La guerra di Putin

I “Volenterosi” a Kiev fra retorica, propaganda e passi concreti

di Giuliano Longo (*)

L’ultimo vertice della «Coalizione dei Volenterosi», tenutosi a Kiev, ha riproposto il consueto repertorio di dichiarazioni d’intenti e «fermo sostegno».

Tra i punti centrali figurano l’invio prioritario di sistemi antibalistici e difesa aerea, la condivisione di tecnologie produttive locali per missili a lungo raggio, un nuovo giro di vite contro la flotta ombra russa e la pianificazione di una forza multinazionale post-conflitto (MNF-U). L’unico punto certo nell’immedisato è la concessione di 6 miliardi di euro nell’ambito dei 90 già stanziati dalla UE da qui alla fine del 2027.

Tuttavia, al di là dell’entusiasmo propagandistico, – opportunamente alimentato dai media – un’analisi critica basata su fonti di intelligence e analistii nternazionali indipendenti, rivela una marcata distanza tra la diplomazia degli annunci e la fattibilità sul campo..

Concessione di missili e difesa aerea da produrre anche in Ucraina

I quattro pilastri usciti dal summit svelano vulnerabilità operative da non sottovalutare.

Promettere l’invio di intercettori Patriot e la condivisione di tecnologie antibalistiche,  si scontra con i ridotti stock occidentali e con tempi di produzione industriale che potranno – eventualmente – realizzarsi non prima del 2027, lasciando nel frattempo scoperte le infrastrutture critiche ucraine per il prossimo inverno.

La cessione di licenze produttive  – come la tecnologia britannica  per i missili Storm Shadow – mira a ridurre la dipendenza dai trasferimenti esteri, ma la costruzione e la messa a regime di catene di montaggio in territorio ucraino richiedono da 12 a 18 mesi, rimanendo costantemente esposte ai raidrussi.

Qesto scetticismo è alimentato dal fatto che il prolungarsi dei tempi di produzione e la frammentazione decisionale alleata – per ora – avvantaggiano la strategia di attrito di Mosca che punta a logorare la resistenza ucraina, prima che le promesse occidentali possano tradursi in un reale impatto sul campo di battaglia.

Frotta ombra russa e esercitazioni militari dei Paesi Ue e del Regno Unito

La richiesta di inasprire il blocco del commercio marittimo russo risente dell’inefficacia storica delle sanzioni: i flussi di petrolio continuano a essere riesportati tramite mercati asiatici e triangolazioni commerciali, annullando la spinta a un rapido prosciugamento delle casse di Mosca.

Il dispiegamento di contingenti di garanzia rimane una pura costruzione teorica. Senza un cessate il fuoco formalizzato e accettato da entrambe le parti, nessuna potenza europea è disposta a posizionare truppe sotto il raggio dell’artiglieria russa senza una copertura operativa diretta e totale degli Stati Uniti.

Le esercitazioni militari congiunte promosse da Macron che coinvolgono le forze militari della Coalizione dei Volenterosi – con livelli di adesione e ruoli differenti tra i Paesi membri e senza la presenza dell’talia –  verrà sicuramente interpretata da Mosca come una provocazione, tanto più che le esercitazioni NATO sono una consuetudie ai suopi confini – così come quelle russae  -, mentre la proposte di Macron prefigura il battesimo di un nuovo esercito europeo a guida franco britannica e senza Stati UNITI – soluzione quabto meno prematura..

I calcoli del Cremlino

Per Mosca, l’esito del vertice non altera l’asimmetria strategica sul terreno. Il Cremlino continua a fare leva sulla superiorità del proprio apparato industriale bellico e sul reclutamento a ciclo continuo e conosce la frammentazione decisionale e le tempistiche farraginose dei Paesi europei.

La narrazione di un’Europa compatta   svela l’ennesimo tentativo di nascondere le debolezze degli alleatie promettendo rgaranzie per il dopoguerra che non risolvono la carenza di munizionamento e la logorante pressione  che Kiev deve affrontare giorno per giorno.

Così come sono assimmetriche “le vittorie” ucraine in territorio russo a fronte della sistematica  distruzione delle sue infrastrutture dell’ucraina e il continuo logoramento dei suoi combattenti.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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