La guerra di Putin

I tanti equivoci sulla guerra russo-ucraina, le alleanze e il ruolo della Nato/3

di Dario Rivolta (*)

2012 settembre- Gli eserciti italiano e russo svolgono un’esercitazione comune orientata a combattere ina possibile guerriglia in zone montagnose e boscose.

2012 ottobre- Putin inaugura la seconda linea del North Stream. La prima linea era diventata operativa nel maggio 2011. Si programma per novembre la firma del gasdotto South Stream che unirebbe Russia e Italia passando attraverso il Mar Nero, con arrivo in Bulgaria. Ciò significherebbe la quasi eliminazione dell’Ucraina come Paese di transito con la fine dei benefici economici che ne derivano ma anche, per l’Italia, la possibilità di diventare un nuovo hub europeo per il gas. Nel frattempo l’Austria prevede la costruzione di una rete ferroviaria destinata a unire la Russia e, possibilmente, tutta l’Asia Centrale con l’Europa.

2012 novembre- La Bulgaria firma con la Russia un contratto di dieci anni legato al passaggio del South Stream. In cambio otterrà uno sconto del 20% sul prezzo corrente del gas. I russi discutono con l’Olanda un possibile North Stream 3 che aumenterebbe il ruolo di hub gasifero di questo Paese. L’Olanda vuole aumentare le proprie possibilità di esportazione verso tutto il resto del nord Europa. Gli americani si sono pronunciati più volte nel corso dei mesi precedenti contro il North Stream e hanno continuato a fare lobby a Bruxelles contro sia il North che il South Stream. Non a caso, nel 2014 la Bulgaria disdirà gli accordi già sottoscritti dopo una riunione a porte chiuse tra il primo ministro bulgaro e i Senatori John McCain, Ron Johnson e Christopher Murphy che si sono appositamente recati a Sofia. Subito dopo l’incontro, il Primo Ministro bulgaro, senza comunicare ufficialmente nulla alla controparte russa, dichiara la sospensione dei lavori del South Stream, accampando scuse poco verosimili e obbligando la cancellazione del progetto. L’Italia ci rimette.

2013 gennaio- L’Ucraina di Yanukovich ha forti difficoltà di bilancio e pure un contenzioso con Gazprom che chiede un pagamento arretrato non saldato. Inoltre c’è un dissidio che verte sui prezzi da applicarsi alle forniture verso quel Paese. Il contenzioso tra Russia e Ucraina sul gas (e non solo) era cominciato subito dopo la rivoluzione colorata del 2004 che aveva dato il potere a un governo filo europeista e anti-russo. Yanukovich chiede a Mosca delle linee di credito favorevoli che gli sono negate. Apre allora alla possibilità di aderire al Partenariato Orientale (opzione già aperta dal suo predecessore) cercando di negoziare su due tavoli, quello europeo e quello russo, e ottenere il massimo beneficio da entrambi giocandoli l’uno contro l’altro.

2013 maggio/novembre- Si accentua la competizione tra Europa e Russia per l’Ucraina. Il Ministro degli Esteri del Governo lituano che a giugno diventerà Presidente di turno della Unione afferma che entro il successivo novembre, quando si terrà il vertice a Vilnius, l’Ucraina dovrà decidere se aderire o no al Partenariato. Per motivi storici, culturali e strategici la Russia non può permettersi di perdere l’Ucraina e allora cambia linea e concede a Yanukovich un finanziamento agevolato e condizioni ottimali per il gas. A questo punto, il Presidente ucraino, anche considerando che l’economia ucraina è ancora fortemente integrata con quella russa decide di rinunciare all’opzione europea e, non presentandosi nemmeno al vertice di Vilnius, conferma la vicinanza dell’Ucraina a Mosca.

2013 dicembre- Cominciano le proteste popolari contro la decisione di Yanukovich di non unirsi al Partenariato e quindi all’Europa. Ben presto i dimostranti a Kiev e nelle maggiori città del nord-ovest raggiungono cifre superiori alle decine di migliaia e ciò che era iniziato come manifestazione spontanea si mostra ben presto come qualcosa di molto ben organizzato. Sulla piazza Indipendenza (conosciuta da noi come Maidan, cioè piazza in ucraino) arrivano tende, barricate e toilette portatili. È anche organizzato un servizio di catering per gli occupanti. Chi paga? Con quali soldi? Sicuramente, ONG tedesche e americane, il governo di Berlino, gli USA, i britannici e i polacchi hanno un qualche ruolo, seppure mai ufficialmente. Sulla piazza i capi delle manifestazioni sono almeno tre: Vitali Klitschko ritenuto supportato dai tedeschi, Arseny Yatsenyuk sostenuto dagli americani e un nazionalista noto come neo-nazista e antisemita: Oleg Tyahnybok.

2013, 13 dicembre- Yanukovich incontra i tre leader delle manifestazioni e l’ex Presidente Yushchenko per cercare un qualche accordo e il 19 si reca a Mosca per vedere Putin. Nel frattempo Lavrov parla con i vertici europei a Bruxelles. Il futuro dell’Ucraina è (e tutti lo sanno sia in Europa che a Washington) strettamente legato agli interessi strategici russi perché perderla significherebbe trovarsi un territorio indifendibile fino a Mosca e la Russia vuol fare di tutto per evitare questa evenienza. Da parte loro, gli Stati Uniti sanno che aiutare le forze politiche di opposizione è il modo migliore per “contenere” la Russia e tale obiettivo di “contenimento” è un modo per impedire un qualunque avvicinamento tra Russia ed Europa. Un ottimo politologo americano, George Friedman, ha descritto dettagliatamente come, almeno dall’inizio del ‘900, la politica di Washington è sempre stata quella di impedire con ogni mezzo una collaborazione stretta tra Germania (e poi Europa) e Russia, cosa che finirebbe col minare l’egemonia americana sul vecchio continente.

2013 dicembre/2014 gennaio- In spregio del diritto internazionale che vieterebbe l’intromissione nella politica di Stati stranieri, alcuni politici europei e americani vanno sulla piazza ad arringare i manifestanti. Tra coloro che si ricordano ci furono: Guy Verhofstadt (Belgio), leader del gruppo ALDE al Parlamento Europeo, Marielle de Sarnez (Francia), vicepresidente ALDE, Hans van Baalen (Paesi Bassi), presidente di Liberal International, John McCain, Presidente della Commissione Esteri del Senato americano. Quest’ultimo salì sul palco in piazza Maidan e si rivolse direttamente alla folla, insieme al senatore Chris Murphy. Tutti incitarono i manifestanti a continuare nelle proteste. Anche Geoffrey Pyatt, ambasciatore USA in Ucraina, è molto attivo e appare in video con McCain sulla piazza. Tra l’altro, McCain disse: ““Siamo qui per sostenere la vostra giusta causa”. La presenza di McCain fu accolta con entusiasmo perché dava un segnale di “protezione” americana. In Russia, visto come i manifestanti sono organizzati, si parla subito di “colpo di stato”.

2014 21 febbraio. Dopo limiate violenze da ambo le parti sulla piazza e alcuni arresti, si trova un accordo tra Yanukovich e il leader delle manifestazioni. All’incontro partecipano anche i Ministri degli Esteri di Francia, Germania, Polonia e un rappresentante russo. Si decide che: si tornerà alla Costituzione del 2004 che limita i poteri del presidente, la formazione di un governo di unità nazionale, le elezioni presidenziali anticipate ora previste per dicembre 2014, il ritiro delle forze di polizia dal centro di Kyiv e il disarmo dei manifestanti con fine dell’occupazione della piazza. Avviene a quel punto la conversazione telefonica tra Victoria Nuland, Sottosegretario di Stato USA con delega per l’Europa orientale, e il suo Ambasciatore a Kiev che la informa delle decisioni prese durante l’incontro. La telefonata (probabilmente registrata dai servizi segreti russi) è reperibile su internet. Durante la conversazione la Nuland si inalbera dicendo che gli USA non hanno speso 5 miliardi di dollari per arrivare a quella conclusione e, alla proposta dell’Ambasciatore di convincere gli europei a fare marcia indietro in merito all’accordo raggiunto, lei, con un’espressione piuttosto volgare, dice che non le interessa cosa pensa l’Europa. Aggiunge anche che il governo ucraino deve cadere prima che i russi capiscano davvero cosa sta accadendo e che il prossimo Primo Ministro dovrà essere Yatsenyuk. Il giorno dopo avvengono i primi spari che colpiscono sia poliziotti che manifestanti. Un ex generale polacco, candidato alle elezioni presidenziali del suo paese, in un comizio pubblico dichiara che a sparare furono due persone addestrate all’uopo in Polonia.

2014 22 febbraio- Yanukovich fugge verso Kharkov (e poi Mosca) mentre i manifestanti occupano la piazza. Immediatamente, la Rada vota la destituzione del Presidente dichiarando che lui si era “autoescluso” dal potere. Anche i parlamentari del partito di Yanukovich (Partito delle Regioni) votano a favore. il 27 febbraio si vota un nuovo governo provvisorio e il Primo Ministro nominato è, guarda caso, quel Arseny Yatsenyuk voluto dalla Nuland. Lo stesso giorno la Russia occupa la Crimea, considerata da Mosca un asset strategico indispensabile per il suo porto militare. Mosca l’aveva ricevuto in affitto a lungo termine al momento dell’indipendenza dell’Ucraina. Sono indette per maggio le nuove elezioni presidenziali. Alcuni deputati del Partito delle Regioni lasciano il partito e si avvicinano a quelli della precedente opposizione. Il Paese è in una profonda crisi economica e finanziaria e rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale arrivano la settimana dopo garantendo un finanziamento immediato di emergenza per evitare il fallimento.

2014 27 febbraio- I russi ordinano una grande esercitazione militare vicino al confine con l’Ucraina anche se smentiscono che siano in relazione con ciò che accade in Ucraina.

(*) Già parlamentare, esperto di politica e commercio internazionali

3-segue

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