Esteri

Il Pentagono studia il taglio delle truppe americane anche in Germania e Italia

di Balthazar

Il pilastro su cui si è retta la sicurezza del Continente Europeo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale inizia a mostrare crepe profonde.

Un’indiscrezione di NBC News ha rivelato che il Pentagono sta valutando un drastico ridimensionamento della presenza militare degli Stati Uniti in Europa.

La proposta, inserita nel quadro di una revisione semestrale dell’assetto strategico globale di Washington, ipotizza il ritiro di un contingente compreso tra i 25.000 e i 40.000 soldati. Considerando che attualmente le forze americane di stanza nel vecchio continente ammontano a circa 80.000 unità, si tratterebbe di un taglio che potrebbe raggiungere fino alla metà dell’intera presenza bellica statunitense nell’area.
Il piano non si limita alla sola fanteria di terra, ma abbraccia mezzi aerei, assetti navali e infrastrutture pesanti. Tra le nazioni più esposte a questo potenziale disimpegno figurano la Germania, l’Italia e la Spagna, Paesi che da decenni ospitano le basi logistiche e operative storicamente centrali per la proiezione di potenza americana tra il Mediterraneo e il Medio Oriente.

La discussione non equivale ancora a un ordine esecutivo firmato, ma rappresenta un’analisi tecnica commissionata dai vertici del Dipartimento della Difesa. Il Generale Alexus Grynkewich, a capo del Comando Europeo degli Stati Uniti (EUCOM) e Comandante Supremo delle Forze Alleate della NATO, è chiamato a presentare le valutazioni preliminari al Segretario alla Difesa Pete Hegseth. Sarà poi compito di Hegseth sottoporre le raccomandazioni definitive alla Casa Bianca entro l’inizio di novembre.

Un elemento di estremo interesse riguarda la ridefinizione geografica della presidio militare. Il documento al vaglio non prevede solo il rientro della truppa in patria, ma contempla la possibilità di riposizionare parte delle risorse residue verso il fianco orientale dell’Alleanza Atlantica, in prossimità dei confini con la Russia.

Washington punta così a concentrare l’efficacia deterrente direttamente sulle linee di faglia più calde, riducendo l’impronta complessiva nelle retrovie dell’Europa occidentale.

L’orientamento dell’amministrazione Trump risponde a una dottrina nota: fare pressione sugli alleati europei affinché si facciano carico della propria difesa convenzionale, liberando risorse statunitensi da destinare allo scacchiere dell’Indo-Pacifico e al contrasto della Cina. 

Questa accelerazione ha  innescato forti attriti all’interno della stessa amministrazione americana. Il Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, ha espresso forte scetticismo ed è già intervenuto per frenare l’annuncio dei tagli in sede NATO.

Diplomatici e parlamentari statunitensi temono che un ritiro precipitoso trasmetta un segnale di debolezza a Mosca, compromettendo la capacità di deterrenza dell’Alleanza proprio in una fase di estrema instabilità geopolitica.

Per le capitali europee, da Roma a Berlino, il campanello d’allarme è suonato. L’era della delega totale della sicurezza nazionale alla protezione d’oltreoceano si sta chiudendo, imponendo all’Unione Europea di accelerare l’integrazione della difesa comune prima che il disimpegno americano diventi una realtà irreversibile.

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