È arrivato poco dopo le 11 (le 11:03, per essere precisi) il video di Beppe Grillo sui suoi canali social di martedì 3 dicembre che lo ha ritratto come portatore di verità assoluta del M5S.
Nel filmato, Grillo ha cominciato il suo atto su un carro funebre, un’immagine molto forte testimone di come ormai da anni la politica non si ponga domande più su nulla, sequenze susseguite poi dall’Inno alla Gioia di Schiller e poi di Beethoven in sottofondo. Come mai, verrebbe da chiedersi, visto gli evidenti trascorsi del fondatore in ambito di pensiero europeo. Ma al di là di questo, Grillo è partito subito all’attacco. Il comico si è detto «ottimista» per le elezioni del Movimento del 5 dicembre, che si concluderanno poi l’8 dello stesso mese, ma è partito subito all’attacco di Giuseppe Conte, ironicamente etichettato come “Mago di Oz”. «Vi parlo come custode e garante dei valori del M5S. Valori scomparsi negli ultimi tre anni. I valori sono stati traditi dal Mago di Oz che non si fa mai trovare», ha detto Grillo, anticipando un durissimo attacco nei confronti dell’ex premier che durerà per tutta la lunghezza del video. L’ex garante ha voluto catalogare Conte come l’Azzeccagarbugli del Movimento e della politica italiana: «il futuro che ci aspetta io lo so già, non è una questione di essere garante o no, non lo sono stato in questi tre anni. Il Movimento è sceso dal 25% a meno della metà e mi si accusa di essere padre padrone; Oz mi ha accusato di essere “sopraelevato”. Dal suo punto di vista da sottopassaggio certo che mi vede così, ha una psicosi leggera da analizzare sotto il profilo neurologico perché sono sindromi, lui soffre di questa sindrome ripetitiva e compulsiva di proiezione a specchio: butta sugli altri quello che vorrebbe essere lui o quello che è già lui», ha detto Grillo. Da quest’analisi non emerge sicuramente una giusta indagine sulla figura del Mago di Oz, motivo per il quale verrebbe da chiedersi se la citazione è stata del tutto casuale o se fatta proprio in virtù dell’uscita del film Wicked nelle sale, adattamento del musical di Broadway basato in parte proprio sul romanzo di Baum che ha visto la luce solo nelle scorse settimane. Ma Grillo ha comunque continuato, evidenziando come il nomignolo sia stato pronunciato soltanto per essere ricordato in qualche esempio di strategia comunicativa: per il fondatore, il M5S «si è trasformato in un partitino progressista con questi giochetti che non faceva neanche la Democrazia cristiana di vent’anni fa: io ti appoggio il candidato Pd alle regionali in Liguria ed Emilia e tu mi appoggi il “c’aggia fa’?” con l’autobus e la scorta in Campania. Questi giochetti qua non condivisi da voi che votate hanno trasformato questo partitino in niente».
Per Conte, Grillo si è semplicemente tirato fuori dal Movimento da solo, creandosi un mondo tutto proprio dentro il quale isolarsi. L’ex premier vede infatti i 5S come «una comunità che è abituata alle battaglie, ma non se le aspetta da chi dovrebbe essere al suo fianco. Una comunità che non si fa calpestare da nessuno, e che non va a funghi ma da giovedì a domenica tornerà a votare. E da lunedì si volta pagina». Il dato certo però è che il Movimento 5 Stelle di quindici anni fa mai avrebbe provato ad allearsi con la sinistra e chissà se, tutto sommato, alla fine Grillo non abbia ragione.
