Esteri

Il terrorismo non è più tale se conviene alla Geopolitica

La metamorfosi dell’islamismo terrorista

 

di Giuliano Longo

 

Negli ultimi anni la “lotta al terrorismo globale” ha subito trasformazioni significative sia in Occidente che in Russia. Se prima sembrava una lotta senza tregua, con l’elenco di organizzazioni islamiste radicali ostracizzate a livello mondiale, oggi la situazione sta cambiando.

Abu Muhammad Julani, il leader dell’organizzazione terroristica Hayat Tahrir al-Sham, HTS (un ramo di Al-Qaeda), fino a ieri era considerato un terrorista anche dagli Stati Uniti che gli avevano messo sulla testa una taglia di 10 milioni di dollari, oggi invece rilascia tranquillamente un’intervista alla CNN sostenendo che l’Iran dovrebbe riconsiderare la sua politica nei confronti della Siria.

 

Il movimento terroristico “talebano”, che ha aiutato i militanti ceceni durante la seconda e sanguinosa repressione russa, improvvisamente potrebbe non essere più considerato nemmeno da Mosca che, ufficiosamente, ha preso contatto con i suoi esponenti per salvaguardare le sue basi in Siria.

Entrambi sembrano chiari esempi di una trasformazione per la quale i militanti HTS diventano improvvisamente “opposizione armata” e il Il mondo civilizzato chiude un occhio su tutte le atrocità che ha commesso in precedenza.
Solo dieci anni fa questo sarebbe sembrato impensabile. Perché questo mutamento e quali saranno le sue conseguenze?

Il terrorismo di matrice religiosa

Esistono molti studi dedicati alla definizione di terrorismo, ma la questione è ancora oggetto di dibattito. Particolarmente controversa è la distinzione tra terrorismo e altre forme di violenza politica, comprese le insurrezioni i cui metodi assomigliano a quelli del terrorismo. Quindi questo termine è ampiamente politicizzato, soprattutto per quanto riguarda il terrorismo politico.

Ma se parliamo di terrorismo di matrice religiosa ci riferiamo particolarmente all’islamismo o radicalismo islamico, generalmente considerato terrorismo che ha ben poco a che fare con la fede, ma molto con un’ideologia e un’azione politica, il cui obiettivo è la creazione di uno Stato islamico soggetto alla legge della Sharia e intollerante verso le altre religioni e i loro valori.

Per gli islamisti, la violenza è un male necessario sulla strada verso il loro stato e la loro società “ideale” che giustifica gli attacchi terroristici e gli omicidi brutali. Tutti coloro che non sono d’accordo con gli islamisti sono considerati “infedeli” e quindi la loro distruzione non può essere considerata ingiusta poiché è un “dovere sacro”.

La sconfitta militare dello Stato islamico fuorilegge (Isis) in Siria e Iraq non ha portato alla scomparsa dell’ideologia che ha ispirato l’Isis e altri gruppi terroristici in Medio Oriente e in Asia. La stessa Al-Qaeda non è scomparsa e l’HTS siriana ne è una costola, come dimostra lo sventolio delle bandiere dell’ISIS dopo la vittoria su Bashar al-Assad che i militanti del gruppo esibivano apertamente a Damasco.

Ci sarà un califfato in Medio Oriente?

 

La maggior parte dei gruppi, come Al-Qaeda, sono una rete terroristica transnazionale, con cellule che operano in molti paesi del mondo, e il loro obiettivo è creare un “Califfato globale”. La vittoria dei militanti HTS può preludere, nel tempo, alla creazione di una sorta di califfato in questa regione?

Dieci anni fa l’Occidente ha combattuto contro l’ISIS insieme alla Russia, ed era quasi impossibile immaginare il solo approccio (sia pure tattico) con lo “Stato islamico”. Tuttavia, ora la situazione è cambiata.

La trasformazione della lotta al terrorismo nel mondo moderno è associata principalmente all’ascesa al potere degli islamici radicali in alcuni paesi (Iran, Afghanistan e ora Siria). Quindi ad un quadro geopolitico dove prevalgono gli interessi delle grandi potenze.

 

Non Solo, le cosiddette “primavere arabe” (osannate dall’Occidente) si sono trasformate in guerre devastanti o in regimi autoritari. In Egitto contro i “Fratelli” musulmani, in Tunisia, nell’infiltrazione terroristica in Libia completamente destabilizzata dopo l’eliminazione di Gheddafi e oggi in Siria. Senza contare il ritorno dai Talebani in Afghanistan, la permanente instabilità dell’Iraq le turbolenze islamiste nelle repubbliche centro asiatiche e l’allarme di Mosca per il susseguirsi di sanguinose azioni terroristiche nei territori della Federazione.

 

Anche l’iniziale attacco di Hamas viene considerato in quest’ottica (terroristica, ma non islamista) dall’Occidente, salvo stigmatizzare la situazione della striscia di Gaza dove la reazione di Israele comincia a puzzare di pulizia etnica. Ma in questo caso, come in tutto il Medio Oriente, entra in ballo l’influenza iranina che sia avvale di milizie, qua e là tacciate di terrorismo, seconda la convenienza politica.

 

I segnali della permanente diffusione del terrorismo islamico.

 

Questi solo alcuni esempi i quali fanno ritenere che queste formazioni terroristiche, già ampiamente etichettate ed elencate a livello internazionale, stanno diventando interlocutori nelle dinamiche di convenienza geopolitica.

 

Quindi si è passati dalla volontà della loro distruzione (come pretendeva Bush Junior con il ventennale conflitto afghano succeduto di poco a quello russo) a contatti politici più o meno ufficiali, che non sono più quelli che già esistevano dei servizi segreti, ma di fatto rappresentano il riconoscimento di queste organizzazioni a seconda della convenienza, per ora prevalentemente occidentale.

 

Un gioco pericoloso perché getta un colpo di spugna a Damasco e anche a Kabul, sul passato criminale di queste organizzazioni cui viene attribuito una sorta di riconoscimento, con la pia illusione di poterle controllare e utilizzare.

 

Le parole moderate dei nuovi leader siriani alimentano la falsa speranza di poterli inglobare nel gioco delle potenze occidentali, che sembrano ignorare la penetrazione dell’Islamismo in Africa da Mali alla Nigeria. Cui vanno aggiunti in Europa lo stillicidio di attacchi quasi quotidiani di lupi solitari ispirati al salafismo e le frequenti notizie sullo smantellamento di reti islamiche organizzate, pronte a risvegliarsi dal sonno per colpire.  

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