di Viola Scipioni
Il governo Meloni è sempre più impopolare, ma resta sorprendentemente saldo. È il paradosso che emerge chiaramente dall’ultimo sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTG24, a mille giorni dall’inizio del governo di centrodestra. Solo il 34% degli italiani si dice soddisfatto dell’operato dell’esecutivo, mentre un netto 62% lo boccia senza appello. Eppure, nonostante il clima di disillusione crescente, non c’è traccia di una vera alternativa politica all’orizzonte.
Tra i provvedimenti più apprezzati, figurano l’inasprimento delle leggi su femminicidio e violenza domestica (38%) e l’eliminazione del Reddito di cittadinanza (29%). Piacciono meno, anzi, poco o nulla, il progetto del ponte sullo Stretto (solo il 6% di gradimento, con un 36% di pareri negativi) e le leggi sull’autonomia differenziata, ferme anch’esse al 6%.
Anche sul fronte immigrazione, i numeri parlano chiaro: gli accordi con Tunisia, Albania e Libia convincono solo l’11% degli intervistati. Le misure simboliche, quelle d’impatto ma poco efficaci, sembrano insomma non bastare più.
E allora, perché Meloni continua a rimanere in sella? La risposta è semplice quanto amara: in Italia, oggi, l’opposizione non esiste. Non esiste nella sostanza, nei contenuti, nella capacità di costruire un’alternativa credibile. Non esiste nelle piazze né nelle istituzioni. Tutti troppo presi a inseguire i propri microcosmi identitari o a rincorrere i social e le dichiarazioni a effetto. E così il governo resta in piedi, più per demerito altrui che per merito proprio.
L’unico che prova a fare opposizione “vera” è Matteo Renzi. Un uomo solo, senza un partito sopra il 5%, senza tv a disposizione tutte le sere, senza slogan da piazzare sui meme di Instagram. Ma con una linea politica chiara: economia, investimenti, giustizia civile, PA. Temi “noiosi”, sì, ma centrali. Temi veri. È su quelli che Renzi mette pressione, anche ai Ministri più forti del governo. E spesso li coglie impreparati.
Il problema? Renzi non è più credibile. Troppo logorato dalla sua stessa storia, da scelte passate, da alleanze improbabili, da una comunicazione spesso più furba che coerente. Nonostante la qualità dell’analisi e la capacità di toccare i nervi scoperti del governo, non riesce a trasformare la critica in consenso.
Intanto, Giorgia Meloni perde pezzi, ma nessuno le strappa la scena. Perfino il giudizio sui Ministri è impietoso: Daniela Santanchè è la più bocciata di tutti, con solo l’11% di opinioni positive, e perfino il 51% degli elettori di centrodestra che ne critica l’operato. Male anche Salvini, considerato il peggior ministro dal 26% degli intervistati.
Eppure, si va avanti. Perché in questa Italia anestetizzata, dove l’opposizione urla ma non argomenta, si divide e non incalza, alla fine basta poco per restare in piedi. Anche quando l’opinione pubblica smette di credere. Anche quando la politica, quella vera, resta confinata nei margini. E allora sì, il governo Meloni resiste. Non per merito proprio, ma per l’assenza degli altri.
