di Francesco Floris (*)
Milano, 21 mag. (LaPresse) – Tecnici in appalto per il Ministero della Giustizia sospettati di spiare i magistrati con il software ECM. È emersa solo giovedì la notizia che la Procura di Milano e la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, diretta da Giovanni Melillo, hanno disposto a marzo una serie di “perquisizioni domiciliari e informatiche” a carico di personale di “ditte” in appalto con via Arenula per svolgere attività di “assistenza informatica”. Sono tre gli indagati per l’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico con intrusioni informatiche che risultano concentrate “nel distretto giudiziario di Torino”, fa sapere il Procuratore di Milano, Marcello Viola, in una nota. Fra questi c’è il il tecnico indicato da Report con il nome di ‘Stefano’ che a gennaio si era reso protagonista dell’esperimento effettuato con il consenso del gip di Alessandria, Aldo Tirone, per dimostrare come fosse possibile ‘bucare’ i dispositivi installati all’interno di Tribunali e Procure in uso ai magistrati, senza lasciare alcuna traccia. È sempre lui a essere indagato per un presunto accesso abusivo sul personal computer del Procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, con cui avrebbe mandato una mail a nome del magistrato. Domenica nella puntata del programma condotto da Sigfrido Ranucci l’uomo si è difeso sostenendo che “il Procuratore aveva chiesto l’installazione di una stampante a colori sul suo computer, con tanto di ticket d’intervento. Che io eseguo come da prassi. A fine installazione è partita questa mail. Mai entrato nella sua casella di posta. Un clamoroso equivoco, spero che il procuratore ne venga messo a conoscenza”.
Secondo l’inchiesta milanese, condotta dagli investigatori della polizia postale e coordinati dai pubblici ministeri Enrico Pavone e Francesca Celle con il Procuratore Viola, l’intrusione informatica ai danni di almeno 2 magistrati sarebbe avvenuta “attraverso la forzatura” del sistema ECM e sarebbe stata “resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore”. I tecnici perquisiti avevano la “disponibilità” di credenziali e password per via dei “contratti” stipulati dalla rispettive aziende con il Ministero di via Arenula. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati a marzo agli indagati sono ancora in corso e gli inquirenti puntano a verificare se si sia trattato di prove tecniche di vulnerabilità del sistema ‘Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager’ – implementato dal Ministero a partire dal 2019 per l’aggiornamento delle postazioni di lavoro da Windows 7 alle versioni più recenti di Windows e per l’adeguamento dei sistemi agli aggiornamenti di sicurezza – o di veri crimini informatici, magari alla ricerca di informazioni sui magistrati e sulle loro indagini e processi. Da quanto appreso da fonti vicine al fascicolo il Ministero guidato da Carlo Nordio, tecnici e dirigenti sono completamente estranei all’inchiesta che anzi è partita inizialmente da un esposto di via Arenula dopo le anticipazioni di Report a gennaio 2026.
(*) La Presse
