Politica

Il peso dei leader locali: perché i ras del territorio restano decisivi nella politica italiana

di Viola Scipioni

Nella narrazione dominante della politica italiana, la presenza di figure fortissime a livello regionale e municipale viene spesso descritta come un’anomalia da correggere, un ostacolo alla modernizzazione dei partiti. Eppure, osservando con attenzione, i ras del territorio rappresentano una delle ultime eredità di un’epoca in cui le forze politiche erano strutturate, organizzate e capaci di incidere concretamente nella vita delle comunità.

È vero, le degenerazioni e le pratiche clientelari appartengono a una stagione che va archiviata. Ma eliminare del tutto queste figure significherebbe recidere un legame storico con il radicamento politico sul territorio. Il paradosso è evidente: da un lato si rimpiange la Prima Repubblica e la sua rete di sezioni, circoli e federazioni; dall’altro si accusano come “problema” i vari Vincenzo De Luca, Luca Zaia, Michele Emiliano o Antonio Decaro, colpevoli di condizionare le segreterie romane.

La differenza rispetto al passato è però sostanziale. Nella Prima Repubblica i capibastone locali erano spesso luogotenenti di un leader nazionale, garanti di pacchetti di voti e disciplina politica. Oggi, invece, governatori e sindaci forti esercitano un potere autonomo, che i vertici nazionali finiscono per subire. Una svolta resa possibile anche dall’abolizione del voto di preferenza nel 1993, che ha tolto agli elettori la possibilità di premiare il lavoro sul territorio.

Su questo terreno si è innestata la trasformazione comunicativa: prima la televisione, con un linguaggio sempre più “all’americana”, poi i social network, che hanno accentuato personalizzazione e spettacolarizzazione. Oggi si parla persino di una nuova generazione di leader cresciuti più su TikTok che nelle sezioni di partito, pronti a sostituire la stretta di mano al mercato con un reel virale.

Il nodo non è dunque la sopravvivenza dei leader locali, ma la fragilità dei partiti nazionali. Il consenso, oggi, non è più trasferibile: se un Presidente di Regione o un Sindaco uscisse dal proprio schieramento, gran parte del suo elettorato lo seguirebbe. Una situazione impensabile quando i partiti erano portatori di visioni ideologiche forti. In questo senso la vicenda tra Elly Schlein e Vincenzo De Luca è emblematica: da un lato una segretaria eletta dalle primarie dopo poche settimane di iscrizione al Pd, dall’altro un governatore forgiato da un lungo cursus honorum.

Finché le segreterie nazionali non torneranno a radicarsi nel tessuto sociale, i partiti resteranno inevitabilmente dipendenti dai loro leader locali. Perché senza di loro rischiano di ridursi a entità virtuali, incapaci di mobilitare davvero i cittadini. E, piaccia o no, la forza di questi ras dimostra che la politica, per sopravvivere, deve ancora saper “esserci” sul territorio.

Nella foto il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, tra i leder locali più influenti

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