Sono oltre mille le persone ancora disperse in Spagna a causa dell’alluvione della scorsa settimana, la maggior parte nella regione di Valencia. Non si sa ancora quante di loro possano essere “sepolte” nel parcheggio sotterraneo del centro commerciale Bonaire ad Aldaia, uno dei più grandi della città spagnola. Intanto le fosche previsioni su quella che era stata già definita la strage del centro commerciale, si ridimensionano. Dopo aver ridotto il livello dell’acqua nel parcheggio del centro commerciale Bonaire, nel comune di Aldaia alle porte di Valencia, c’è la speranza che la tragedia annunciata possa ridimensionarsi. “Si sta facendo un lavoro impressionante per drenare l’acqua. Ma vogliamo ridimensionare le notizie sulla dimensione della tragedia. Non è un parking completo di 5.000 veicoli che è stato sepolto dal fango, era al livello minimo di occupazione. Secondo le prime notizie, sono stati identificati venti veicoli e senza che sia stata rilevata la presenza di vittime”, ha detto a Tve il sindaco di Aldaia, Gullermo Lujan. Sul possibile numero di dispersi, Lujan ha segnalato: “Al momento non abbiamo dati ufficiali. Il nostro comune ha finora registrato 6 vittime e ci sono molti garage che si stanno svuotando, non abbiamo numeri certi sui dispersi. Ma continuiamo ad essere cauti sulle stime. Siamo preoccupati, perché Aldaia è un paese distrutto, la gente ha perduto le case, dobbiamo ripulire tutto e cominciare a ricostruire”. Quanto alle contestazioncon il re e la regina di Spagna, oltre che nei confronti del primo ministro, uno dei ‘volontari’ impegnati nei soccorsi a Paiporta ha rivendicato, in una chat pubblicata dall’online elDiario.es, di aver distrutto l’auto del premier spagnolo Pedro Sánchez durante le contestazioni nel corso della visita compiuta dal premier con i reali e il governatore di Valencia Mazon. “Con quelli della mia associazione siamo qui, gli abbiamo distrutto l’auto ma lo abbiamo potuto colpire solo con una mazza alle spalle”, è scritto nel messaggio postato da Adrian Campos, che si presenta come “volontario” di una sorta di delegazione valenciana dell’organizzazione Revuelta. La polizia ha confermato al quotidiano che sta indagando su varie chat. Intanto dopo la rabbia e la protesta esplosa a Paiporta, che ha costretto re Felipe VI e la regina Letizia, con il premier Pedro Sanchez e il governatore di Valencia, Carlos Mazon, a interrompere la visita nelle località più colpite dall’alluvione in Spagna, il monarca ha modificato la sua agenda ufficiale per presiedere la riunione del centro di comando dell’Unità militare dell’esercito (Ume) a Torrejon de Ardoz (Madrid). Lo rende noto una nota della casa reale. Nonostante i lanci di fango e oggetti contro la comitiva ufficiale, Felipe VI ha ascoltato le grida di aiuto della popolazione colpita a Paiporta: “Felipe non ci abbandonare”. E ha garantito che “lo Stato in tutta la sua interezza è e sarà presente” nei comuni devastati dalle alluvioni per far fronte alla catastrofe. La visita dei monarchi a Paiporta e Chiva, il ‘ground zero’ delle aree colpite dalla Dana, è stata su loro iniziativa, per esprimere solidarietà alle famiglie colpite, nonostante fosse stata sconsigliata per motivi di sicurezza, secondo fonti governative citate oggi da vari media iberici, fra i quali El Pais.
