di Fabio Desideri (*)
Il mancato confronto tra Governatore della Banca d’Italia e Pensiero Popolare Italiano segna il distacco tra istituzioni e cittadini: una scelta che mina la democrazia.
Il rifiuto del Governatore della Banca d’Italia di incontrare Pensiero Popolare Italiano, promotore di una proposta di legge per il sostegno alle famiglie, segna una spaccatura tra le élite tecnocratiche e la società civile.
Temi cruciali come la natalità, il welfare e il lavoro dovrebbero essere al centro del dibattito sociale civico, economico e politico, ma molte istituzioni preferiscono la “riservatezza”, mascherata da neutralità, che diventa invece nei fatti una posizione sociale, civica e politica.
Questo comportamento evidenzia una crescente chiusura delle strutture economiche, sempre più distanti dal confronto con la società.
Ignorare le istanze popolari non è solo un errore, ma una rinuncia alla missione pubblica, condizione questa che mina il rapporto di rappresentanza e fiducia.
Il buon funzionamento di una società si misura nel dialogo e, quando questo manca, il distacco tra la gente e i poteri pubblici rischia di creare una divisione profonda.
L’impossibilità di confronto con la Banca d’Italia non è un caso isolato, ma riflette una tendenza più ampia di isolamento degli organismi tecnici, sempre meno inclini al dialogo con la società.
Episodi come il decreto “Salva Banche” del 2015, quando migliaia di risparmiatori si ritrovarono senza tutela dopo il salvataggio di quattro istituti di credito in crisi, e le proteste per la mancanza di trasparenza, furono l’epilogo amaro di un processo decisionale emblematico di questa autoreferenzialità.
Lo stesso è accaduto nel 2016 con la riforma delle banche popolari, una trasformazione radicale imposta dall’alto, accompagnata da una circolare attuativa della Banca d’Italia poi sospesa dal Consiglio di Stato.
Anche in quel caso, le critiche non riguardarono solo aspetti giuridici, ma il metodo: l’assenza di consultazione, la marginalizzazione dei territori, la chiusura a ogni forma di dibattito pubblico.
Le organizzazioni indipendenti rivendicano giustamente la loro autonomia dai governi e dalle pressioni politiche, ma questa non deve trasformarsi in isolamento.
In una democrazia matura, le competenze di settore non bastano a giustificare ogni decisione: serve legittimità, che si costruisce anche con partecipazione, trasparenza e dialogo.
Il rifiuto del Governatore della Banca d’ Italia di incontrare il portavoce di una proposta di legge di iniziativa popolare non è un atto neutro, ma un messaggio chiaro: le proposte che nascono dal basso, anche se sostenute da migliaia di firme, non sono ritenute degne di attenzione.
Questo atteggiamento contribuisce a rafforzare la percezione di un sempre maggiore distanza tra cittadini e potere.
Il colloquio era stato richiesto ufficialmente da Pensiero Popolare Italiano, che ha appena formalizzato l’atto costitutivo per l’iscrizione nell’elenco dei movimenti riconosciuti.
Il sostegno alle famiglie dovrebbe essere una priorità condivisa da cittadini ed istituzioni, dato il contesto di crisi demografica, precarietà lavorativa e disagio sociale in cui versa l’Italia.
Tuttavia, su temi sensibili, molte autorità scelgono il muto riscontro anche al fine di evitare conflitti sociali e politici.
Questo atteggiamento mina la rappresentanza popolare, poiché chi governa rifiuta di confrontarsi con chi rappresenta i cittadini.
Pensiero Popolare Italiano, ha sottolineato che: “il movimento non cerca visibilità, ma ascolto, e il rifiuto del Governatore della Banca d’Italia di incontrarci è un segnale non bello a tutti i cittadini che credono nel valore della partecipazione civile”.
Il mancato confronto è un’occasione persa per il Paese per una riflessione collettiva, poiché le politiche economiche influenzano la vita sociale ed economica italiana.
Evitare il dibattito significa abdicare a una visione condivisa del futuro.
In un periodo segnato da sfide strutturali, ogni proposta concreta, soprattutto se proveniente dalla cittadinanza attiva, dovrebbe essere vista come una risorsa. Invece, si evita il confronto, consolidando un modello decisionale lontano dalla gente e chiuso nei palazzi.
Il caso del Governatore della Banca d’Italia e della proposta di legge, di iniziativa popolare, sulla Fondazione per la Famiglia riflette un malessere sistemico, evidenziando l’urgenza di ripensare tutti insieme il ruolo e le relazioni delle istituzioni con i cittadini.
PENSIERO POPOLARE ITALIANO sottolinea che: “il silenzio è una forma di scelta è il rifiuto del dialogo che mina la fiducia nelle istituzioni. La democrazia si misura nella capacità di ascoltare, accogliere il confronto e costruire insieme. Quando manca la volontà di ascoltare, la distanza diventa frattura, e la frattura porta alla crisi”.
(*) segretario politico nazionale di PENSIERO POPOLARE ITALIANO
