di Dario Rivolta (*)
1999- Bombardamento NATO contro la Serbia, storico alleato della Russia. A Mosca che protesta viene garantito che parteciperà alla futura gestione dell’area coinvolta nella guerra ma tale impegno è poi disatteso. Durante l’URSS il Paese era povero ma potente; alla fine della Guerra Fredda si trova ancora più povero e senza alcun potere internazionale. La nascita del Kossovo ha, comunque, rappresentato una variazione violenta dei confini tra Stati, possibilità che era stata esplicitamente esclusa e condannata da tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale.
2000- Putin viene nominato Primo Ministro (1999) da Eltsin (quarto in pochi mesi), e poi eletto quale Presidente della Russia. In breve tempo riprende il pieno potere politico sottraendolo agli oligarchi locali che se ne erano impadroniti. Sotto il suo primo mandato come Presidente, l’economia russa cresce notevolmente per otto anni consecutivi con il PIL, a parità di potere d’acquisto, che aumenta del 72%. La crescita è il risultato del boom economico delle materie prime degli anni 2000, della ripresa dopo la depressione seguita al collasso dell’Unione Sovietica e di adeguate politiche economiche e fiscali. Le libertà politiche e personali dei russi sono progressivamente ridotte. Il nuovo Presidente punta a riaffermare un ruolo della Russia quale protagonista della politica mondiale. Fin da subito Putin cerca di impostare i rapporti con l’Occidente sulla base della cordialità, sapendo bene, verosimilmente, che in quel momento storico la Russia si trovava inevitabilmente in una posizione subalterna.
2001- Con uno storico discorso al Parlamento tedesco Putin sostiene che che la Guerra Fredda è finita e che Russia e Occidente dovrebbero fare fronte comune nella lotta al terrorismo. Appena due settimane prima del discorso di Putin, due aerei si erano schiantati contro le Torri Gemelle, a New York. Putin è il primo leader internazionale a telefonare a Bush per esprimere solidarietà e offrire aiuto, e nei mesi successivi lascia che, in vista dell’invasione dell’Afghanistan, gli Stati Uniti si insedino militarmente in una serie di paesi dell’Asia centrale che la Russia considera tipicamente parte della sua area di influenza.
2001- Gli USA si ritirano unilateralmente dal Trattato ABM che prevedeva l’equilibrio nucleare USA-URSS/Russia.
2002- Accordo di Pratica di Mare. Rappresenta un avvicinamento significativo tra la Russia e l’Alleanza Atlantica (NATO). Questo evento sembra segnare una svolta nelle relazioni internazionali post-Guerra Fredda, aprendo (teoricamente) una nuova era di cooperazione tra due ex avversari geopolitici. Nel 2000 Putin aveva anche aperto alla possibilità di aderire alla NATO ricevendone risposta negativa.
2003- Rivoluzione “colorata” (delle rose) in Georgia. I russi sostengono trattarsi di un’operazione di ingegneria politica finanziata e sostenuta dall’estero. Il risultato è la nascita di un nuovo regime ostile alla Russia. Lo presiederà Mikheil Saakashvili che all’inizio dei ’90 aveva ricevuto una borsa di studio dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti (tramite l’Edmund S. Muskie Graduate Fellowship Program. Vedi: https://en.wikipedia.org/wiki/Edmund_S._Muskie_Graduate_Fellowship_Program). Poi ricevette anche un Master in diritto dalla Columbia Law School di New York nel 1994 e l’anno successivo frequentò la School of International and Public Affairs e la George Washington University Law School.
2004- Una simile rivoluzione (rivoluzione arancione) avviene in Ucraina e consente la nascita di un Governo filo-Occidentale.
2004- Secondo grande allargamento della NATO con l’inclusione di Estonia, Lettonia e Lituania, già parte dell’Unione Sovietica. In questo modo la NATO arriva a confinare direttamente con la Russia.
2007- Alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza Putin critica aspramente l’allargamento della NATO a est. Lo giudica una provocazione verso la Russia e un motivo di instabilità internazionale.
2008- A maggio, su proposta polacca sostenuta dagli svedesi, l’Europa dà vita al “Partenariato Orientale”. L’obiettivo del partenariato è il rafforzamento dei legami politici, economici e commerciali tra l’Unione europea ed i Paesi dell’Europa orientale mediante iniziative che favoriscono la circolazione di beni, servizi, capitali e persone all’interno dell’area. Ci sono anche evidenti obiettivi politici: i Paesi interessati dal partenariato orientale sono collocati in maniera strategica tra l’Unione Europea e la Russia. Entrambi questi soggetti cercano contemporaneamente e in concorrenza tra loro di estendere e rafforzare la propria influenza nell’area. L’Unione Europea persegue anche l’obiettivo di estendere il suo modello politico e promuovere alcuni suoi “valori” nell’Europa orientale indirizzandosi a Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia, Ucraina.
2008- Vertice NATO a Bucarest. Gli USA presentano un ordine del giorno nel quale è previsto l’ingresso nell’Alleanza di Georgia e Ucraina. Mosca dichiara che tale ingresso costituirebbe per i russi una “linea rossa”. Francia e Germania riescono a impedire che l’operazione avvenga proprio perché potrebbe costringere la Russia a reagire violentemente. La Conferenza si conclude con la decisione che l’adesione dei due Paesi è solo “rimandata”.
2008- Guerra Russia-Georgia. Due regioni, l’Abcasia e l’Ossezia del sud che sin dall’inizio rifiutarono di aderire alla Georgia (ma vi furono costrette) dichiarano l’indipendenza. I georgiani attaccano con l’esercito e la Russia interviene a difesa dei separatisti. La Georgia è sostenuta politicamente, ma non militarmente, dall’Occidente.
2009- Il 6 marzo 2009 a Ginevra, il Segretario di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton presenta al Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov un pulsante rosso con la parola inglese “reset” (tuttavia ci fu un errore nella trascrizione russa della parola che finì col suonare come: sovraccarico. Tutto fu chiarito diplomaticamente e l’incidente fu superato). È la dichiarazione americana di voler tornare ai buoni rapporti. In privato, però, diversi funzionari dell’amministrazione Obama esprimono dubbi sul “reset” perché sono contrari. in particolare il Segretario di Stato Hillary Clinton, il Segretario alla Difesa Robert Gates e l’ambasciatore statunitense in Russia John Beyrle manifestano privatamente ostilità. Comunque sia, nel luglio 2009 il presidente russo Dmitry Medvedev annuncia che le forze e i rifornimenti statunitensi potranno attraversare lo spazio aereo russo diretti in Afghanistan. La paura di Mosca che alcune delle manifestazioni di piazza che avranno luogo in Russia nei mesi successivi siano fomentate dagli USA, magari tramite varie ONG americane, suscitano molte preoccupazioni nel Cremlino e la fiducia reciproca ben presto svanisce.
Il “reset” fallisce.
2010/2013- Gli USA annunciano, e in seguito attuano, l’installazione di missili in Romania e Polonia. Ufficialmente si tratterebbe di una difesa contro possibili attacchi missilistici iraniani ma nessuno ci crede. Per Mosca il vero scopo sarebbe quello di neutralizzare la deterrenza nucleare russa.
2012 luglio- Putin chiede una maggiore integrazione con l’Unione Europea e propone la creazione di un solo mercato che vada dall’Atlantico al Pacifico. La Rada ucraina ratifica un accordo su di una zona di libero scambio all’interno della Comunità degli Stati Indipendenti (CIS: più o meno le aree della ex-Unione Sovietica).
(*)Già parlamentare ed esperto di politica e commercio internazionali
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