di Gino Piacentini
La Cina ha annunciato un ambizioso progetto che la porterà a realizzare la più grande diga idroelettrica del mondo. Situata sul corso inferiore del fiume Yarlung Zangbo (nella foto), in Tibet, l’opera promette una produzione energetica colossale, stimata in 300 TWh all’anno, ma solleva serie preoccupazioni a livello ambientale e sociale.
L’investimento previsto per questo mega-progetto è stimato in oltre 127 miliardi di dollari, rendendolo una delle infrastrutture energetiche più costose mai realizzate. La Cina, già protagonista della gigantesca diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze, dimostra ancora una volta la sua ambizione di dominare il settore energetico idroelettrico. Tuttavia, le grandi dighe idroelettriche, come insegna l’esperienza della diga delle Tre Gole, comportano pesanti conseguenze. Il trasferimento forzato di oltre 1,4 milioni di persone per far spazio alla diga delle Tre Gole è solo un esempio degli impatti sociali di queste mega-opere. Inoltre, la costruzione di una diga può alterare gli ecosistemi fluviali, provocare inondazioni e siccità a valle e persino influenzare il clima locale.
Il fiume Yarlung Zangbo, noto come Brahmaputra in India e Bangladesh, è una risorsa vitale per milioni di persone. La costruzione della diga, secondo alcuni esperti, potrebbe alterare il flusso del fiume, mettendo a rischio l’agricoltura, la pesca e l’approvvigionamento idrico di questi paesi. L’India, in particolare, ha espresso preoccupazione per i potenziali impatti negativi del progetto sulla sua popolazione e ha chiesto alla Cina di garantire che gli interessi degli stati a valle non vengano danneggiati.
Il progetto della nuova diga idroelettrica in Tibet è destinato a generare un intenso dibattito a livello internazionale. La Cina, da un lato, punta a consolidare il suo ruolo di leader mondiale nel settore delle energie rinnovabili, mentre dall’altro deve affrontare le critiche di chi teme le conseguenze ambientali e sociali di un’opera di questa portata.
