomento ;  pratica che indebolisce i principi democratici ed è ansiogena per i cittadini. Una dialettica siffatta non si preoccupa del domani e spesso neanche dell’oggi. La mancanza di progettualità spegne la fiducia nel futuro soprattutto delle giovani generazioni. Mi piace ricordare che i socialdemocratici si sono formati sull’insegnamento dei grandi pensatori socialisti marxisti e non marxisti dell’Ottocento per i quali il socialismo ha intrinseco il concetto di futuro. Comprendiamo e rispettiamo la delicata posizione del PD che a scapito di un disegno profondamente riformatore della struttura paese e della grande tradizione di cui è erede, è costretto a mantenere di “necessitate” rapporti al limite della sudditanza con M5s e AVS pur di sconfiggere la destra.  Eppure la storia dimostra quanto sia necessaria una consolidata affinità politico-programmatica nonché culturale con i propri alleati. I tempi dell’Ulivo sono tramontati e non riproponibili anche per una oggettiva carenza di leadership.  Non possiamo trascurare che il centro destra è indubbiamente percepito più “squadra”, più omogeneo, pur essendo privo, eccezion fatta per Forza Italia, di solida e trasparente tradizione democratica. Anzi! La verità incontestabile è la mancanza di una “cultura dell’opposizione” essenziale ai fini di una corretta e responsabile dinamica democratica. Ma come accennato non solo è opportuno ma necessario che una coalizione si coaguli all’interno di un perimetro storico in cui si incontrano valori , battaglie e vicende compatibili tra i diversi pensieri . Non si sfugge dalla compatibilità. La storia, quella dei fatti cioè, è un implacabile testimone oculare e la sua nemesi è sempre pronta a presentare i suoi artigli .Soltanto la conciliabilità storica e culturale può dar vita, oggi, ad una sintesi politica credibile ed affidabile poiché come sosteneva Benedetto Croce nell’apparente paradosso, “Ogni storia è storia contemporanea”. A lungo ci siamo sentiti come Vladimiro ed Estragone auspicando che Godot, il PD, approdasse sulla sponda del fiume dove siedono i grandi italiani ed europei della ultracentenaria storia del socialismo democratico. Il tempo è maturo perché il PD ripensi se stesso. Lo auspico sinceramente. Se farà questo, se saprà guardare “au dessus de la melèe” , rimuoverà una parte importante degli ostacoli che impediscono un dialogo costruttivo non solo con la costellazione dei riformismi socialisti ma anche con quell’area liberale, repubblicana, europeista ,atlantista e non violenta di cui i cittadini cominciano  a sentirne la necessità . Il Pd è un grande partito, figlio di una grande storia, fondamentale per la tenuta democratica e sociale del paese. Costruisca un progetto Italia con chi ha fatto la storia del Risorgimento e con i partiti che a partire dall’otto Settembre 1943  riscattarono gli italiani dall’ignominia in cui li aveva precipitati il fascismo e la monarchia e che scrissero la Costituzione repubblicana.  Confidiamo quindi che Godot si affretti. Nel frattempo non possiamo rimanere sul passo. Guardiamo con attenzione e occhio critico a ciò che sta avvenendo nel centro laico e cattolico, nel mondo liberale, repubblicano, radicale ,socialista e dell’ambientalismo non ideologizzato. Con il gruppo dirigente di SD si riflette sull’opportunità di riscoprire il significato politico di Terzaforzismo come luogo non di centro bensì centrale, che aggreghi e coinvolga partiti e società civile, disponibili alla nascita di una concentrazione dei diversi riformismi non rassegnati a un dualismo sterile, autoreferenziale e logorante, incapace di rappresentare la pluralità sociale ed economica del Paese. Auspichiamo che  il PSI comprenda che il campo largo non può rappresentare un fine politico e strategico.
Un sistema elettorale proporzionale, con una soglia di sbarramento ragionevole e la sfiducia costruttiva sul modello tedesco potrebbe aiutare a dar corpo all’idea terzaforzista. Essa trova ispirazione dai recenti risultati dei referendum dell’8 e 9 giugno 2025 . Circa il 16% che ha votato No ai referendum non ha seguito le indicazioni né del centro destra (anche se molti elettori di Forza Italia si sono recati alle urne) né del centrosinistra. E’ una percentuale di italiani che può rappresentare , non è detto naturalmente, la base di partenza per dare voce a quel “buon senso che si nasconde per paura del senso comune”. Non amo le semplificazioni ma mi pongo la domanda : è lo spazio del Terzaforzismo? Credo di si.  Sarebbe una novità forte della politica italiana, solida culturalmente, storicamente, politicamente, aperta al dialogo, a certe condizioni, con il maggior partito di opposizione ed eventualmente con i futuri auspicabili “pentiti” liberali del centro destra.
Concludo ricordando che già Henri Bergson esponente dello spiritualismo francese, metteva in guardia dal rischio che la politica cedesse agli interessi particolari e meglio organizzati, e metteva in guardia anche dal rischio che la democrazia degradasse a sistema di pubblicità politica, in un “meccanismo viziato di ricerca di consensi e potere”. La soluzione secondo Bergson, e modestamente anche per noi,  è “l’èlan vital”… Riusciremo a spiccare il volo? Insieme si !

(*)  Segretario SD

Related posts

Desideri (Dc): “Urgente aiutare, concretamente, il settore ortofrutticolo emiliano-romagnolo e marchigiano”

Redazione Ore 12

Conte: “Il reddito di cittadinanza non è in discussione, al massimo si migliora”

Redazione Ore 12

L’Italia sovranista senza più voce in capitolo

Redazione Ore 12