Politica

Il disegno contro Elly e la tentazione centrista di Giorgia

di Viola Scipioni

C’è chi lo chiama complotto, chi semplicemente disegno politico. Ma nel centrosinistra, più che il destino delle prossime regionali, a preoccupare è la domanda di fondo: chi guiderà la coalizione alle prossime politiche? Elly Schlein, segretaria del Pd, rivendica naturalmente quel ruolo, ma da settimane, tra corridoi romani e ambienti internazionali, si moltiplicano segnali contrari.

Il più pesante arriva da Romano Prodi. L’ex premier, padre dell’Ulivo, ha fatto capire senza mezzi termini di non ritenere Schlein in grado di federare il campo largo. Le contesta scarsa esperienza su economia e politica estera e, soprattutto, incapacità di parlare a quell’elettorato moderato che fu la linfa vitale del centrosinistra. Attorno a questa diagnosi si intrecciano altre mosse: Giuseppe Conte, pronto a esercitare un eventuale veto, e i riformisti del Pd, che non disdegnerebbero un federatore alternativo.

Il nome che circola è quello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, apprezzato da grillini, dem e perfino da Matteo Renzi. Un outsider che potrebbe ricoprire quel ruolo di collante che Prodi stesso esercitò venticinque anni fa. Ma gli scenari restano fluidi, condizionati anche dalla possibile riforma elettorale che il centrodestra medita: un proporzionale con premio di coalizione, che paradossalmente rafforzerebbe le ambizioni di Schlein, costringendo tutti a schierarsi prima del voto.

Se il centrosinistra discute di leadership e strategie, sul fronte opposto Giorgia Meloni coltiva un’altra partita: quella dei moderati. Al Meeting di Rimini, il suo discorso ha colpito per toni europeisti e per un moderatismo che ha ricordato a qualcuno la vecchia Democrazia cristiana. Ex Ministri democristiani come Ortensio Zecchino hanno riconosciuto in Fratelli d’Italia l’approdo naturale di un elettorato cattolico e di ceto medio in cerca di stabilità.

Non tutti, però, sono convinti. Paolo Cirino Pomicino sottolinea che la Dc era ben altra cosa: un partito di popolo, con radici culturali profonde, lontano dal leaderismo odierno. Luigi Zanda, già portavoce di Cossiga, ricorda che la Dc guardava a sinistra, mentre Meloni è una leader di destra che tende al centro. Ma c’è chi, come Gianfranco Rotondi o Clemente Mastella, vede proprio nella premier l’erede del collateralismo democristiano, capace di intercettare i corpi intermedi e l’elettorato moderato lasciato scoperto da Pd e Forza Italia.

E così, mentre Schlein deve difendere la sua leadership interna e fronteggiare il “disegno” che ne ridimensiona le ambizioni, Meloni si muove per occupare spazi centristi, coltivando l’immagine di un partito della nazione. Tra vecchie nostalgie e nuove ambizioni, lo scenario politico italiano sembra sempre più simile a un casting permanente: un “X Factor” per la premiership del futuro.

Related posts

Fratelli d’Italia, terremoto nel partito per le ‘lavatrici’ del Parlamentare Europeo Fidanza nell’inchiesta di Fan Page

Redazione Ore 12

420 milioni per l’attuazione della Strategia Forestale Nazionale: disponibili i fondi per il 2022 ed il 2023 stanziati dalla Legge di Stabilità 2022

Redazione Ore 12

Consiglio Nazionale Giovani: “Dare più voce ai ragazzi, sì al voto per under 18”

Redazione Ore 12