Economia e Lavoro

I numeri del Pil, Confcommercio: “Si conferma la staticità dell’economia italiana”. Confesercenti: “Congiuntura stagnante”

Commentando i dati dell’Istat, il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, ha sottolineato che “il dato preliminare sull’andamento del Pil nel terzo trimestre conferma il permanere di una sostanziale staticità dell’economia italiana che, negli ultimi due anni è mezzo, è tornata ai deludenti profili di sviluppo pre-pandemici (dal primo trimestre del 2023 ad oggi la crescita è stata solo dell’1%). La stima (0,0% congiunturale e + 0,4% tendenziale, peggiore delle nostre previsioni, 0,2% e 0,6%) si inserisce in un contesto europeo complessivamente poco dinamico che pure presenta qualche significativa differenza”. “Per esempio – ha detto Bella – se l’Italia e la Germania sono praticamente ferme, la Spagna e la Francia mostrano andamenti migliori. Quello che continua a mancare all’economia italiana è il contributo della domanda interna e, più precisamente, della spesa delle famiglie. Andamento che, anche alla luce dei buoni dati sul mercato del lavoro di settembre e dell’andamento dell’inflazione ampiamente sotto controllo, oltre a un reddito disponibile reale in recupero, sembra trovare sempre meno ragioni nelle variabili economiche fondamentali, mentre assumerebbero valore interpretativo le dimensioni psicologiche che implicano, al di là di oscillazioni transitorie, una scarsa fiducia sul futuro“. Poi la valutazione di Confesercenti con un’analisi articolata sullo stato dell’economia nazionale”: “L’estate si è chiusa sotto le attese e i dati diffusi oggi dall’Istat confermano un quadro di crescita debole. La congiuntura resta stagnante, con risultati inferiori alle valutazioni del Governo: un fatto di cui la manovra in arrivo deve tenere conto. Nel terzo trimestre il Pil è rimasto invariato, senza recuperare la flessione registrata nel trimestre precedente (-0,1%). Una dinamica che conferma quanto Confesercenti segnala da tempo: la ripresa si sta progressivamente indebolendo. I flebili segnali positivi che sembrano emergere in avvio di quarto trimestre potrebbero non bastare per riportare la crescita sullo 0,7% stimato dall’esecutivo per il 2026. Il rischio concreto è un ulteriore rallentamento, anche a causa della sostanziale assenza di misure espansive nella manovra. Nel complesso del 2025 l’economia italiana mostra un avanzamento moderato, trainato quasi esclusivamente dalle costruzioni. I servizi crescono ma con intensità contenuta, mentre l’industria fatica ancora. Previsioni come quelle dell’Ocse e della Banca d’Italia, che indicavano una ripresa graduale, stimavano anch’esse un +0,1% nel terzo trimestre: una valutazione che non si è materializzata. Sul fronte interno, il nodo principale resta la domanda delle famiglie. Dopo due anni già caratterizzati da debolezza, nella prima metà del 2025 si è registrato un nuovo rallentamento, che ha coinvolto beni e servizi. Le ultime rilevazioni sul commercio al dettaglio suggeriscono una possibile riduzione dei consumi anche nel terzo trimestre, con effetti più accentuati per i piccoli esercizi. Il potere d’acquisto ha recuperato parte delle perdite degli anni dell’inflazione, sostenuto dal rallentamento dei prezzi e dal mercato del lavoro. L’occupazione cresce ancora – +67mila occupati rispetto ad agosto – e chiuderà l’anno con un +0,9%, come nel 2024. Tuttavia, le retribuzioni reali restano inferiori ai livelli pre-inflazione e questo limita la spesa delle famiglie. La crescita occupazionale riguarda, inoltre, soprattutto i lavoratori più anziani, con un impatto potenzialmente meno dinamico sui consumi. In mancanza di misure di stimolo, sarà difficile replicare questi risultati nel 2026. Nella legge di Bilancio si dovrà quindi tenere conto di una congiuntura che è più fragile del previsto: è necessario rafforzare gli interventi a sostegno dei consumi delle famiglie e degli investimenti”.

Red

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