di Fabrizio Pezzani (*)
Nel mese scorso si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo che hanno mostrato una tendenza verso una forma di politica più partecipata ; in Francia la crescita del RN di Marine le Pen ha creato un’opposizione che ha dato luogo a nuove lezioni nel tentativo di bloccarne la corsa verso il premierato. Per realizzare questo obiettivo il presidente Macron ha creato a sua volta un richiamo a tutti i partiti con l’obiettivo di fermarne la crescita , il risultato di fermare la Le Pen è riuscito ma ha creato un’aggregazione funzionale all’unico obiettivo di fermarla ma senza nessuna proposta politica condivisa; l’aggregazione ha cominciato così a dare evidenza alle diversità di pensiero che erano state mascherate dall’unico obiettivo rendendo la Francia difficilmente governabile ; questa divisione avrà effetti sugli equilibri del nuovo parlamento europeo . Gli altri paesi hanno mostrato un conflitto interno che ha portato ad aggregazioni di opposizione alla vecchia governance della UE.
In questo clima di crescente ostilità si sono svolte le elezioni del nuovo parlamento Europea e la nomina del nuovo presidente , in realtà il candidato era uno solo senza alternative rappresentato dal precedente presidente Ursula von der Leien , già questa situazione dimostra un’ incapacità di andare verso il nuovo in un mondo che cambia rapidamente in cui si richiede una nuova anima ed un nuovo pensiero per potere fare fronte alle sfide dell’ambiente fortemente mutevole con una forte dialettica possibile fra le parti per evitare l’immobilismo catatatonico del precedente parlamento e del suo rinnovato presidente.
L’Europa ha manifestato nella sua governance un appiattimento verso decisioni esterne che l’hanno resa fortemente dipendente dalla posizione assunta in questi anni dagli Stati Uniti , è venuta meno l’autonomia di pensiero e la creatività politica necessaria per creare un bilanciamento positivo che potesse rendere l’Europa un soggetto politico con una sua identità e non solo un utile esecutore di politiche altrui .
La Ursula von der Leien ha impersonificato perfettamente questa sudditanza priva di slanci creativi in grado di fare mettere a terra i problemi veri di un mondo che cambia e non restare su posizioni autoteferenziali perdenti, in questo senso la scelta caduta ancora sulla Ursula risulta una pericolosa scelta antistorica volta a replicare una forma di immobilismo dipendente ed insensibile ai cambiamenti necessari per evitare che l’Europa venga trascinata verso una crescente instabilità.
Il precedente quinquennio ha fatto maturare nel mondo una forma di crescente bipolarismo con una forma di collasso del mondo occidentale tenuto fermo da una politica troppo autoreferenziale che pensa ancora come se fossimo in un mondo unipolare . La crescita dei Brics è stata vistosa ed ha creato una crescente aggregazione di nuovi stati che si pongono in alternativa come forza di governo alla cultura coloniale dell’occidente che ha spesso visto forme non più accettabili di colonialismo imperante. La posizione del mondo pone a confronto una forza che sta crescendo ed una forza antagonista che sta perdendo unità e potere politico ; in questo senso la guerra in Ucraina seguita all’invasione da parte della Russia ha dato forma alle diverse aggregazioni tra occidente e resto del mondo ed ha reso evidente che uno scontro dei due mondi sarebbe fatale più per l’occidente . I condizionamenti posti dalla politica Usa sono stati scrupolosamente eseguiti da un presidente europeo , la Ursula von der Lein , che si è comportata come un funzionario della Casa Bianca che prende ordini e li esegue scrupolosamente sensa il minimo dubbio sulla loro funzionalità a risolvere i problemi e non peggiorarli .Questo si è visto con il pericoloso deteriorasi dei rapporti con la Cina senza provare a mantenere un equilibrio che consenta di stare a galla in un mare in tempesta di cui sembra che non ci si voglia rendere conto.
Si è venuto a creare una forma di governance autistica e ripetitiva incapace di quella fantasia funzionale a creare alternative decisionali rispetto ad una governance americana che cominciava a dare evidenza alle difficoltà del presidente Biden . In tutti questi frangenti la Ursula von der Leien ha mostrato di avere un modello culturale di rigidità decisionale , di incapacità di muoversi con una sua autonomia rendendo sempre più l’Europa ostaggio di una governance superiore che la guidava senza resistenza o dibattito e confronto . Questo modello decisionale è inidoneo ad affrontare il mondo che cambia a partire dagli Usa dove la possibile vincita di Trump potrebbe , per ora a parole , cambiare il quadro complesso dei sistemi decisionali che devono essere affrontati con una cautela creativa in grado di seguire le varie posizioni senza rimanere ostaggio delle decisioni di altri , solo così l’Europa può aspirare ad avere una sua autonomia ma le condizioni strutturali del suo presidente e la composizione del nuovo parlamento saranno più difficili da gestire senza una flessibilità decisionale che la Ursula von der Leien purtroppo non ha e la natura umana difficilmente cambia . In questo senso è da apprezzare la decisione del Presidente del Consiglio nel mantenere una linea prudente che i prossimi cambiamenti , specie nel mondo occidentale , potranno apprezzare e consentirle di avere una posizione di indipendenza rafforzativa , in questo senso , chi scrive , ritiene coerente con i cambiamenti in corso la posizione scelta che va guardata nel lungo tempo e non nel breve.
In questa situazione bisognerebbe seguire il consiglio di Seneca : “..se non puoi governare il vento e non puoi governare il mare devi almeno governare le vele ” ; per questo si richiede un’abilità dialettica e di pensiero e flessibilità decisionale che sono carenti nel nuovo presidente Ue e la rendono antistorica cioè inadeguata a governare le vele di una barca che altrimenti rischia di sbandare.
(*) Professore emerito Università Bocconi
