di Giuliano Longo
nella situazione attualedi attacchi e contrattacchi di missili e droni fra ucraiii e russi,a Mosca in molti si chiedono se effetivamente ci sarà il cessate il fuoco il 9 maggio, annunciato da Putin per la celebrazione della Vittoria sulla Piazza Rossa.
L’altro ieri Ieri la Russia aveva annunciato le date del cessate il fuoco per l’8 e il 9 maggio con il seguente comunicato: “in relazione all’annuncio del cessate il fuoco, la Russia si aspetta che anche la parte ucraina faccia altrettanto“.
Ma qualora l’Ucraina tentasse di interrompere le celebrazioni del Giorno della Vittoria, le forze russe avrebbero “lanciato un massiccio attacco missilistico di rappresaglia contro il centro di Kiev”.
“La Russia, – prosegue il comunicato – nonostante le sue capacità, si è astenuta in passato da azioni simili per ragioni umanitarie. Avvertiamo la popolazione civile di Kiev e i dipendenti delle missioni diplomatiche straniere della necessità di lasciare la città al più presto”.
Zelenskyy aveva invece annunciato che avrebbe introdotto un cessate il fuoco con due giorni di anticipo, a partire dalla mezzanotte del 6 maggio, ma non ha specificato una data di scadenza,
In sostanza, proponendo un cessate il fuoco a tempo indeterminato.
Evidentemente non vuole abbandonare la proposta di un cessate il fuoco – sostenuta anche da Trump ad Anchorage – nella convinzione che Mosca l’avrebbe respinta.
L’atro pressante interrogativo riguarda la possibilità che un eventuale attacco possa raggiungere la Piazza Rossa. Finora, il sistema di difesa aerea di Mosca ha garantito una copertura piuttosto efficace, permettendo solo a rari droni di penetrarla. Ma non è impossibile che il 9 maggio Kiev ci provi,
Quanto alla annunciata “ritorsione” va ricordato che il centro di Kiev è già stato colpito altre volte e il fatto che questi attacchi siano stati poco frequenti è dovuto più al funzionamento delle difese aeree ucraine che non a una sorta di “autocontrollo” da parte russa
Sistemi missilistici come l’Oreshnik potrebbero anche eludere i sistemi di difesa aerea ucraini , ma senza un armamento nucleare, non causerebbero danni significativi.
E’ certo invece che .Zelenskyy e l’intera leadership ucraina troverebbero rifugio nei bunker sotterranei per poi accusare mosca delle vittime civili causate dalla “rappresaglia”.
In tale eventualità è probabile che la rappresaglia dipenda dai danni causati dall’eventuale attacco.
Se tutti i droni venissero abbattuti mentre si avvicinano a Mosca, probabilmente non ci sarebbe alcuna reazione, ma se dovessero raggiungere la Piazza Rossa è possibile che possa addirittura andare bel oltre quanto promesso dal Ministero della Difesa, innescando una pericolosa escalation.
Ma andiamo oltre la parata e guardiamo allo stato dell’arte del conflitto russo-ucraino.
Prima del conflitto del Golfo Persico la strategia di Kiev e dei “volentersi” europei si basava sul presupposto che, prima o poi, sotto il peso delle sanzioni, la Russia avrebbe raggiunto lo sfinmento economico senza essere più in grado di sostenere la sua forza militare.
Nel frattempo, l’Ucraina, con il sostegno stabile almeno da parte dell’Europa, sarebbe stata in grado di incrementare gradualmente il proprio potenziale e i propri sforzi militari.
Ma la guerra con l’Iran ha sconvolto questa strategia su più fronti.
L’aumento dei prezzi dell’energia ha fornito ai russi – anche se temporaneamente – le risorse per continuare il conflitto, mentre l’Europa ha subisce l’impatto energetico derivante dal blocco di Hermuz. .
A ciò si aggiunge l’acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Unione Europea – con l’imposizione di altri dazi sull’automotive – mentre Washingto segna dei limiti nelle sue inesauribili (apparentemente) risorse militari.
In altre parole, la situazione strategica generale sembrerebbe spostarsi a favore della Russia, rappresentando una minaccia per Kiev.
Putin si è quindi trincerato sulla sua strategia di logoramento, ritenedo che il tempo è dalla sua parte e quindi in grado di raggiungere i suoi obiettivi in un futuro prevedibile.
Gli Ucraini e “volenterosi” europei hanno immediatamente percepito questi rischi tentando di invertire la tendenza con intensificazione degli attacchi contro le infrastrutture petrolifere e del gas russe e colpendo a centinaia di chilometri dalle linee del fronte.
Se in Occidente è ormai diffusa – e a ragione – la narrazione delle difficoltà economiche di Mosca , l’Ucraina ci mette egregiamente del suo colpendo il ventre molle della Grande Madre Russa.,
Ma anche nella “Rus” si va manifestando una tempesta mediatica determinata da fattori oggettivi quali : la stanchezza della gente nei confronti della guerra, l’incomprensionedelle ragioni del suo protrarsi, l’insoddisfazione per le restrizioni imposte, ecc.
I questa situazione che Putin predilige uno scenario di stallo senza adottare misure drastiche alzando la posta in gioco, aun ttendismo che lo espone alle critiche del”partito della Guerra” a casa sua.
Un posizione che giustifica la reticenza del Cremlino nel commentare gli attacchi ucraini sul territorio russo, non avendo alcuna intenzione di lanciare “rappresagle” anche in considerazione dei limitati strumenti a sua disposizione,
Per quanto riguarda le continue minacce di Mosca di colpire in Europa, esse servono solo a provocare confusione tra le élite europee sui pericoli di un conflitto nucleare per sostenere Zelensky.
Insomma per gli europei è sufficiente finaziare Kiev e imporre successive sanzioni a Mosca come ha fatto anche oggi Londra.
Poiché la guerra potrebbe protrarsi a lungo Putin Cremlino sta cercando di creare una situazione di controllo totale all’interno del Paese per prevenire la destabilizzazione.
Resta da vedere se la repressione delle VPN e di Telegram, così come i blocchi di internet, contribuiscano a raggiungere questo obiettivo.
Kiev che i suoi alleati hanno invece iniziato ad alzare la posta in gioco per provocare Putin ad abbandonare il suo“scenario inerziale“.
Putin otrebbe cambiare idea solo se gli attacchi alle infrastrutture portassero a un netto calo delle entrate o se in Russia prendesse piede una destabilizzazione interna con un brusco deterioramento della situazione al fronte,
Senza escludere lo shock emotivo un attentato alla sua vita di Putin o qualcosa che possa accadere durante la parata del 9 maggio.
Un calcolo azzardato che potrebbe far trionfare il “partito della guerra” senza portare alla fine del conflitto, anzi acuendone l’intensità.
Trump – ancora impegnato su altri fronti cui va agginta Cuba – non vuole uno scenario del genere, poiché creerebbe la minaccia di una guerra globale con il coinvolgimento degli Stati Uniti.
Secondo quanto riportato dalla pubblicazione POLITICO una delle unità americane che probabilmente lascerà la Germania è – guarda caso- proprio quella che dovrebbe consegnare e armare i missili da crociera Tomahawk all’ Europa.
Quindi, la Germania e i suoi alleati, senza i Tomahawk si troverebbero in difficoltà senza disporre ancora di sostituti analoghi, eccettuato il Taurus tedesco con una gittata di soli 500 chilometri, ancora in revisione per il suo potenziamento. Mentre la Russia ha già schierato a Kaliningrad I suoi Iskander supersonici giàdal 2018.
L’Europa ha anche ricominciato a sostenere che la Russia potrebbe attaccare l’UE prima del 2030,segnalando che a quella data l’UE non avrà completato il suo riarmo senza che l’aiuto degli Stati Uniti.
Da un punto di vista strategico questi sono altri buoni motivi che possono giustificare l’attendismo di Putin che probabilmente spera in un passo distensivo da parte dell’Europa.
E sempre non a caso – alimenta la narrazione dei media di stato, che nega ogni intenzione di un simile attacco.
In pratica approfittando del conflitto del Golfo Persico e stringendo rapporti con la Cina che comunque del petrolio russo ha comunque bisogno, si è messo alla finestra per vedere come andrà a finire…e poi si vedrà.
