di Giuliano Longo (*)
Nell’entourage di Trump spiegano la politica sulla Groenlandia in termini strategici di “sicurezza nazionale” dell’America nei confronti di Cina e Russia.“È così strategico”, ha detto Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One il 4 gennaio. “In questo momento, la Groenlandia è disseminata di navi russe e cinesi ovunque. Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale“.\<
Tuttavia questa versione è contestata da ,iplomatici nordici di alto rango con accesso ai briefing dell’intelligence della NATO, che l’11 gennaio, hanno dichiarato al Financial Times che non vi erano prove di navi o sottomarini russi o cinesi operanti intorno alla Groenlandia negli ultimi anni.
Lo stesso ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide ha dichiarato all’emittente televisiva norvegese NRK che c’è stata “pochissima” attività russa o cinese nei pressi della Groenlandia, anche se è aumentata la presenza di sottomarini russi più vicini alla Norvegia.
Posizionata tra gli Stati Uniti e la Russia, la Groenlandia è da tempo considerata un’area di grande importanza strategica per gli americani e per la sicurezza dell’Artico.
L’isola contiene anche vasti giacimenti minerari, tra cui terre rare, uranio, litio e cobalto, fondamentali per gli smartphone ai veicoli elettrici, ora fornite principalmente dalla Cina, con una dipendenza eccessiva che l’America intende superare.
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Danimarca riprese il controllo della Groenlandia liberata dalla occupazione nazista, ma agli Stati Uniti fu consentito di mantenere la loro presenza militare sul posto.
La Danimarca è entrata a far parte della NATO nel 1949 e nel 1951 gli Stati Uniti iniziarono a costruire la base aerea segreta di Thule per la difesa da possibili attacchi sovietici al Nord America durante la Guerra Fredda, successivamente fu ribattezzata “Pituffik” che ora fa parte della US Space Force.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le forze armate statunitensi istituirono anche un’altra base segreta, nota come Camp Century, una “remota comunità di ricerca”, secondo Washington, ma che in realtà ospitava armi nucleari in grado di raggiungere l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.
Nell’ambito dell’altrettanto segreto “Progetto Iceworm”, gli Stati Uniti alloggiarono missili sotto il ghiaccio, ma i costruttori si resero conto che immagazzinare armi nucleari sotto calotte glaciali in movimento, era rischioso e il progetto fu interrotto nel 1966 lasciando la base rimase sepolta nel il ghiaccio.
La Groenlandia è molto importante per la sicurezza dell’Alaska, lo stato più grande degli Stati Uniti che rappresenta il confine con la Russia attraverso lo Stretto e il Mare di Bering a poca distanza dalle forze strategiche di Mosca all’Estremo Oriente russo. Quanto più tesi diventano i rapporti tra Russia e Stati Uniti, tanto maggiore è la necessità per l’Aeronautica militare di controllare e rispondere alle attività aeree russe attraverso quello Stretto.
Una situazione ancor più strategica poiché la Russia considera da sempre decisiva l’intera costa artica, che si estende dalla Norvegia nell’Europa occidentale fino alle coste delle Isole Aleutine nell’Estremo Oriente, con un dominio continuo alla portata dei suoi missili balistici.
Inoltre il continuo scioglimento dei ghiacci a nord dello Stretto di Bering e le aspettative di un aumento del traffico civile e militare nella zona, la Russia ha intensificato le esercitazioni militari nella regione. Pur non essendo uno stato artico e trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, nel 2018 anche la Cina si è definita ” Stato quasi artico” .
Pechino sta investendo in vari progetti sulle risorse naturali negli stati artici e si sta impegnando nello sviluppo della che corre lungo la costa artica tra il Mare di Barents e il Mare di Kara, lungo la Siberia, fino allo stretto di Bering, riducendo i tempi di transito tra Asia ed Europa fino al 40% e aggirando le rotte tradizionali attraverso i canali di Panama e Suez.
La Cina ha anche aumentato i suoi investimenti in Groenlandia e nel 2016, un’azienda cinese è emersa come uno dei pochi acquirenti di una vecchia base navale nell’isola.
In questo contesto l’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia mira a impedire a Pechino di acquisire influenza. Quando Trump propose nel 2019 – durante il suo primo mandato – di acquistare la Groenlandia, i suoi funzionari citarono nella decisione anche il fattore Cina.
Questa volta, se Trump minaccia addirittura di conquistare militarmente la Groenlandia – cosa che non può essere ottenuta con solo il denaro -, ma lo faanche a causa della spietata “corsa allo spazio” della sua amministrazione con Cina e Russia, un nuovo, se non il più importante, campo di battaglia.
Stati Uniti, Russia, Cina e India stanno testando armi anti-satellite (ASAT) (cinetiche e non cinetiche). Gli Stati Uniti hanno istituito – già con Trump al suo primo mandato – una Forza Spaziale dedicata, focalizzata sulle operazioni spaziali e sulla difesa. Cina e Russia stanno pianificando lo stesso sistema.
In quest’ottica, se la Russia lanciasse missili contro gli Stati Uniti, questi probabilmente sorvolerebbero la Groenlandia, di qui l’interesse di Washington per una maggiore presenza deisuoi intercettori missilistici e come parte del sistema di difesa missilistica “Golden Dome”.
Golden Dome è un’iniziativa multimiliardaria, lanciata nel maggio dello scorso anno e spesso paragonata al sistema “Iron Dome” di Israele; un piano visionario concepito per proteggere gli Stati Uniti da tutti gli attacchi missilistici.
Lo spazio offre energia, risorse e connettività Internet illimitate, quindi l’estremo Nord è fondamentale perché i satelliti che orbitano da un polo all’altro devono passare attraverso ogni polo a ogni orbita.
Per questa regione anche le remote isole Svalbard, l’ arcipelago norvegese nell’Oceano Artico, sono luoghi ideali per stazioni terrestri che mantengono i contatti con costellazioni di satelliti, commerciali o militari, appartenenti ai paesi della NATO.
Ma stanno diventando sempre più vulnerabili perché dipendono dai cavi Internet sottomarini ad alta velocità che negli ultimi tempi sono stati presi di mira.
E’ gli Stati Uniti non vogliono fare affidamento esclusivamente sulle Svalbard NATO e mantengono l’altra base spaziale, Pituffik, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia. Essendo la seconda base spaziale più importante dopo le Svalbard, questa riveste un’immensa importanza strategica, anche perché, essendo più vicina agli Stati Uniti, è molto più facilmente difendibile.
Dato che la Danimarca consente già agli Stati Uniti di mantenere Pituffik e altre basi, ci si può ragionevolmente dedurre che la Casa Bianca non ritienel’Europa come partner affidabile? Gli Stati Uniti devono badare a se stessi, questa è la tesi.
Viste così, le opinioni di Trump sulla Groenlandia riflettono la sua determinazione a rafforzare la presenza artica degli Stati Uniti, un’idea che sembra godere negli Stati Uniti di un sostegno bipartisan maggiore rispetto a qualsiasi altra sua idea.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
