di Giuliano Longo
Sino a pochi giorni fa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump spingeva per una “risoluzione diplomatica” sulla questione nucleare iraniana.
Ora gli Stati Uniti si sono uniti a Israele nell’attacco all’Iran che The Donald ha definito “attacco di grande successo”, come d’altronde tutto quello che fa con cappellino MAGA o senza.
Come ha affermato in modo drammatico la CNN, “una notte di mezza estate del giugno 2025 potrebbe essere ricordata come il momento in cui il Medio Oriente è cambiato per sempre; quando la paura dell’annientamento nucleare è stata spazzata via da Israele; quando il potere dell’Iran è stato neutralizzato e quello dell’America è cresciuto”.
Solo che la “paura dell’annientamento nucleare” non ha nulla a che fare con gli attuali attacchi israelo-americani contro l’Iran, che sono stati diligentemente presentati dai media statunitensi, come attacchi “solo” contro strutture militari e nucleari.
Se non fosse per quelle irrilevanti centinaia di morti civili che non contano anche per i media nostrani che levano solo qualche lacrimuccia per i 50mila morti palestinesi a Gaza che crescono giorno per giorno, anche grazie al continuo intervento “umanitario” dell’esercito israeliano.
A chiunque non si occupi di difendere le depredazioni territoriali e umane di Bibi, è chiaro che Israele persegue una guerra con la quale riesce a spuntarla su una fragile opposizione, mentre gran parte dell’opinione pubblica israeliana è favorevole alla guerra con L’Iran.
Che peraltro si è sempre peritato a parole, ma irresponsabilmente, di distruggere lo Stato Ebraico.
Oltre a distrarre il mondo dal genocidio in corso nella Striscia di Gaza da parte di Israele, dove palestinesi affamati continuano a essere uccisi quotidianamente mentre cercano cibo e altri aiuti, Netanyahu è anche riuscito a distogliere l’attenzione dal suo coinvolgimento in numerose accuse di corruzione in patria.
Di questo passo, come ha detto Bill Clinton due giorni fa, Bibi camperà al potere per almeno altri 20 anni, se non per sempre.
L’iniziale insistenza di Trump sulla diplomazia con l’Iran, diciamocela pure, ha fatto uscire fuori dai gangheri Netanyahu, fortunatamente la situazione è stata ora risolta con il bombardamento della notte di mezza estate che, secondo il presidente, ha “distrutto” i siti nucleari iraniani. Risultato sul quale esperti di mezzo mondo non sono poi così concordi.
L’Iran è da tempo nel mirino degli Stati Uniti, con molte figure dell’establishment (repubblicano e democratico) che hanno sempre accarezzato l’idea di dare una lezione agli Ayatollah cui dovrebbe subentrare alla sua autocrazia religiosa con la “vera” democrazia.
Democrazia tutta Stars&Strips, ovviamente, che non pare abbia trionfato in Iraq e recentemente in Afghanistan dove anche lì furono sganciate le famose bombe di profondità che avrebbero dovuto eliminare il famigerato Bin Laden.
Peraltro va ricordato che nel 2002, l’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush inserì la nazione nel suo “asse del male”, insieme a Iraq e Corea del Nord, dove peraltro Trump , “il Pacificatore” ,incontrò nel giugno 2018 il dittatore Kim Jong-nun definendolo suo “grande amico”.
Eppure, pur essendo una spina nel fianco dell’egemonismo statunitense, il comportamento dell’Iran è stato apparentemente meno, (si può dire?) “malvagio”, rispetto a quello di altri attori internazionali come Israele che respinge il termine “genocidio” nei confronti dei palestinesi, ma di fatto lo compie..
E non è stato certamente l’Iran quello che ha trascorso gli ultimi decenni a bombardare e ad inimicarsi la gente in ogni angolo del mondo, dal Vietnam, all’Iraq e oggi in Iran.
Fra l’atro l’unica potenza nucleare clandestina in Medio Oriente non è l’Iran, bensì Israele, che si è rifiutato di firmare il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) e non ha mai consentito alle Nazioni Unite di applicare misure di sicurezza alle sue strutture.
Non ha caso L’Organizzazione dei Paesi Islamici (OCI), in maggioranza sunniti e storici avversari dell’Iran sciita, ha adottato una risoluzione congiunta nella quale fra l’alto chiede a Israele di “aprire tutti i suoi impianti nucleari al monitoraggio, nel rispetto delle ampie garanzie dell’AIEA, come prova della non violazione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare .
Come invece era previsto per l’Iran nel precedente trattato internazionale sul nucleare iraniano che Trump stesso ha stracciato nel 2028 durante il suo primo mandato.
Coloro che applaudono gli attacchi contro l’Iran citando la indubbia natura “oppressiva” del governo iraniano, farebbero bene a ricordare che 1953, la CIA orchestrò un colpo di stato contro il leader iraniano democraticamente eletto, Mohammad Mossadegh.
Un golpe che aprì la strada al lungo regno dello Scià, amante della tortura, e successivamente alla rivoluzione islamica di Khomeini del 1979.
Com’era prevedibile un raggiante Netanyahu si è prodigato a ringraziare Trump per per la sua “decisione coraggiosa” di attaccare l’Iran “con la straordinaria e giusta potenza degli Stati Uniti” con una azione che “cambierà la storia” rendendo il mondo “più sicuro”.
A questa narrazione più o meno apertamente, si accoda quasi tutta la stampa occidentale che si affanna a giustificare attacchi illegali contro una nazione sovrana.
Con la tragica ipocrisia che lascia mano libera a nazioni Israele e USA) dotate di un pesante apparato nucleare che paradossalmente si impegnano a fronteggiare le “minacce” nucleari, delle quali loro stesse sono complici.
Senza considerare che Israele per “difendere la propria sopravvivenza” qualche atomica tattica “dissuasiva” potrebbe pure lanciarla se quelle carogne di Ayatollah non vengono eliminati e magari osano pure reagire.
Nessuno sa cosa farà Trump, che si vanta di comportamenti spontanei e maniacali, ma state certi che gli amici che ci guadagneranno saranno, tanto per cominciare i CEO dell’industria bellica.
Mentre i piccoli risparmi verranno colpiti dal calo delle Borse (in mano a pochi giganti finanziari che non perdono mai) e i consumatori che vedranno schizzare il prezzo della benzina se gli Iraniani chiudono lo stretto di Hormuz.
Ma la mossa di Trump che inganna e imbroglia promettendo decisioni entro 15 giorni e poi attacca due notti dopo non è affatto demenziale.
Perché lui sa benissimo che la Russia, pur legata da un accordo strategico non militare con l’Iran, non interverrà se non con i soliti ammonimenti e vacue sollecitazioni per la pace.
Troppi scheletri ucraini negli armadi di Putin, troppe violazioni del diritto internazionale più o meno motivate, un Putin che vuole schivare la potenza militare statunitense, proprio mentre starebbe vincendo la guerra.
La Cina che pure ha enormi interessi economici con l’Iran, sta tessendo una rete di accordi con Trump sui dazi (ma chi si fida?) e tendenzialmente non interviene sui conflitti internazionali anche visto che a breve dovrà affrontare quello probabile su Taiwan.
E l’Europa cosa può fare? Intanto si può riarmare pesantemente contro la Russia, al resto del mondo (con qualche balbettio ipocritamente pacifista) ) ci pensa l’America…come al solito.
aggiornamento guerra Iran-Israele-Usa ore 11.25
