Politica

Il dopo-referendum – Centrosinistra: si accende sfida primarie, Schlein e Conte in campo, Ruffini c’è ma Salis si sfila

Elly Schlein e Giuseppe Conte ci sono. E anche Ernesto Maria Ruffini, promotore dei comitati ‘Più uno’, si dice disponibile a correre, a patto di regole d’ingaggio chiare. Progetto Civico Italia, assicura il fondatore Alessandro Onorato, metterà in campo un proprio nome pescando tra gli amministratori locali. Arriva invece il forfait della sindaca di Genova Silvia Salis. All’indomani della vittoria al referendum che ha bocciato la riforma della giustizia firmata da Carlo Nordio, il campo progressista si prepara ad affrontare il nodo primarie.

 

E’ stato il leader M5S, sull’onda della “partecipazione straordinaria” al voto, ad imprimere ieri un’accelerazione al dossier ‘scelta del leader’, aprendo ai ‘gazebo’, da sempre marchio di fabbrica dei dem. L’ex premier, però, chiede ora di “fare un passo alla volta”. “Partiamo prima dal programma, suggerisco questo a tutte le forze progressiste – dice a più riprese in diversi interventi televisivi mattutini – Perché se partissimo dalle candidature sarebbe un fatto di personalismi. La politica del fronte progressista non può rispondere al personalismo di Meloni col personalismo di Schlein, Conte e tanti altri. Il programma non lo può fare un leader solo, deve nascere dal basso con i cittadini che vogliono partecipare. Poi andremo a vedere chi sarà l’interprete migliore, più competitivo, ritenuto più affidabile”. L’idea è quella di “lavorare insieme prima al progetto e poi trovare un interprete, un frontman o una frontwoman senza divisioni laceranti. Oggi fare delle primarie sarebbe una follia”.

 

Pronto alla sfida, quindi? “Io sono disponibile ma non ho ancora interrogato né gli organi del Movimento né la mia base. Certamente il M5s deve avere un protagonista e certamente il M5s non parteciperebbe mai se fossero” primarie con solo “apparati di partito”, risponde il leader.

 

Schlein mantiene la linea di sempre, convinta che una maggioranza alternativa a Meloni esista già nel Paese e bisogna “organizzarsi” per non deluderne le aspettative. “Io ho sempre detto che, se si deciderà di utilizzare le primarie per scegliere chi guiderà la coalizione progressista, sono assolutamente disponibile a correre. Tutto, data compresa, verrà deciso insieme”, ribadisce convinta del fatto che il fronte “non parta da zero” . In Parlamento ‘lavoriamo insieme da tre anni. Andando in giro per l’Italia, i nostri militanti ci chiedono soprattutto una cosa: unità. Sono certa che ci metteremo d’accordo su contenuti, modalità, percorso e tempi”, assicura.

 

Non parteciperà alle primarie, invece, Silvia Salis. “Sono sicuramente lusingata da questa attenzione, ma, come ho sempre detto, sono la sindaca di Genova e non voglio partecipare e lo dico fin da subito che se ci saranno le primarie non mi esprimerò su nessuno dei candidati”, dice chiaro. “Sono uno strumento sbagliato – insiste – bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”. L’ipotesi primarie invece obbligherebbe “a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono parte della stessa alleanza per cui c’è un periodo di tempo in cui dovresti fare in pratica campagna elettorale contro persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo, cosa che trovo tecnicamente sbagliata e un messaggio di divisione che non sostengo”.

 

Sarebbe della partita, invece, Ernesto Ruffini. Sì alle primarie, conferma il promotore dei comitati ‘Più uno’, ma “a condizione che siano primarie davvero aperte e con regole condivise da tutti i partecipanti”. Non solo. “Prima delle primarie – chiarisce – occorre però definire un progetto di Paese che si intende realizzare attraverso un programma di governo condiviso: politica estera, strategia economica e industriale, sanità, scuola, sicurezza, ambiente, energia. Dopo si arriverà alla scelta del leader, altrimenti le primarie saranno solo un talent show e non saremo credibili”. Anche Progetto civico Italia, poi, assicura Alessandro Onorato – fondatore della rete di amministratori locali – parteciperà alle primarie “con un proprio candidato. Sceglieremo chi saprà interpretare al meglio il forte bisogno di cambiamento che il Paese chiede. Noi amministratori locali siamo in campo per riempire un vuoto, con concretezza e radicamento sui territori, perché l’offerta politica del nostro schieramento oggi è incompleta: c’è una domanda a cui i partiti attuali e tradizionali rispondono solo in parte”, ragiona.

 

Spariglia Nicola Fratoianni, che non fa nomi: “Quello sulle primarie è un dibattito legittimo ma francamente non credo che l’onda che ha travolto la riforma Nordio abbia come prima esigenza quella di sapere come scegliamo il leader”, taglia corto. “Magari ci chiedono di presentare di nuovo una legge sul salario minimo, magari a 11 euro perché nel frattempo il costo della vita è aumentato – insiste – Rilanciamo la riduzione di lavoro a parità di salario, il no agli armamenti, la sanità pubblica, un fisco più giusto: abbiamo gia un programma, facciamolo vivere nel Paese”.

La Presse

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