Meloni vuole discutere del Piano Trump e non vuole la controproposta europea
No a una controproposta, ma lavorare su quella di Trump per arrivare alla pace in Ucraina: a dirlo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in conferenza stampa a Johannesburg alla fine del G20. La premier a Johannesburg ha detto: “Ho trovato disponibilità da parte del presidente degli Stati Uniti Trump. Abbiamo avuto una telefonata abbastanza lunga anche con il presidente della Finlandia Stubb. Il lavoro dei nostri sherpa a Ginevra segue questo intendimento”. Per Meloni “il tema non è lavorare su una totale controproposta, ci sono molti punti condivisibili, ha senso lavorare sulla proposta che c’è”, ha detto rispondendo a una domanda sull’ipotesi di controproposta europea al piano di pace di Donald Trump. “Ci sono nel piano americano alcuni punti che devono essere oggetto di discussione, come quelli sui territori, sul finanziamento della ricostruzione o sull’esercito ucraino. Ci sono punti molto positivi, come le garanzie di sicurezza con il coinvolgimento degli Stati Uniti, una proposta che riprende una proposta italiana”, ha detto ancora la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Penso si possa fare un lavoro positivo, siamo tutti impegnati per arrivare a una proposta che serve per avere pace, un’Ucraina indipendente e sovrana e per la sicurezza dell’Europa”.
Salvini: “L’Ue lasci lavorare Trump, Putin e Zelensky”
“Il mio appello è che l’Europa non faccia saltare il dialogo ripreso tra Stati Uniti, Ucraina e Russia. Lascino lavorare Trump, Zelensky e Putin, non si mettano di mezzo tedeschi, francesi e inglesi, perché rischiano di far saltare tutto, come hanno già rischiato di far saltare l’accordo in Medio Oriente. Lascino lavorare Trump, Zelensky e Putin, perché ho come l’impressione che in Europa qualcuno abbia interesse a che la guerra vada avanti per vendere più armi. Sicuramente noi ci smeniamo”. Lo ha detto il vice premier e segretario della Lega Matteo Salvini, arrivando alla festa della Lega Lombarda a Castelcovati in provincia di Brescia.
“Come tra Israele e Palestina, lasciamo che il piano di Trump possa essere analizzato da Zelensky e da Putin, non riguarda né Parigi né Berlino nè Londra. Fra Parigi Londra e Bruxelles, che nessuna rompa le scatole”, ha aggiunto Salvini che alla domanda se dunque non voglia l’Europa a quel tavolo ha risposto: “Qual è l’Europa quella che vuole mandare l’esercito europeo a combattere in Russia? Non nel mio nome. Truppe in Ucraina? Mai, mai, ma figurati… Lasciamo che su questo piano, che lo stesso Trump dice che è perfettibile, ragionino le due parti in causa: Zelensky e Putin, non Macron o altri guastafeste. Non penso che nessun possa ascoltare Macron, Starmer o altri…”.
Crosetto ammette: “Il piano americano molto duro nei confronti dell’Ucraina”
“Scrivo qui le stesse parole che ho detto ieri in collegamento con un convegno a Stresa sperando che il ragionamento sia ripreso nella sua interezza e non tagliato ad arte come si usa spesso fare in Italia. Le piace o non le piace il piano Trump? Cosa dice l’Italia del piano Trump? Cosa pensa l’Europa del piano Trump? Non mi sembrano le domande giuste. L’unica cosa che interessa e deve interessare é la reazione delle parti in campo, al piano Trump per porre fine alla guerra in Ucraina“.
Lo scrive sui social il ministro della Difesa Guido Crosetto. “Il primo punto- aggiunge- è che ne stanno parlando sia la Russia che l’Ucraina: tutte e due le nazioni hanno detto che si può ragionare di un piano che porti alla fine della guerra. Questo è il fatto più importante. Non perché lo dica l’Ucraina che chiede una pace giusta da tre anni ma perché lo ha detto anche la Russia. Ora occorrono mille passi, mille discussioni, mille fratture da ricomporre, mille forzature, mille interlocuzioni, per raggiungere una mediazione che sia accettata in primis dal popolo che si è sacrificato per 1003 giorni nel tentativo di difendere la propria esistenza. Ho scritto apposta popolo perché è quello che abbiamo cercato di aiutare a resistere in questi anni, il popolo e la nazione Ucraina”. “L’ho detto ieri e lo ribadisco oggi- continua il ministro-: il piano proposto é a mio avviso molto duro nei confronti dell’Ucraina e contiene punti che penso non potranno mai essere accettati ma lo considero il punto di inizio di una trattativa che tutti auspichiamo e per la quale tutti dobbiamo impegnarci senza tregua. Trump ci ha ormai fatto capire, con i dazi, con Gaza ed in molti altri scenari, quale sia la sua tattica: provoca, blandisce, forza, accarezza un giorno, schiaffeggia quello successivo. Per settimane ha pressato sulla Russia usando la leva del petrolio ed ora le offre un’uscita dal cul de sac dove si è infilata. É sbagliato quindi chiedere alle altre nazioni o all’Europa o alla Comunità internazionale cosa pensa dei 28 punti. É giusto che nessuno parli ma tutti lavorino per costruire 28, 25, o 32 punti, accettabili dalle parti, che pongano fine alla guerra, consentano all’Ucraina di avere un futuro di sicurezza e scongiurino lo spettro dell’allargamento della guerra all’Europa”. “Lo ripeto- dice ancora-: non mi interessa un giudizio sul piano ma usarlo per far ripartire il dialogo e far cessare il suono tremendo delle centinaia di bombe, missili e droni che anche nelle scorse 24 ore, come nei 1002 giorni precedenti, hanno massacrato l’Ucraina. Va fatto subito. Nelle scorse 24 ore sono morti più di 1000 esseri umani, russi ed ucraini. Come nelle 24 ore precedenti e come nelle prossime 24. Questa è la guerra, questo è il nemico da combattere, l’avversario da sconfiggere. Forse questo piano imperfetto ci dà l’occasione di provarci. Lavoriamo per renderlo giusto e possibile”.
Red
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