di Giuliano Longo (*)
Il Corriere della Sera – con malcelato entusiasmo – titolava così nella sua odierna edizione ed in parte, ma solo in parte poichè il resto è solo “promozione “delle posizioni europee sulle possibilità – annunciate da Zelensky – di infliggere colpi decisivi alla Russia se non a beve a medio termine.
I droni ucraini stanno davvero tagliando i rifornimenti russi e hanno cambiato il modo di fare guerra, ma “cambiare il conflitto” non significa “vincere la guerra”. Spiego perché, utilizzando le valutazioni degli analisti USA, meno coinvolti in questa narrazione euro-ucraina..
È vero: Kiev ha aperto un “corridoio” di droni sulle linee logistiche russe
Dal maggio 2026, l’Ucraina ha lanciato una “logistics lockdown” mirata. Non più solo carri armati al fronte, ma droni a medio raggio da 50 a 300 km che colpiscono ponti, treni, camion cisterna e depositi carburante dietro le linee russe.
Di fatto a giugno la Crimea è isolata e Kiev ha colpito depositi a Kerch, chiuso il ponte di Chonhar e la R-280 Rostov-Simferopol. Risultato, le stazioni di servizio della penisola hanno sospeso le vendite al pubblico, carburante solo per l’esercito e servizi essenziali. La “land bridge” verso la Crimea è diventata una “highway of death” piena di camion bruciati.
L’analista francese Clément Molin ha mappato centinaia di colpi fino a 300 km dal fronte con 20 treni colpiti da gennaio 2026, molti dei quali cisterna. Il ministro ucraino Fedorov parla di “corridoi” aperti per droni a lungo raggio dopo aver spento le difese aeree russe.
La Russia in difficoltà e l’Institute for the Study of War – di orientamento filoucraino – conferma che i droni FPV ucraini sono 1,5 a 1 rispetto a quelli russi e il vantaggio cresce. Milblogger russi ammettono carenza di carburante e rallentamento rotazioni del personale nel Donetsk e Luhansk per i colpi alle linee di comunicazione terrestre
Zelensky l’ha detto chiaro: “Russia comprende solo la forza, e la nostra forza a lungo raggio funziona per la pace”, quindi il corridoi “aperto” di cui scrive il Corriere esiste ed è un
corridoio aereo di droni che rende insicuri i rifornimenti russi a 20-200 km dal fronte.
“Così Kiev cambia il conflitto” è una narrazione da ridimensionare
Qui parte la propaganda. Cambiare le tattiche non è cambiare l’esito strategico e su questo gli esperti USA sono concordi:
IL Generale Ben Hodges, ex comandante US Army Europe è stato tra i primi a dire che la Crimea crolla se Kiev mantiene la pressione logistica. Per lui i droni sono la chiave per “affamare” le forze russe nel sud, ma anche Hodges avverte che serve continuità poichè I droni da solo rallentano e logorano, ma non sfondano.
Per l’ Institute for the Study of War I droni ucraini “aumentano pressione, degradano capacità offensive russe e preparano il campo per future offensive”, ma le parole chiave sono “preparano”, non “decidono”. L’ISW nota che i russi hanno perso terreno nel sud proprio per la vulnerabilità logistica, ma la linea del fronte resta stabile. Affermazione che appare contraddittoria perchè non si perde terreno se la linea del fronte è stabile. Ma l”istituto è finanziato in parti uguali (circa metà budget ciascuna) dalla Confederazione Svizzera (fondi federali) e dalla SSR (Società svizzera di radiotelevisione a sua volta sostenuta principalmente dal canone
Per James Rogers del Cornell Tech Policy Institute” non c’è dubbio che i droni abbiano permesso all’Ucraina di resistere più a lungo del previsto anche se nessuna delle due parti li sta usando per una vittoria decisiva o trasformativa, ed è a questo punto che sorge la scomoda domanda: “hanno cambiato tutto o la storia è più sfumata?”.
Per Kate Bondar, del Centro di Studi Strategi internazionali (CSIS). i software per droni collaborativi ci sono, ma al fronte i militari non li usano su larga scala per paura di errori poichè l’intelligenza Artificiale non distingue ancora un soldato russo da un civile. O additrittura da un soldato ucraino Quindi l’“hive swarm” – lo sciame di api – futuristico resta in laboratorio.
Per Nicholas Grossman, della Illinois University l’“Operation Spiderweb” – l’operazione ragnatela – contro basi aeree russe è impressionante, ma non ridefinisce la guerra. Richiede mesi di infiltrazione e risorse statali e “riduce la capacità russa per un po’, non la elimina”.
Che tradotto significa che i droni hanno cambiato come si combatte, ma non “chi vince”. Hanno trasformato 30-60 km dietro il fronte in “zona di negazione assoluta” dove ogni movimento è visto e colpito.
Alexandra Bailey di Fujitsu UK lo chiama “deep zone denial” a costo bassissimo, ma .negare non è conquistare.
Il parere americano: droni utili, ma non miracolosi
Gli USA guardano all’Ucraina come laboratorio e ne traggono tre lezioni: la prima è che I droni battono la logistica, non la massa. La dottrina USA classica punta su superiorità aerea e artiglieria pesante.
In Ucraina vince il drone da 500 dollari contro il camion da 200.000.. L’US Army ha messo 1000 droni per divisione nel suo piano da 36 miliardi. Il segretario Dan Driscoll ammette che il sistema “Delta” ucraino integra sensori e piattaforme meglio di quanto faccia l’US Army oggi. Quindi li americani sono invidiosi della velocità d’innovazione ucraina.
Ma la seconda lezione è che senza autonomia e motori, il vantaggio svanisce. Infatti il collo di bottiglia europeo sono i mini turboreattori per droni a lungo raggio. L’Ucraina ha raggiunto i 3000 km di autonomia, ma gli esperti USA avvertono: che senza motori e processori economici non regge ed è l’autonomia vera, con AI che decide da sola, maè ancora anni lontana.
Infine, ed è questa la lezione più importante, i russi si adattano.
Mosca ha ridotto l’uso di droni BM-35 dopo che Starlink è stato bloccato. Quindi ha creato una “mothership drones” per portare FPV a 100 km di profondità. Ha spostato radar e depositi più indietro rispetto alla linea del fronte. Quindi la guerra dei droni sta diventando una corsa: chi innova prima vince per 6 mesi, poi l’altro copia.
Lo stesso Senato USA ha inserito Piano Strategico – NDAA 2027 – un supporto intelligence specifico per aiutare Kiev a riconquistare la Crimea. Un segnale politico forte, ma è solo supporto, non è la svolta tecnologica.
Dove i droni modificano il conflitto e dove no
I droni hanno creato un terzo livello di guerra – oltre al fronte e i bombardamenti strategici hanno creato il “middle strike” per colèpire obiettivi dai 20 ai300 km, per tagliare il rifornimento carburante, munizioni, pezzi di ricambio. Senza carburante i carri russi sono bunker fissi. Senza ponti la Crimea è un’isola. In realtà la spinta estiva 2026 è stata rallentata perché i russi hanno problemi a portare munizioni al fronte.
Inoltre I droni portano la guerra nel cuore della Russia : i cittadini di Mosca sentono i droni e vedono la raffineria Gazprom Neft colpita, che fornisce 30% del carburante alla capitale. Putin non può più vendere la sua “operazione speciale sotto controllo” ogni raffineria colpita è un messaggio: la guerra si paga anche in Russia.
La Russia ha ancora massa e artiglieria con 3 milioni di proiettili l’anno. I droni rallentano, non fermano. Kiev non ha uomini per sfondare, puoi tagliare le linee, ma poi servono brigate per occuparle e quelle mancano. La difesa russa si adatta: più EW, droni a fibra ottica, rotte alternative, quindi “logistics lockdown” funziona finché Kiev ha motori e chip che l’Occidente comunque fornisce a piene mani e gratuitamente o quasi.
Conclusione
Il titolo se Corriere è quindi vero al 50% il resto è propaganda. E’ vero che Kiev ha costruito un “corridoio” di droni che taglia davvero i rifornimenti russi. E’ vero che Crimea ha razionato il carburante., come è vero che russi perdono camion ogni giorno. Quindi gli esperti USA confermano che I droni sono oggi la parte più efficace della strategia ucraina.
Tuttavia la propaganda sta tutta nell’accezione “cambiamento del conflitto” che suggerisce una svolta decisiva? Gli analisti americani dicono no. I droni hanno evitato la sconfitta ucraina, per ora, ma non garantiscono la vittoria e tanto meno indurranno Putin alla pace. Hanno creato condizioni per un’offensiva, ma l’offensiva va fatta con fanteria , l’artiglieria e carri. E lì l’Ucraina è in difficoltà.
Il rischio è l’illusione tecnologica. Washington lo sa e infatti spinge per missili anche per una produzione con licenza in Europa. I droni sono forza moltiplicatrice, non sostitutiva.Quindi ogni titolo realistico dovrebbe essere _“Droni per tagliare i rifornimenti: così Kiev complica la vita a Mosca. Vincere è un’altra cosa”.
E forse nemmeno I promessi missili a lunga gittata, promessi a Kiev, potranno cambiare la situazione perche I russi ne stanno producedo sempre di più, non in prospettiva, ma in queste ore.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
