Esteri

La strategia di Trump per riconquistare l’America Latina passando per il Venezuela

di Andrea Maldi

Il presidente Usa Donald Trump ha dato l’ordine alla superportaerei a propulsione nucleare più grande del mondo, la Gerald R. Ford della U.S. Navy, accompagnata da altre tre navi da guerra, per un totale di circa 4.000 soldati a bordo, di fare rotta verso le coste del Venezuela con l’obbiettivo di contrastare il Cartello dei Soli (Cártel de los Soles), una organizzazione venezuelana implicata nel narcotraffico internazionale considerata sotto l’egida del presidente Nicolas Maduro che minaccerebbe il mondo occidentale (l’esistenza di questo cartello è tuttavia dubbia, secondo alcuni analisti potrebbe trattarsi di falsa informazione da parte di Whashington per legittimare rappresaglie contro il Venezuela). Eppure è quasi irrilevante il ruolo di Caracas nella produzione di droga, soprattutto di fentanyl la sostanza stupefacente che miete più vittime negli Stati Uniti. Ma la brama di potere del Tycoon si estende ben oltre, dalla Colombia, anch’essa imputata di negligenza nella guerra alla produzione e al commercio di droga, al Brasile che detiene la seconda maggior concentrazione al mondo di metalli delle terre rare, è stato accusato di aver condannato ingiustamente a 27 anni di carcere l’ex presidente Bolsonaro con l’accusa di tentato golpe. Pena tariffe extra su tutte le esportazioni.

Ottimi rapporti invece col Messico – anch’esso ricco di risorse minerarie, prime fra tutte l’argento, di cui è il principale produttore mondiale – che oltre ad assicurare un efficiente contrasto all’immigrazione clandestina verso gli States (aumentata in modo significativo negli ultimi anni), dimostra anche un efficace organizzazione capillare di blitz anti-droga, intensificando in modo esponenziale gli arresti.

E’ chiaro, sotto si nasconde qualcosa di molto più grande ed importante per Donald Trump: riconquistare la supremazia del centro e sud America per la messa a profitto dei minerali e metalli essenziali per il passaggio a fonti rinnovabili, del quale l’hispanoamerica rappresenta un gigantesco bacino.

 

Intanto la Russia è in contatto con il Venezuela, dopo una richiesta di aiuto di Maduro –prevista in una partnership strategica tra i due Paesi firmata il 7 maggio scorso con un accordo di cooperazione strategica e politica – dinanzi all’enorme schieramento militare americano nel mar dei Caraibi.

“Siamo in contatto con i nostri amici venezuelani… il Cremlino ribadisce il suo sostegno al Venezuela di fronte alle minacce esistenti e potenziali di Washington”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Il Whashington Post rivela che il leader venezuelano avrebbe chiesto sostegno anche alla Cina e all’Iran, per potenziare gli armamenti bellici in caso di raid americani contro obiettivi militari all’interno del Venezuela.

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