Si è svolto al Nazareno il primo incontro del Comitato scientifico del Forum Industria del Pd guidato dall’ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando. I lavori, cui ha preso parte il senatore e responsabile Economia Pd, Antonio Misiani, sono stati aperti dal professor Paolo Guerrieri dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, al quale è stato chiesto di coordinare il Comitato scientifico. Lo comunica una nota del Partito democratico in cui si spiega che “il punto di partenza della discussione è stato il ‘Made in Italy 2030’, il Libro bianco del ministero delle Imprese e del Made in Italy, sul quale sono state formulate valutazioni fortemente critiche a partire dalla mancanza di una governance delle politiche industriali che si dovrebbe giocare a più livelli, dalla dimensione europea a quella nazionale fino al livello locale. Oltre a una mancanza di strategia, emerge nel Libro bianco del governo una sproporzione clamorosa tra la fotografia che viene scattata nelle prime 200 pagine e ciò che invece non si è fatto e non si propone di fare. Qual è la vera politica industriale del governo? Cosa è stato fatto in questi tre anni, oltre a presentare il Libro Bianco e a cambiare il nome del vecchio ministero dello Sviluppo Economico? 30 mesi su 36 di calo della produzione industriale; tre anni di subalternità totale a Trump; di silenzio assordante sui dazi che mettono in ginocchio le imprese italiane, smontati dalla Corte Suprema; di mancati investimenti in ricerca, sviluppo e tecnologia; di un fallimento di Industria 5.0, pasticciata, contraddittoria e incapace di produrre risultati significativi rispetto agli obiettivi dichiarati; di legittimazione e accompagnamento dello svuotamento della chimica di base, dell’industria siderurgica e dell’automotive che hanno subito processi di dismissione e riduzione produttiva. Manca completamente nell’impianto la dimensione sociale e il ruolo del lavoro”. “Per il governo, la politica industriale è per le imprese, per il Partito democratico un patto produttivo e sociale. A livello europeo non c’è una proposta di riforma delle regole fiscali in chiave industriale. Si parla addirittura di uno Stato “Stratega” ma la fisionomia che emerge dello Stato è quello di uno Stato fantasma che, tutt’al più, quando appare è semplice erogatore di incentivi”, conclude la nota.
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