La guerra di Putin

Il no dell’Ungheria  ai depositi di carburante ucraino sul proprio territorio non piace a Kiev

Le speranze dell’Ucraina di proteggere le proprie riserve energetiche strategiche collocandole oltreconfine hanno subito una battuta d’arresto. La decisione del nuovo governo ungherese guidato da Péter Magyar(nella foto) di bloccare la realizzazione di depositi di petrolio sul proprio territorio ha scatenato una dura reazione da parte di Kiev, evidenziando come le dinamiche di blocco nei confronti dell’Ucraina persistano nonostante i recenti avvicendamenti politici a Budapest.

Il “no” di Budapest e la stoccata di Sybiha

Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha espresso forte perplessità di fronte alle dichiarazioni rese in Parlamento da Péter Magyar, definendole “infondate e conflittuali”. Oggetto del contendere è la possibilità di creare una riserva strategica comune di carburante in territorio ungherese, soluzione ideata da Kiev per mettere al riparo le scorte dai continui attacchi missilistici russi.

In un passaggio chiave del suo intervento, Sybiha ha commentato con amarezza la continuità della linea diplomatica ungherese:

“Ho la sensazione che Viktor Orbán se ne sia già andato, ma la sua linea di blocco e isolamento sia ancora del tutto attiva.”

Il nodo dell’accordo MOL-Naftogaz

Il casus belli nasce dall’intesa preliminare siglata a Bukovel tra la compagnia energetica ucraina Naftogaz e il colosso energetico ungherese MOL, finalizzata a valutare la fattibilità di impianti di stoccaggio di prodotti petroliferi vicini al confine tra i due Paesi.

Il Primo Ministro Magyar ha reagito fermamente escludendo categoricamente l’apertura di qualsiasi stoccaggio di carburante destinato all’Ucraina, sia nella fascia di confine che altrove sul suolo ungherese. Ma ha criticato il presidente di MOL, Zsolt Hernádi, per aver avviato le trattative senza il preventivo benestare dell’esecutivo, ricordando che lo Stato possiede una quota del 25% nella società. MOL ha precisato che l’accordo ha valore puramente esplorativo e non vincolante, ritenendo non indispensabile l’intervento governativo nelle primissime fasi di studio.

Le implicazioni per l’Ucraina

Nonostante l’evidente gioco delle tre parti fra governo ungherese e società petrolifera, resta il fermo rifiuto dell’amministrazione ungherese che costringe l’Ucraina a rivedere i propri piani logistici. Senza la sponda dei depositi oltreconfine, Kiev dovrà continuare a gestire e immagazzinare le riserve petrolifere sul proprio territorio, esponendole direttamente ai rischi bellici e alla pressione dei raid aerei alle infrastrutture energetiche.

GiElle

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