La guerra di Trump

Gli scambi di colpi tra Iran e Israele rompono  la tregua, ma Trump vede vicino l’accordo

di Giuliano Longo (*)

Nelle ultime 24 ore il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti è ormai entrato nella ripresa del di fuoco fra attacchi e contrattacchi, la prima dopo 61 giorni dalla tregua fissata dalle tre parti. Il tutto in una rapidissima sequenza: attacco iraniano la sera del 7 giugno,  rappresaglia israeliana nella notte di oggi 8 giugno su obiettivi militari nell’ovest e nel centro dell’Iran. Nel mezzo, Donald Trump che tenta di frenare Netanyahu e chiede a l’Iran di ripristinare la tregua in vista di un accordo ormai imminente.

La sera del 7 giugno missili iraniani su Israele

 

Intorno alle 21:00 ora locale, l’IDF – esercito israeliano – segnala il il lancio di missili balistici dall’Iran verso il nord di Israele. Sirene d’allarme nel centro e nel nord del Paese e anche Tel Aviv, mentre la difesa aerea afferma di aver intercettato tutti i missili con i sistemi di difesa in. funzione Non si sono registrate vittime.

 

Secondo l’IRGC iraniana, il bersaglio designato era  è la base aerea di Ramat David, nel nord di Israele da cui erano decollati i caccia che poche ora prima  avevano colpito la periferia a sud di Beirut, in particolare il quartiere di Dahieh, roccaforte di Hezbollah.

 

L’IRGC  afferma di aver lanciato 10 missili e Israele annuncia l’immediata rappresaglia.

 

La sequenza dei fatti inverte la dinamica delle settimane precedenti: da aprile a giugno Israele ha colpito Hezbollah in Libano, ma aveva evitato attacchi in territorio iraniano e Teheran, a sua volta, si era astenuta dal lanci misilistici su Israele limitandosi a sostenere Hezbollh, ma mettendo in chiaro con Trump che anche Hezbollah stessa è al centro dei negoziati,

 

Trump in mezzo:Fermatevi l’accordo è vicino”

 

Donald Trump, nel fine settimana segue la crisi in diretta. E al telefono per mezz’ora chiede a Netanyahu di non rispondere all’attacco “ siamo vocini a un buon accordo”, gli dice e dichiara a Fox News rivolto agli iraniani “Avete lanciato i missili, basta. Tornate al tavolo per l’accordo”. Eppure come nel gioco delle tre carte, continua a separe  la questione Libano dal complesso delle trattative poichè dichiara  di non “esigere” che il Libano sia incluso nel cessate il fuoco con l’Iran.

 

Ma Bibi non scherza  e insiste ribattendo che le operazioni contro Hezbollah proseguiranno facendo infuriare Donal che per l’ennesima volta afferma che Netanyahu farà quello che vuole lui,

 

Nel frattempo integralisti – più o meno religiosi – del suo Governo  lo incitano a proseguire per la strada della occupazione del libano e di cominciare a prendere le distanze dagli Stati Uniti, eccitando negli stati Uniti l’agitazione degli eletti Democratici ebrei a Capitol Hill che fanno lobby con I loro colleghi Repubblicani.

 

Il nodo Libano

 

La scintilla è l’attacco israeliano del 7 giugno alla sud di Beirut, ordinata da Netanyahu in risposta a lanci di razzi di Hezbollah verso il nord di Israele. L’Iran più volte ribadito che ogni accordo con Washington dipende anche da un cessate il cessate il Libano. accusando Israele e Stati Uniti di violare il fuoco cessate dell’8 aprile.

 

Cosa cambia ora

 

Il rischio è il di un’escalation incontrollata che sfugga al controllo delle parti. L’Iran usa i missili per deterrenza nel tentativo di indurre Washington a fare pressioni su Tel Aviv, ma  nel frattempo lancia i suoi missili anche su Kuwait e Bahrain di fatto riallargando il conflitto, altro che tregua!

 

La conclusione è che nell’arco di 12 ore il cessate il fuoco fra le parti  di aprile va a pezzi, mentre  nessuno dei due attorio sembra cercare una soluzione definitiva. Teheran parla di “avvertimento” e vuole lo stop dell’aggressione israeliana in Libano. Israele colpisce Teheran per rappresaglia ma non annuncia una campagna di attacchi più estesa, ma solo per ora. Trump tenta di ricucire, anche se la sua influenza su Netanyahu appare davvero limitata.

 

Il futuro dipende quindi da due variabili intrecciate: la prima riguarda  cosa deciderà Israele sia nel continuo allargamento nella sua occupazione in Libano, sia nella prosecuzione dei bombardamenti su Teheran. La seconda riguarda la possibilità che Teheran in qualche modo stralci la situazione del Libano dalla trattativa con Trump, imponendo un nuova tregua che he in ogni caso resterà fragile creando un continuo focolaio di tensione armata.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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