di Giuliano Longo (*)
Il bilancio delle ultime 24 ore
E’ salito a 7 morti, tra cui tre bambini, e a 40 feriti il bilancio del bombardamento di droni ucraini di di ieri sera durante il quale i frammenti di un drone sono caduti su una spiaggia affollata nel sud della Russia a Gelendzhik in Crimea. Mentre la regione di Mosca è stata colpita da raid aerei ucraini nella notte del 4 agosto che , secondo il governatore regionale Andrei Vorobyov, ha provocato vittime e feriti tra i civili.
Gli incendi hanno colpito i distretti di Volokolamsk, Klinsky, Chekhov e Serebryano-Prudsky. Si sono registrate vittime a terra, con i danni maggiori concentrati nel distretto urbano di Chekhov, nella regione meridionale di Mosca.
La zona industriale di Novosyolki è stata colpita, con diversi incendi divampati, tra cui uno in un magazzino. Una sottostazione elettrica e un edificio amministrativo sono stati danneggiati mentre 5 persone sono morte e altre sei sono rimaste ferite.
Questo l’ultimo tragico bilancio degli attacchi ucraini in Russia, ma dietro le dinamiche geopolitiche, i riposizionamenti al fronte e le contabilità militari, il conflitto tra Russia e Ucraina continua a misurare la sua gravità sul corpo della popolazione civile.
A quattro anni dall’escalation dell’invasione del febbraio 2022, tracciare un consuntivo delle vittime civili – sia ucraine che russe – significa inoltrarsi in una mappa di sofferenza complessa, segnata da dati ufficiali necessariamente sottostimati e da contesti d’impatto fortemente asimmetrici.
La tragedia in Ucraina: bombardamenti, macerie e bilanci dell’ONU
In territorio ucraino, il costo umano subito dalla popolazione civile ha raggiunto cifre drammatiche. Secondo i dati monitorati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), le vittime civili ucraine verificate hanno superato quota 15.000 morti e 41.000 feriti.
Ma le stesse agenzie internazionali ribadiscono costantemente come tali numeri rappresentano solo una frazione della realtà. Nelle città teatro dei combattimenti più feroci o cadute sotto il controllo russo nelle prime fasi della guerra – come Mariupol, Volnovakha o Sievierodonetsk – le difficoltà di accesso e la distruzione delle infrastrutture hanno reso impossibile un conteggio finale delle salme sepolte sotto le macerie o in fosse comuni.
Le cause principali dei decessi tra la popolazione ucraina risiedono nell’impiego massiccio e prolungato di armi esplosive a largo raggio: artiglieria pesante, missili da crociera, bombe guidate e droni d’attacco a lungo e corto raggio.
Nel corso del tempo, la strategia di bombardamento delle infrastrutture energetiche e urbane ha esteso il rischio ben oltre la linea del fronte, privando milioni di cittadini di riscaldamento, acqua ed elettricità durante i mesi invernali e causando vittime indirette legate a stenti e mancanza di cure mediche essenziali.
Le vittime civili sul suolo russo e nelle zone di confine
Il prolungamento del conflitto ha portato la guerra anche all’interno dei confini della Federazione Russa e nelle regioni occupate. Le incursioni di droni a lungo raggio, i bombardamenti d’artiglieria transfrontalieri e le operazioni di sabotaggio hanno colpito centri abitati nelle regioni di confine come Belgorod, Kursk e Bryansk, oltre alla penisola di Crimea e a località costiere nel sud della Russia.
Secondo le stime delle autorità locali russe e i dati raccolti da osservatori indipendenti, i civili uccisi sul suolo russo secondo le fonti governati ammontanoo nelle aree di confine superano ammontano a 800 morti . A questi si aggiungono i civili residenti nelle aree del Donbass controllate dalle forze filo-russe prima e dopo il 2022, di questi 3000 nei territori occupati del Donbass. Ma I totali stimati per Russia e Ucraina avrebbero raggiunto già la tragica somma compresa fra le 60.000 e le 110.000 persone fra moti e feriti.
L’eredità invisibile del conflitto
Accanto al computo diretto dei caduti, il bilancio civile comprende consegueze a lungo termine destinata a durare decenni. L’Ucraina è oggi uno dei Paesi più fortemente contaminati da mine antiuomo e ordigni inesplosi al mondo, minaccia che continua a mietere vittime tra agricoltori, soccorritori e bambini. A ciò si sommano milioni di sfollati interni, rifugiati all’estero e comunità disgregate.
Senza considerare le migliaia di mutilati al fronte e il numero enorme di veterani che potrebbero influire sulla stabilità politica dei due Paesi a Lungo andare alimentando anche un sete di vendetta che inevitabilmente sfocerà nel terrorismo diffuso e incontrollabile.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
