Medicina

Influenza aviaria: primo caso da gatto a uomo in Usa, parla l’epidemiologo

di Margherita Lopes
Sembra una curiosità per gattofili, ma la notizia del primo contagio documentato di influenza aviaria H5N1 da un felino all’uomo – un veterinario, nel caso specifico – dovrebbe far risuonare più di un campanello d’allarme. Ma che cosa è successo? Il contagio è avvenuto negli Stati Uniti, che da tempo sono alle prese con la diffusione di questo virus negli animali di allevamento (non solo polli). Nei giorni scorsi i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) Usa hanno descritto su ‘Morbidity and Mortality Weekly Report’ il primo possibile caso di trasmissione dell’influenza aviaria A/H5N1 da un gatto domestico a un essere umano. Ebbene, la premessa è che – ancora una volta – sotto i riflettori è finito un alimento specifico: il latte crudo. Lo studio ha analizzato un focolaio verificatosi nella contea di Los Angeles tra novembre 2024 e gennaio 2025. La ricerca, condotta dal Dipartimento di Sanità Pubblica locale e dai Cdc, ha esaminato 139 persone esposte a 19 gatti infetti, che avevano consumato alimenti crudi a rischio. Ebbene, un veterinario asintomatico è risultato positivo agli anticorpi specifici per il virus. E questo nonostante un tampone nasofaringeo effettuato una settimana dopo l’esposizione fosse risultato negativo. Finora non era mai stata documentata la trasmissione da gatto domestico a uomo, ricordano i Cdc. Lo stesso non si può dire per contagi da uccelli selvatici, polli e bovini da latte. Cosa è successo? Il drappello di gatti aveva consumato carne, latte e altri alimenti crudi per animali, contraendo così il virus del clade 2.3.4.4b genotipo B3.13 di influenza aviaria, diffuso tra i volatili selvatici e i polli Oltreoceano. Una volta analizzati, alcuni degli alimenti sospettati sono risultati positivi al virus H5N1. I gatti infettati hanno sviluppato sintomi gravi a livello respiratorio, epatico e neurologico: 14 sono morti o sono stati soppressi, dopo essere stati visitati in diversi centri veterinari. In tutto nove animali sono stati testati e tutti i campioni sono risultati positivi. Il focolaio ha portato all’esposizione di 139 persone, tra proprietari, veterinari e altri operatori, che sono stati posti sotto osservazione e sottoposti a tampone per rilevare l’influenza aviaria. Nessun tampone è risultato positivo all’H5N1.
A distanza di tempo, 25 persone hanno accettato di essere incluse in uno studio sierologico per capire se fosse avvenuta una trasmissione del virus H5N1, anche asintomatica. In questo modo si è scoperta la positività del veterinario, il cui sangue era stato prelevato 120 giorni dopo l’esposizione a un gatto malato. Il dottore non aveva usato dispositivi di protezione nel corso delle visite e non era stato esposto a pollame da cortile, uccelli selvatici o bovini da latte, né ad alimenti crudi. “Gli Stati Uniti hanno un problema con l’influenza aviaria, ma anche con il consumo di latte crudo”, commenta a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo Massimo Ciccozzi. “Ora il veterinario sicuramente è stato graffiato o morso, perché non è possibile in questo caso la mutazione per salto di specie”, aggiunge l’esperto.
(*) La Presse

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