Economia e Lavoro

Intervista al vicepresidente di ConfimpreseItalia nonché tutor per l’Ente Nazionale Microcredito, dott.Fulvio Bario Quando il microcredito fa la differenza

D:Iniziamo con una piccola presentazione: come si chiama, qual è il suo backgroud e per quale motivo ha scelto di diventare tutor dell’ENM?

Sono Fulvio Barion e da 40 anni opero nel credito. Da 27 anni sono in CONFIMPRESE ITALIA. La nostra confederazione si occupa della micro-piccola e media impresa. Il presidente D’Amico mi ha chiesto se, quale vicepresidente con deleghe al credito volevo occuparmi del microcredito per la federazione, e dopo averne approfondito la conoscenza, nel 2018 sono entrato come tutor. L’Ente Nazionale per il Microcredito è portatore dei valori tipici del microcredito, strumento importante, eticamente corretto. Il microcredito è uno strumento talmente importante che al suo fondatore Muhammad Yunus venne assegnato il premio Nobel. Questo strumento di dignità e di opportunità è presente in Europa come in America, e negli altri continenti. Il principio basilare è lo stesso: dare una opportunità per la promozione e la realizzazione della dignità umana attraverso il lavoro. La qualità dello strumento che ben si sposa con il mio sentire, e con i principi fondanti di Confimprese Italia.

In sintesi, ha orientato la mia scelta.

D:Come si svolge il suo lavoro di tutor, quali sono gli step che segue e in che modo aiuta i beneficiari a capire il processo di richiesta di microcredito?

La prima cosa è spiegare bene in cosa consiste il microcredito che passa attraverso l’ENM (limiti e condizioni), a chi può essere concesso; importi ottenibili chi li eroga a quali condizioni. Si approfondisce se ci sono pregiudizievoli bancarie a carico del richiedente e come ha saputo del microcredito.

La seconda parte del colloquio entra nel vivo del “problema”. Ci sono situazioni che hanno caratteristiche difficilmente ascrivibili a categorie, ovvero ogni caso è a sé. Per quel che mi riguarda, parto da un colloquio che serve a capire (se startup) se chi ho davanti ha una idea concreta e le caratteristiche necessarie per portarla avanti. Se questi presupposti possono essere soddisfatti si comincia a fare lo studio di fattibilità ovvero: tipo di attività, sua collocazione, verifica dell’attività stessa.

Si passa poi all’analisi che ovviamente si basa sull’esperienza ovvero si cerca di comprendere e approfondire da “dove” stiamo partendo, ovvero se proviene dall’ambiente (socio, dipendente, collaboratore etc.) oppure se tutto parte da considerazioni ed elaborazioni proprie, le sue idee circa il concetto di impresa, ditta, attività in proprio. Quanto personale occorrerà, se dipendente o di famiglia perché ovviamente vi è oppure no un appesantimento dei costi.

Come sono pianificate nell’immaginario del richiedente le anticipazioni dei costi correlati alla produzione in attesa dei ricavi sufficienti a far fronte al flusso dei costi.

Ci si addentra sempre più nel problema e la domanda seguente riguarda gli impegni finanziari del richiedente già esistenti. Se si quali; importi, scadenze, durate, e come sono stati portati avanti fino a quel momento? Come intenderebbe impiegare il denaro relativo al finanziamento? Ha capitale proprio da investire? Poi se è convincente si prepara la bozza del BP e della relazione da inoltrare alla banca, dopo la presa in carico se il soggetto richiedente è una ditta costituita che rientra nell’ambito dei 5 anni previsti dalla norma, in alternativa attraverso i tecnici della nostra associazione CONFIMPRESE ITALIA (per chi lo desidera ovviamente poiché questo non è vincolante) si provvede ad assistere il soggetto richiedente in tutte le fasi di creazione del nuovo soggetto economico (dall’apertura della ditta ed eventuale costituzione di società con lo studio notarile del luogo di gradimento del richiedente). In ogni caso l’intervista si conclude con la visita dei locali occupati o che occuperà la ditta costituenda.

D:Quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto finanziato con un microcredito?

L’adeguatezza alle richieste dell’area di operatività, la completezza e l’onestà dell’analisi che il richiedente fa verso sé stesso. La proporzionalità del mix delle fonti di approvvigionamento delle risorse finanziarie, ma soprattutto la consapevolezza delle difficoltà e delle (perché no…) rinunce a molte cose che la vita da dipendente offre e prima fra tutte la libertà dalle responsabilità in prima persona. La contropartita è la dignità del lavoro nella libertà mentale di essere liberi di autogestirsi.

D:Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro con i beneficiari del microcredito?

Vede, quando la fuori delle persone che riescono ad andare avanti, vivere, tenere fede ai loro impegni, far progredire la famiglia, e magari riescono a far guadagnare e vivere altre famiglie, perché l’attività cresce bene e possono essere assunti dipendenti, allora ogni successo è significativo ed è una molla che si carica ed autoalimenta per cui la pratica più significativa è sempre quella a cui si sta lavorando.

D: Qual è l’azienda più interessante che ha seguito come tutor? E quale ha avuto più successo?

C’è un’azienda di confezioni e abbigliamento che ho fatto partire in forma di s.r.l.s.. Dopo lo studio di cui sopra ho chiesto 40.000 euro alla locale filiale di una delle banche convenzionate e dopo 7 mesi me ne hanno erogati 25.000. L’imprenditrice (su mio consiglio) si è adattata e seppur fossero appena la metà del fabbisogno li ha presi acquistando attrezzature usate anziché nuove). Come faccio sempre l’ho seguita e oggi non è più una srls ma una SRL, attorno a questa è stato costruito un insieme di attività satelliti che altre banche con organi deliberanti più lungimiranti hanno saputo riconoscere e finanziare e oggi fattura qualche milione di euro. Impiega 40 persone ed opera per Valentino, Armani D&G e altri grandi marchi

D: Quali sono le sfide, invece, da affrontare quando si lavora con beneficiari di diverse culture e differenti background?

La sfida più grande è far comprendere al sistema bancario ( fatto di dipendenti),che lo strumento che hanno in mano (ed è ben spiegato nella loro scheda prodotto), va letto ed utilizzato. Perché finanziare una startup di giovani, o esodati dal loro lavoro (ma con tutta l’esperienza che sono in grado di dare i secondi e tutta la voglia di riuscire dei primi), vuol dire dare una opportunità all’Italia. Siamo nel post industriale, finanziario, e gli unici assorbimenti di masse lavoratrici sono le micro piccole e medie aziende: 4.200.000 che danno lavoro a 11.600.000 dipendenti e tenuto conto di una media di 4 persone a famiglia il calcolo è presto fatto, 50.000.000 di persone vivono su questo. Ormai sono moltissime le famiglie che hanno al loro interno le così dette “Partite Iva”, per questo meritano il rispetto e la cura dovuta e mi rivolgo a chi governa perché abbiano il rispetto e la cura che è loro dovuta. Poi per il resto l’analisi è la stessa ma con la difficoltà in più sta nella diffidenza verso la diversità. In questo senso in Piemonte sto tentando, di far partire il microcredito dell’ente con l’etnia cinese molto dinamica nel settore imprenditoriale.

Mi consenta un appunto. Oggi molte banche hanno operatività diretta con il Medio Credito Centrale che come per le operazioni di microcredito garantisce l’operazione nella misura dell’80% del finanziamento erogato. Molte banche a valenza nazionale non hanno sottoscritto l’accordo con l’Ente Nazionale per il Microcredito considerando di avere il controllo diretto sulle diverse pratiche ma è illusione perché il presupposto è la conoscenza e il controllare seguendo. Ciò non può avvenire attraverso il bilancio consegnato a fine anno, c’è bisogno di seguire il percorso della ditta come partner, appunto tutor.

D:Quali sono le 3 parole per definire il tutor?

Potrà forse suscitare un sorriso ma questa è la mia definizione (in alternativa c’è il mediatore creditizio e l’agente in attività finanziaria) ed è la seguente:

Visionario e romantico, perché deve saper vedere oltre se può o no partire quell’attività con quelle persone.

Ottimista – perché deve pensare che ognuna di quelle persone darà il massimo per il risultato.

Patriota, perché ogni struttura che fa partire è una mano alla nazione Italia a stare in piedi. Se un tutor vuole fare bene il proprio lavoro per un fattore economico io credo che spazio non ne rimanga.

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