Economia e Lavoro

Il FMI migliora le previsioni di crescita economica globale ma con alcune incognite

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede che l’economia globale crescerà del 3% nel 2025 rispetto al 2,8% di aprile, una previsione   dovuta a una stimolazione commerciale più attiva del previsto da parte di molti partner statunitensi in previsione di aumenti tariffari.

Le previsioni per le singole economie – tra cui Cina, Eurozona e gli stessi Stati Uniti – sono state leggermente migliorate grazie alla de-escalation delle tensioni commerciali: un aumento meno significativo dei dazi statunitensi  a fronte  contro-restrizioni contenute.

Nel frattempo, la stima per la Russia è stata significativamente ridotta con  una crescita economica dello 0,9% invece dell’1,5% precedentemente previsto. Un aggiustamento è associato non tanto all’aumento dei rischi esterni quanto al raffreddamento dell’attività economica nel Paese.

Un certo miglioramento delle previsioni di luglio è spiegato, tra l’altro, dal fatto che non tutte le minacce del presidente americano si sono avverate.

Inoltre, a causa dei timori di un aumento multiplo dei dazi, i principali partner commerciali degli Stati Uniti hanno incrementato attivamente gli scambi nella prima metà dell’anno, il che ha anche sostenuto i loro stabili tassi di crescita.

Le stime dell’inflazione globale sono rimaste vicine alle previsioni di aprile anche a luglio: aziende e famiglie, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, prevedono una crescita più rapida dei prezzi grazie alla politica economica statunitense.

La revisione dell’FMI ipotizza un’inflazione del 4,2% nel 2025 (0,1 punti percentuali in meno rispetto ad aprile) e del 3,6% nel 2026. Nei paesi sviluppati, l’indicatore sarà del 2,5% quest’anno, del 2,1% l’anno prossimo (ad aprile: 2,5% e 2,2%), mentre nei paesi in via di sviluppo sarà rispettivamente del 5,4% e del 4,5% (entrambe le stime sono ridotte di 0,1 punti percentuali).

Sullo sfondo della de-escalation del conflitto tariffario tra Cina e Stati Uniti a maggio le previsioni per entrambe le economie sono state leggermente migliorate.

Il PIL degli Stati Uniti crescerà dell’1,9% nel 2025 e del 2% nel 2026, le stime precedenti erano dell’1,8% e dell’1,1%, nel 2024 – rispettivamente del 2,8% e del 5%.

Le previsioni per la Cina sono state significativamente riviste: l’attività economica nel paese, secondo le stime del FMI, è in espansione. Si prevede che nel 2025 l’economia crescerà del 4,8% (ad aprile era prevista una crescita del 4%), nel 2026 – del 4,2% (4%).

Anche la stima della crescita economica europea nella revisione di luglio è stata aumentata: di 0,2 punti percentuali, all’1% (nel 2026, si prevede ancora l’1,2%).

Tuttavia, questa previsione non tiene ancora conto degli ultimi accordi tra Bruxelles e Washington: nonostante la riduzione dei dazi al 15%, i termini dell’accordo, come già riconosciuto dalla Commissione europea sfavorevoli per le imprese europee.

Secondo le previsioni del FMI, la crescita del PIL tedesco sarà dello 0,1%; tuttavia, dato il mantenimento dei dazi sulle forniture di automobili, anche questa stima potrebbe essere ridotta.

Ricordiamo che dal 1° agosto Donald Trump prevede di introdurre tariffe più elevate per tutti i partner commerciali che non hanno ancora raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sulle concessioni.

Nelle ultime analisi, le previsioni per la Russia non sono cambiate (per ora, la guerra commerciale non l’ha colpita direttamente) , ma nel rapporto di luglio la stima della crescita economica è stata significativamente ridotta.

Ora il FMI prevede che il PIL russo aumenterà dello 0,9% nel 2025, anziché dell’1,5%, come previsto ad aprile (dopo una crescita del 4,3% nel 2024).

Le sanzioni secondarie (contro i partner commerciali della Russia) annunciate da Trump non hanno ancora avuto un impatto significativo sulle previsioni per la Russia, ma sono state influenzate in modo più evidente dal raffreddamento dell’attività economica nel Paese, tra le cui cause rientra anche la politica monetaria restrittiva della Banca Centrale.

BTZ

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